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Telemedicina, perché il 2024 potrebbe essere l’anno della svolta

Il 2024 potrebbe essere l’anno della svolta per l’innovazione in sanità rappresentata dalla telemedicina. Francesco Gabbrielli (nella foto), direttore del Centro nazionale per la telemedicina e le nuove tecnologie dell’Istituto superiore di sanità spiega:

la telemedicina in Italia è passata da una fase in cui c’erano delle sperimentazioni basate sull’impegno individuale dei singoli, ad una fase, post Covid-19, in cui si sta cercando di elaborare un sistema coerente su tutto il territorio nazionale. Il Pnrr ci ha dato la possibilità di sostenere economicamente alcuni passaggi che altrimenti sarebbero stati molto più lenti e mi riferisco al Fascicolo sanitario elettronico, alla Piattaforma nazionale di telemedicina e all’interoperabilità dei dati”.

La Piattaforma nazionale di telemedicina

La piattaforma nazionale di telemedicina è sicuramente la principale novità in arrivo. Si tratta di uno strumento pensato e regolamentata per un certo numero di prestazioni: la televisita, il teleconsulto, la teleassistenza e il telemonitoraggio/telecontrollo.

“Tali prestazioni – sottolinea Gabbrielli – sono un punto di partenza e vengono definite anche nel decreto come ‘minime’ perché basilari, con un impatto il più possibile ridotto sul lavoro organizzativo preesistente. La telemedicina è pensata anche per andare a lavorare sui dati digitalizzati di ogni singola persona, in modo innovativo. La piattaforma è l’inizio di un percorso evolutivo della medicina stessa e fornisce al medico i software di base per svolgere delle prestazioni di telemedicina. Saranno poi i professionisti stessi a scegliere, in scienza e coscienza, in che modo e quali pazienti potranno beneficiare delle prestazioni di telemedicina. I medici potranno utilizzare i sistemi locali a disposizione e dialogare con la piattaforma. Per le Regioni in sussidiarietà, la piattaforma potrà fornire il supporto tecnologico e quando sarà operativo anche il Fascicolo elettronico 2.0 verrà utile per l’attività clinica.” E sottolinea.

siamo l’unico Paese al mondo che sta tentando di dare un servizio uniforme di telemedicina a 60 milioni di persone.”

Il consiglio ai Medici di medicina generale: partire dalla prevenzione

Secondo Gabbrielli la base necessaria per sfruttare bene la tecnologia digitale è modificare i processi di lavoro in modo proattivo. Ovvero, creare un processo di lavoro che sappia incamerare la nuova tecnologia per poterla utilizzare al massimo delle opportunità in modo utile per i pazienti.

L’obbiettivo ultimo dovrebbe essere arrivare alla singola persona, a quella che Gabbrielli definisce una sanità super personalizzata. “Questa modalità di innovazione dei processi di lavoro non può tuttavia, essere di tipo verticistico (top down), ma – sottolinea ancora Gabbrielli – deve nascere da una spinta metodica che considero l’unica maniera per poter mettere ‘a sistema’ l’uso delle tecnologie.” E aggiunge:

Le maggiori aspettative sull’uso della telemedicina vengono da due settori: la continuità assistenziale del paziente cronico e la prevenzione a tutti i livelli.”

“Il consiglio ai MMG e ai Pediatri di Libera Scelta – afferma Gabbrielli – è di partire dalla prevenzione, primaria, secondaria e terziaria per tutti gli assistiti per rielaborare i processi, affinché la telemedicina possa entrare negli studi medici in modo appropriato. Ciò determinerebbe sia direttamente, sia indirettamente grandi benefici ad ogni singola persona e al sistema, nel suo complesso”.

Il Centro Nazionale per la Telemedicina e le linee guida

“Il Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie – ricorda Gabrielli – dovrebbe erogare le linee guida per le varie specialità, anche ed in osservazione della legge Gelli-Bianco, ma in mancanza di dati validati scientificamente, mancanza dovuta a progetti non ancora avviati o appena partiti, si è ovviato con delle ‘indicazioni’, delle ‘best practice’, sufficienti a livello normativo ad avere una valenza medico legale. Ci siamo basati sulla letteratura internazionale, sulle sperimentazioni italiane e soprattutto sull’esperienza clinica dei nostri specialisti. Attualmente abbiamo documenti di “consensus nazionale” sulla neurofisiologia clinica e sulla cardiologia”.

Le terapie digitali e le diffidenze da superare

“Le terapie digitali (DTx) – continua Francesco Gabbrielli – si basano su studi di comprovata efficacia, controllati e randomizzati come per i farmaci, sono dei software che hanno la capacità di influire direttamente sulla storia clinica della persona e ne inducono la guarigione. Nell’accordo Stato-Regioni del 18 novembre 2021 sulla tele riabilitazione, il cui testo scientifico è stato scritto come un documento di consensus sulla tele riabilitazione per assistenza, le DTx sono indicate come categoria di tecnologie disponibili per fare tele riabilitazione ed in questo documento si indica anche come renderle rimborsabili transitoriamente, da parte delle Regioni. In teoria quindi, in Italia si potrebbero già rimborsare come teleriabilitazione. Tuttavia, tale documento rimane un po’ disatteso”. E conclude:

ci si può avvicinare a queste novità tecnologiche senza paura, né con un atteggiamento fideistico o acritico nei confronti della tecnologia digitale, come se fosse una specie di nuova magia. Non c’è niente di magico nelle terapie digitali: sono tutti calcoli e statistiche che possiamo ben comprendere e gestire. Dobbiamo saperle far funzionare nell’interesse dei pazienti.”

Riferimenti normativi

  1. Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni di telemedicina, Conferenza Stato-regioni, 2020
  2. Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni e servizi di tele riabilitazione da parte delle professioni sanitarie, Ministero della Salute, 2021
  3. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2022/12/22/22A07125/sg
  4. Linee guida per i servizi di telemedicina, DM del 21 settembre 2022
  5. Procedure di selezione delle soluzioni di telemedicina e diffusione sul territorio nazionale, DM del 30 settembre 2022
Pogliaghi
Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.