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violenza

Formazione, riconoscere i segnali della violenza di genere

Un progetto di formazione a distanza della SIMG insegna al medico di famiglia a riconoscere le red flags di una possibile violenza psico-fisica

“I disturbi gastrointestinali come red flags nella violenza di genere”, è un progetto di formazione a distanza (FAD) della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (SIMG), realizzato con il supporto non condizionante di Malesci, che l’obiettivo di aumentare la capacità del MMG di riconoscere i sintomi aspecifici come possibili segnali d’allarme, sia la gestione successiva del sospetto, dalla comunicazione personale e riservata all’invio verso la rete di supporto più adeguata.

Accanto a sintomi gastrointestinali, neurologici, dolori cronici o disturbi ansioso-depressivi resistenti ai trattamenti abituali, possono emergere indicatori relazionali e sociali: isolamento, assenze ingiustificate dal lavoro o dagli impegni, partner eccessivamente presente durante le visite, lesioni fisiche con spiegazioni vaghe o incoerenti.

Secondo Ignazio Grattagliano, vicepresidente SIMG:

Il medico di famiglia è spesso il primo professionista sanitario a cui il paziente, quasi sempre una donna, si rivolge, anche quando non parla direttamente della violenza subita. Disturbi gastrointestinali, cefalee, insonnia, dolori cronici, ansia o depressione possono essere la porta d’ingresso di un disagio più profondo. Il nostro compito non è sostituirci alla rete antiviolenza, ma imparare a riconoscere segnali clinici e relazionali che possono rimanere invisibili, creando le condizioni per un ascolto protetto e non giudicante”.

Il progetto punta a rafforzare le competenze del medico di famiglia su tre assi principali: identificazione dei segnali d’allarme, comunicazione corretta e trauma-informed, costruzione di un percorso di aiuto e referral sicuro. L’obiettivo non è medicalizzare la violenza né trasformare il medico di famiglia in uno specialista della presa in carico psicologica o giudiziaria, ma dotarlo di strumenti concreti per riconoscere, ascoltare e orientare. La proposta formativa prevede infatti l’uso di strumenti di screening, l’apprendimento di modalità comunicative non giudicanti e la costruzione di un diagramma di flusso operativo: individuazione del sospetto, valutazione del rischio, proposta di aiuto, contatto con la rete antiviolenza e con i servizi territoriali.

Claudio Cricelli, presidente Emerito SIMG, sottolinea:

La medicina generale ha una responsabilità particolare perché conosce la persona nel tempo, la sua storia, la sua famiglia, il suo contesto. Di fronte a sintomi ricorrenti e apparentemente non spiegati, il medico deve poter leggere non solo l’organo o il disturbo, ma la persona nella sua interezza compreso l’ambiente familiare e socio-lavorativo. Questo progetto nasce proprio per rafforzare una competenza fondamentale della nostra professione: riconoscere quando dietro un sintomo può esserci una sofferenza più profonda”.

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Redazione

articolo a cura della redazione

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