Donne in sanità, la medicina al femminile tra vecchi e nuovi pregiudizi

Nella sanità italiana la presenza femminile è ormai maggioritaria. Secondo il rapporto del Ministero della salute (2019) le donne sono circa il 68% circa del personale del Servizio Sanitario Nazionale. Secondo dati ancor più recenti della Fnomceo le donne medico con meno di 65 anni, quindi potenzialmente in attività, superano il 52% e sotto i 40 anni sono il 60% del totale.

Tuttavia, se si guarda alle posizioni dirigenziali e di vertice ci si accorge che una vera parità di genere è ancora lontana. Stando ai dati di Anaao-Assomed, solo una su donna 50 diventa Direttore di Struttura Complessa e 1 su 13 responsabile di Struttura Semplice. E anche in discipline in cui è più elevata la quota di donne, la loro presenza nelle posizioni apicali è nettamente inferiore rispetto agli uomini.

Allo stesso modo sembrano persistere pregiudizi e remore in una quota non irrilevante di pazienti nei confronti delle donne medico, specialmente in certi ruoli, come per esempio, quello del chirurgo.

Affrontiamo questo tema attraverso le testimonianze dirette di donne impegnate, a diversi livelli e con diversi ruoli, nella sanità italiana. A questo primo incontro hanno poartecipato: Elisabetta Mengoni, oculista ambulatoriale, presidente di GOAL (Gruppo ambulatoriale oculisti liberi) e Viviana Cacioppo, chirurgo presso il Servizio di Chirurgia Vitreoretinica e Retina Medica dell’Azienda Ospedaliera Sacco Fatebenefratelli ed Oftalmico di Milano.

Ultima revisione: 17 Ottobre 2022 – Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.