Migliora il livello generale delle cure per i diabetici in Italia, ma permangono ritardi nelle diagnosi e nel miglioramento degli stili di vita, che potrebbero abbattere nuove diagnosi e complicanze.
Questo, in estrema sintesi, è il quadro complessivo tracciato nell’ultima edizione degli Annali AMD, a cura dell’Associazione Medici Diabetologi. Il report, giunto alla quattordicesima edizione, è uno straordinario contenitore di dati che permette di seguire nel tempo gli aspetti più importanti dell’evoluzione di una patologia cronica di grande impatto sociale.
Gli annali dispongono dei dati clinici e anagrafici di oltre seicentomila pazienti, seguiti da 301 centri diabetologici in tutta Italia. Attraverso questo campione, che in alcune regioni arriva a coprire fino al 50% dei pazienti con diabete e rappresenta buona parte delle diabetologie italiane, è possibile anche valutare la qualità dell’assistenza in Italia.
Diabete di tipo 1, aumenta la quota di over 65
Per quanto riguarda il diabete di tipo 1, sono stati considerati 48.091 pazienti, per il 54% uomini, con età media pari a 49 anni e durata media di malattia di 22,8 anni.
Il report evidenzia un generale invecchiamento della popolazione, con un aumento della quota di over 65 e un lieve aumento del tasso di obesità, passato dal 13,9 al 14,3%.
Risultano in target per il controllo dei valori di emoglobina glicata (inferiore o uguale al 7%) il 36,3% dei pazienti analizzati. Relativamente a livelli pressori e colesterolo, il 39,4% e il 46,3% dei pazienti, rispettivamente, risultano entro la norma.
Raggiungimento dei principali target nel diabete di tipo 1
Soggetti con esito intermedio favorevole (%)

Fonte: Annali AMD, 2025
Per quanto riguarda le terapie, l’insulina basale di seconda generazione è la terapia più utilizzata (89,6%); un uso ritenuto carente riguarda invece la terapia insulinica sottocutanea continua attraverso un microinfusore (19,1%).
Terapia farmacologica nel diabete tipo 1

Fonte: Annali AMD, 2025
Viene riportato un aumento della quota di pazienti in terapia ipolipemizzante (dal 44,2% al 48,1%) e, più lieve, di quelli in terapia antipertensiva (dal 29,7% al 30,1%). La retinopatia diabetica, riscontrata nel 21,8% del campione, è la complicanza più frequentemente riscontrata nei pazienti con diabete di tipo 1.
Complicanze croniche del diabete tipo 1

Fonte: Annali AMD, 2025
Diabete di tipo 2, meno del 10% in target per livelli lipidici, pressori e glicemici
Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, i dati si riferiscono a un totale di 680.122 individui -per il 58,6% uomini- con una età media di 69,9 anni e durata media di malattia di 12,7 anni.
Si conferma una tendenza alla riduzione dei primi accessi alle diabetologie, passati dal 7,1% del 2023 al 6,6%; un dato che si accompagna a quello delle nuove diagnosi, che scendono dal 7,5% al 6,7%. Tale aspetto, viene sottolineato, potrebbe essere attribuito a un invio meno tempestivo alla valutazione specialistica da parte dei medici di medicina generale.
Raggiungimento dei principali target nel diabete di tipo 2
Soggetti con esito intermedio favorevole (%)

Fonte: Annali AMD, 2025
Per la maggior parte degli indicatori di processo l’analisi mostra che oltre la metà dei pazienti, il 55,9%, presenta valori di emoglobina glicata inferiori al 7%, e quindi in target. Per quanto riguarda gli obiettivi rispetto ai livelli lipidici e della pressione arteriosa, il 44,6% e il 26,5% degli assistiti mostra, rispettivamente, valori entro la norma. Solo il 7,7% dei pazienti, invece, presenta tutti e tre i parametri considerati entro i limiti.
Terapie farmacologiche, cresce l’impiego dei farmaci innovativi
Oltre la metformina, la cui prescrizione cala lievemente e interessa il 70,6% del campione, gli SGLT2i sono i farmaci anti-iperglicemizzanti più utilizzati, e passano dal 35,8% al 41,9%. Aumento anche per i GLP1 RA, passati dal 31,7% al 35,5%. L’insulina è prescritta al 32,4% dei pazienti. Nel 16% dei pazienti è stato rilevato, per la prima volta, l’uso combinato di inibitori dei trasportatori sodio-glucosio e di agonisti del recettore del GLP-1.
Circa il 70% dei pazienti riceve anche terapie ipolipemizzanti e antipertensive. La retinopatia è presente nel 12,9% dei casi, mentre in lieve aumento la storia di malattia cardiovascolare, che interessa il 15,2% dei pazienti.
Terapia farmacologica nel diabete tipo 2

Terapia anti-iperglicemizzante nel diabete di tipo 2

Fonte: Annali AMD, 2025
Complessivamente, il 65,4% dei pazienti accede a livelli di cura adeguati; vengono tuttavia evidenziati spazi di miglioramento. Tra le principali aree critiche evidenziate dagli Annali AMD, restano la scarsa attenzione al piede diabetico, con meno del 20% dei pazienti sottoposti a esame, il controllo del peso (obesità, presente nel 35% dei diabetici di tipo 2) e il controllo dello stile di vita, con una quota ancora significativa di pazienti fumatori.
Complicanze croniche del diabete tipo 2

Fonte: Annali AMD, 2025
L’aggiornamento della Nota 100
L’Associazione Medici Diabetologi (AMD) ha espresso un giudizio positivo sulla recente decisione dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) che ha aperto ai medici di medicina generale e agli altri specialisti la possibilità di prescrivere associazioni fisse o estemporanee di farmaci antidiabete innovativi.
Secondo il professor Riccardo Candido, presidente AMD:
si tratta di una semplificazione necessaria, che può migliorare in modo significativo la qualità di cura offerta ai pazienti. Permettere ai medici di medicina generale di prescrivere in autonomia combinazioni efficaci, come quelle tra gliflozine e farmaci incretinici, tra cui GLP1 agonisti recettoriali, doppi agonisti GIP/GLP1 o gliptine, consente di agire più precocemente favorendo una maggiore aderenza terapeutica e una prevenzione più incisiva delle complicanze cardiovascolari e renali del diabete.
e ha aggiunto:
È fondamentale, tuttavia, che questa apertura si inserisca in un contesto di collaborazione strutturata tra medicina generale e specialistica, anche attraverso strumenti digitali e protocolli condivisi, per garantire continuità assistenziale, monitoraggio degli esiti clinici e sostenibilità del sistema.”



