Un disturbo molto diffuso e spesso sottovalutato, tanto da rimanere frequentemente non diagnosticato per lunghi periodi. L’insonnia e la sottovalutazione dei rischi per la salute di un sonno di bassa qualità sono al centro dela campagna di sensibilizzazione “Se vuoi essere sveglio, dormi”, promossa da Neopharmed Gentili.
L’iniziativa raccoglie testimonianze reali di persone che convivono con difficoltà di addormentamento o risvegli frequenti, insieme ai consigli degli specialisti per capire quando chiedere aiuto. Contenuti e interviste sono disponibili sul sito dedicato e sulle piattaforme YouTube e Spotify.
Il ruolo del medico di medicina generale
In occasione della presentazione della campagna Cesare Liberali, medico di medicina generale presso l’ASST di Milano, ha sottolineato come il problema sia molto più comune di quanto emerga nella pratica clinica:
molti pazienti convivono a lungo con il disturbo senza parlarne con il medico, ignorando che un cattivo sonno è spesso un segnale d’allarme. La diagnosi precoce evita cronicizzazioni e consente di impostare un percorso terapeutico efficace e personalizzato”.
Secondo Liberali, il ruolo del medico di medicina generale rimane centrale nell’inquadramento diagnostico dell’insonnia. Il percorso parte dal colloquio clinico e, nei casi più complessi, può essere integrato da esami strumentali come la polisonnografia. Accanto agli strumenti diagnostici, un elemento fondamentale è l’educazione del paziente alla cosiddetta igiene del sonno, ovvero quell’insieme di abitudini quotidiane – dagli orari regolari alla riduzione degli stimoli prima di coricarsi – che favoriscono un riposo adeguato.
Riconoscere l’insonnia cronica
A definire l’insonnia sono diversi sintomi: difficoltà ad addormentarsi, frequenti risvegli notturni, risveglio precoce o la sensazione di non aver dormito un sonno realmente ristoratore. Quando questi disturbi si presentano almeno tre volte a settimana e persistono oltre i tre mesi, si parla di insonnia cronica, una condizione che può coinvolgere tanto la sfera fisica quanto quella emotiva.
Carolina Lombardi, direttore del Centro di Medicina del Sonno dell’Istituto Auxologico Italiano IRCCS di Milano, ricorda come il sonno sia un “bisogno primario e un potente fattore di prevenzione”. Durante il riposo, il corpo rigenera i tessuti, elimina scorie metaboliche dal cervello e supporta funzioni cruciali che spaziano dal sistema immunitario a quello cardiovascolare. Le cause della perdita di un sonno adeguato possono essere molteplici: ansia, stress, alterazioni del ritmo circadiano, disturbi respiratori notturni o condizioni depressive.
“Gli effetti coinvolgono tutto l’organismo – spiega Lombardi –: dalla regolazione emotiva al sistema endocrino, dall’equilibrio fame-sazietà al controllo della pressione arteriosa”. Per questo motivo, affrontare l’insonnia richiede un approccio mirato e personalizzato.
I rischi della carenza di sonno
Le linee guida internazionali prevedono un percorso graduale che parte dagli interventi non farmacologici, come la modifica dello stile di vita, l’igiene del sonno e la terapia cognitivo-comportamentale, per poi arrivare – se necessario – ai trattamenti farmacologici specifici, scelti in base alla causa primaria del disturbo e alle eventuali comorbidità. Una corretta diagnosi resta dunque la condizione essenziale per impostare la terapia adeguata.
Le conseguenze di un riposo insufficiente sono sempre più documentate dalla letteratura scientifica. La mancanza di sonno aumenta il rischio di sviluppare disturbi psichiatrici, metabolici e cardiovascolari. In particolare, negli individui più giovani, la presenza di più sintomi di insonnia è associata a un maggiore rischio di ipertensione negli anni successivi. Non a caso, l’American Heart Association ha inserito il sonno tra gli otto pilastri della salute cardiovascolare.
Il legame tra sonno e qualità dei rapporti sociali emerge invece dalle considerazioni dello psichiatra Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia:
dormire male non compromette solo la salute: mina anche le relazioni e la coesione sociale”,
La relazione tra sonno e regolazione emotiva è bidirezionale: la privazione di riposo aumenta irritabilità e conflittualità, mentre relazioni serene contribuiscono a migliorare il sonno.
Molti, però, non riconoscono i segnali dell’insonnia e convivono con il disturbo per mesi, se non anni. Per questo, iniziative come “Se vuoi essere sveglio, dormi” mirano a colmare un vuoto informativo ancora troppo diffuso, offrendo strumenti utili per riconoscere il disturbo e rivolgersi tempestivamente ai professionisti.



