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dottore paziente digital

BPCO e RSV, serve più informazione e prevenzione

Una recente indagine su pazienti anziani con BPCO ha rivelato un deficit di informazione sul virus respiratorio sinciziale, anche in pazienti consapevoli dei rischi legati alle complicanze respiratorie

Lo scorso aprile l’Associazione pazienti BPCO ha lanciato la survey: ‘Malattie respiratorie e vaccinazione contro il virus sinciziale’ a cui hanno aderito 444 pazienti, con un’età media di 70 anni, distribuiti in tutte le regioni italiane. Il professor Salvatore D’Antonio, presidente dell’Associazione, commentando i risultati, ha affermato:

i pazienti coinvolti erano ben informati e consapevoli delle complicazioni legate alle malattie respiratorie croniche. Tuttavia, circa il 50% non aveva mai sentito parlare dell’infezione da RSV. Nonostante queste premesse, ci ha sorpreso che solo il 64% abbia espresso l’intenzione di sottoporsi alla vaccinazione per RSV, anche se il nostro campione era rappresentato da soggetti affetti da ostruzione moderata o grave nell’82% dei casi. Il RSV può esacerbare condizioni come la BPCO e l’asma fino a conseguenze gravi, come ospedalizzazione e decesso. I vaccini hanno dimostrato efficacia e sicurezza, limitando notevolmente le riacutizzazioni che sono alla base dei ricoveri”.

D’Antonio ha evidenziato come la vaccinazione anti-RSV andrebbe inserita nel calendario vaccinale già da ottobre-novembre ed ha auspicato un intervento delle Istituzioni per garantire indicazioni chiare e un accesso facilitato ai vaccini, soprattutto per i soggetti fragili.

Il ruolo della medicina generale per rilanciare le vaccinazioni

La vaccinazione per il virus sinciziale e il diritto alla prevenzione per i pazienti fragili è stato il tema anche di un incontro organizzato dall’Associazione pazienti con BPCO, su iniziativa dell’On. Luciano Ciocchetti, Vicepresidente XII Commissione Affari Sociali, Camera e con la partecipazione dell’On. Simona Loizzo, che al tema ha dedicato una recente interrogazione parlamentare al Ministro della Salute Schillaci

il professor Massimo Andreoni, direttore scientifico della SIMIT (Società italiana malattie infettive e tropicali), che ha partecipato all’incontro, ha sottolineato:

Il medico di medicina generale è il primo riferimento per il paziente fragile. Senza il suo pieno coinvolgimento e senza una chiara definizione del calendario vaccinale per l’adulto, rischiamo di vanificare ogni sforzo informativo. Le società scientifiche e le istituzioni devono coordinarsi per colmare questo divario e trasformare le conoscenze in interventi concreti di prevenzione.”

Annalisa Mandorino, segretario generale di Cittadinanzattiva ha aggiunto:

dopo il Covid, sembra esserci stato un certo timore anche solo nel pronunciare la parola “vaccinazione”. In alcune occasioni in cui si è toccato l’argomento, si è preferito parlare di “immunizzazione”, forse per richiamare più il ruolo degli anticorpi che l’atto concreto della vaccinazione in sé. Eppure, occorre recuperare il coraggio, anche da parte di chi ha responsabilità nella sanità pubblica, nel promuovere la vaccinazione come uno degli strumenti principali di prevenzione. Parlare di stili di vita sani e di screening è certamente fondamentale, specialmente in un Paese come il nostro, segnato da profonde disuguaglianze territoriali, ma è altrettanto necessario riportare al centro del discorso pubblico il valore della vaccinazione: non solo come mezzo di tutela individuale, ma anche per il suo impatto positivo sulla salute collettiva”.

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Pogliaghi
Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.

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