Skip to content
medico paziente studio

Aderenza terapeutica, nuovi strumenti per migliorarla

Un report di Cittadinanzattiva offre il punto di vista di medici, pazienti e associazioni. Tra le soluzioni indicate l'uso di strumenti digitali e una maggiore integrazione della rete assistenziale

La scarsa aderenza alle terapie rappresenta una delle principali criticità nella gestione delle patologie croniche, con ricadute rilevanti sugli esiti di salute, sull’appropriatezza delle cure e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. A questo tema è dedicato il recente report “Indagine civica sull’aderenza terapeutica: un piano d’azione comune”, promosso da Cittadinanzattiva e realizzato nel corso del 2025.

Per aderenza alla terapia si intende il conformarsi del paziente alle raccomandazioni del medico rispetto a tempi, dosi e frequenza di assunzione di un farmaco per l’intero ciclo di terapia. Maggior aderenza significa minor rischio di ospedalizzazione, minori complicanze associate alla malattia, maggiore sicurezza ed efficacia dei trattamenti e riduzione dei costi per le terapie.

Secondo l’AIFA la mancata aderenza alle terapie è una delle principali cause di inefficacia dei trattamenti farmacologici, ed è associata a un aumento di morbilità, mortalità e utilizzo delle risorse sanitarie, con costi stimati in circa 2 miliardi di euro l’anno per il SSN.

L’indagine ha coinvolto pazienti, associazioni di pazienti e professionisti sanitari (tra cui 74 MMG), per un totale di oltre 2.200 soggetti, con l’obiettivo analizzare il fenomeno dell’aderenza terapeutica e di offrire una sintesi dei fattori che favoriscono o ostacolano l’aderenza lungo tutto il percorso di cura.

Il punto di vista dei pazienti: complessità clinica e difficoltà quotidiane

Il campione dei 502 pazienti coinvolti è costituito prevalentemente da donne (69,3%) e da persone di età superiore ai 55 anni, con oltre il 39% di ultra 65enni. Dal punto di vista clinico si evidenzia un quadro complesso: solo il 37,2% convive con una sola patologia, mentre quasi due terzi presentano due o più condizioni croniche. Le aree patologiche più rappresentate sono quelle metaboliche (53,5%), reumatologiche (39,1%) e cardiovascolari (29,1%).

Per quanto riguarda l’aderenza, il 38% dei pazienti la definisce come rispetto puntuale delle indicazioni mediche, mentre una quota rilevante la associa a consapevolezza, collaborazione con il medico e continuità nel tempo. Le principali difficoltà riportate sono di natura pratica e organizzativa: la dimenticanza/distrazione è indicata come primo ostacolo da circa la metà dei rispondenti, seguita dagli effetti collaterali (32,8%) e dall’elevato numero di farmaci da assumere (27,2%).

Non mancano i problemi burocratici e amministrativi: il 17,6% dei pazienti segnala problemi di disorganizzazione o burocrazia, mentre un ulteriore 12,3% riporta complicazioni nel rinnovo del Piano Terapeutico. Le difficoltà economiche incidono in misura più contenuta (10,6%), così come la mancanza di supporto familiare (3,9%).

Sul piano dei comportamenti, oltre la metà dei pazienti (51,5%) dichiara di non saltare mai la terapia, mentre il 35,6% ammette di farlo raramente e l’11,5% qualche volta. Per l’1,4% si tratta di una evenienza frequente. Nel complesso, questi dati suggeriscono una discreta aderenza dichiarata.

Le motivazioni che portano a non seguire la terapia riguardano aspetti psicologici e percettivi; il 28,3% del campione soffre la sensazione di dipendenza dal farmaco, mentre pigrizia/mancanza di motivazione (20,8%) e la percezione di non essere in pericolo reale (20,2%) contribuiscono a una riduzione dell’urgenza percepita. Quasi un paziente su cinque (19,1%) tende a rimandare.

Il punto di vista del MMG

La gestione dei pazienti con patologie croniche è centrale rispetto all’attività dei medici di medicina generale. Il 60% dei MMG interpellati afferma, infatti, che i pazienti cronici costituiscono tra il 40% e il 60% dei propri assistiti, mentre il 4,1% ne segnala una quota superiore al 60%. Si tratta nella maggioranza dei casi di patologie cardiovascolari, seguite da diabete, dislipidemie e BPCO.

Tra gli aspetti critici figura il tempo dedicato alla comunicazione: il 45,9% dei MMG dichiara di non disporre di tempo sufficiente per un dialogo adeguato con i pazienti, mentre solo il 24,3% ritiene sufficiente il tempo a disposizione. Nonostante ciò, la percezione dell’efficacia del proprio contributo all’aderenza rimane positiva: il 74,4% dei medici lo giudica “molto” o “abbastanza efficace”.

I pazienti a maggiore rischio di non aderenza sono quelli caratterizzati da fragilità sociale e relazionale: persone sole o con una rete familiare insufficiente (74,3%), pazienti con disturbi cognitivi (73%), soggetti con basso livello socio-culturale (68,9%) e anziani fragili (62,2%). La comorbidità viene indicata solo dal 35,1% del campione. I comportamenti più frequenti nei pazienti non aderenti riguardano le dimenticanze e l’abbandono precoce delle terapie (entrambi al 56,8%) oltre che il rifiuto o la scarsa accettazione del trattamento (50%).

Per promuovere l’aderenza, i MMG ricorrono soprattutto alla semplificazione dei piani terapeutici (78,4%), al coinvolgimento dei caregiver (77%) e all’ascolto costante del paziente (68,9%). Tra gli ostacoli principali emergono la scarsa comunicazione ospedale-territorio (60,8%), il peso burocratico (59,5%) e l’elevato numero di assistiti (48,6%). Il monitoraggio si basa prevalentemente su colloqui di follow-up (70%), ricognizione farmacologica (55%) e controllo clinico dei parametri (50%).

Il lavoro in rete appare poco strutturato: il 62% dei medici non dispone di protocolli condivisi e il 75,7% non riceve mai feedback da altre figure sanitarie coinvolte nel sistema dell’aderenza terapeutica dei pazienti. Anche sul piano formativo persistono criticità: il 58,1% dei MMG non ha ricevuto formazione specifica sull’aderenza negli ultimi tre anni, e il 54,1% non dispone di protocolli strutturati per il monitoraggio.

Soluzioni coordinate e multidisciplinari

Per affrontare il tema dell’aderenza terapeutica, secondo gli estensori del report, è necessaria l’adozione di un insieme di azioni coordinate. Viene sottolineata l’importanza dell’aggiornamento del Nuovo Sistema di Garanzia LEA, con l’inserimento di un indicatore specifico che valuti l’aderenza terapeutica e l’efficacia delle cure.

Le soluzioni proposte puntano a rafforzare la continuità assistenziale, la qualità della relazione di cura e il coordinamento tra i diversi attori coinvolti.

La semplificazione dei piani terapeutici, già adottata da alcuni medici, e il coinvolgimento attivo dei caregiver e dei familiari sono due possibili strade. Il report sottolinea inoltre il valore dell’ascolto del paziente e dell’educazione sanitaria come strumenti per favorire consapevolezza e partecipazione al percorso di cura. Emerge anche la progettazione e l’adozione di sistemi di alert e reminder (per il paziente e il professionista) integrati nei gestionali clinici, che segnalino il mancato ritiro del farmaco o la scadenza del Piano Terapeutico.

Ruolo della digitalizzazione nel promuovere l’aderenza terapeutica

Il Fascicolo Sanitario Elettronico è considerato uno strumento utile per migliorare la condivisione delle informazioni cliniche, ridurre le discontinuità terapeutiche e favorire il coordinamento tra professionisti. Viene quindi proposto di renderlo pienamente interoperabile e consultabile da tutti i professionisti sanitari (MMG, specialisti, infermieri, farmacisti) e i cittadini per monitorare le terapie e la continuità terapeutica.

Sul fronte della digitalizzazione, il documento evidenzia il potenziale della telemedicina e del telemonitoraggio nel supportare il controllo dei parametri clinici e nel mantenere un contatto continuativo con il paziente, soprattutto nei contesti di cronicità. Tali strumenti possono affiancare, senza sostituirli, altri sistemi già utilizzati dai medici, come i colloqui di follow-up, la ricognizione farmacologica e il monitoraggio clinico. Senza tuttavia dimenticare che l’efficacia della digitalizzazione dipende dalla sua integrazione nei modelli organizzativi territoriali, e dalla capacità di evitare nuove disuguaglianze legate a competenze digitali e accesso alle tecnologie.

Un altro tema riguarda, sempre a livello organizzativo, il rafforzamento del lavoro in rete, che il documento descrive come ancora poco strutturato. La mancanza di protocolli condivisi e di accordi formali tra professionisti viene indicata come un limite che riduce l’efficacia delle azioni individuali. In questo senso, il report richiama l’importanza di modelli organizzativi coerenti con il DM 77 e con il potenziamento della sanità territoriale, capaci di favorire l’integrazione tra medicina generale, specialistica, assistenza infermieristica e servizi sociali.

Viene infine evidenziata la necessità di investire in formazione specifica sull’aderenza terapeutica, al fine di migliorare le competenze comunicative e organizzative dei professionisti sanitari.

aderenza terapeuticaCittadinanzattivaMMGSSN
stefania-cifani
Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

Articoli correlati