La presenza dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica è ormai un dato di fatto. La rapidità e la portata di questo cambiamento tecnologico rende quanto mai attuale la sfida della formazione dei medici. Susanna Priore, presidente di Ecm Quality Network, Associazione nazionale dei provider Ecm ci aiuta a inquadrare la problematica attuale.
Prima di tutto occorre chiarire che l’utilizzo realmente consapevole dell’intelligenza artificiale in medicina è ancora limitato a piattaforme generaliste, come dimostrano i dati dell’Osservatorio in sanità gigitale della School of Management del Politecnico di Milano. Sperimentando l’uso di IA, tuttavia, non significa che siano preparati a impiegarli in ambito clinico. Il rischio è considerare una risposta ottenuta da una piattaforma generalista come una seconda opinione medica affidabile. Per questo servono percorsi formativi specifici, come per esempio, la piattaforma MIA, sviluppata da Agenas nell’ambito del PNRR, pensata per supportare i medici di medicina generale nell’accesso alle evidenze scientifiche e nei processi decisionali clinici. La vera sfida è quindi, imparare a utilizzare strumenti progettati per il contesto sanitario, comprendendone limiti e potenzialità”.
I medici di famiglia si sentono sempre più schiacciati dagli adempimenti burocratici. L’intelligenza artificiale può alleggerire questo carico oppure rischia di diventare un’ulteriore complessità?
L’IA può certamente contribuire a semplificare molte attività amministrative e organizzative. Oggi i medici di medicina generale gestiscono un numero crescente di pazienti e una quota sempre più rilevante del loro tempo è assorbita dalla burocrazia, sottraendo spazio alla relazione clinica. Affinché l’intelligenza artificiale rappresenti un aiuto concreto, però, è necessaria una formazione adeguata. Bisogna insegnare ai professionisti come utilizzare correttamente gli strumenti disponibili e, soprattutto, come proteggere i dati dei pazienti. Molti medici inseriscono informazioni all’interno di piattaforme generative, generaliste, senza avere piena consapevolezza delle implicazioni in termini di privacy e sicurezza”.
In questo contesto, quanto conta il tema della cybersicurezza?
I professionisti sanitari gestiscono dati estremamente sensibili e non possono permettersi utilizzi superficiali delle tecnologie digitali, quindi la cybersecurity è probabilmente, una delle priorità assolute. Esiste inoltre, il fenomeno della cosiddetta “Shadow AI”, ovvero, medici e operatori che sperimentano applicazioni non autorizzate, spesso per semplice curiosità. Questo comportamento può esporre le organizzazioni sanitarie a rischi significativi. I dati mostrano che una quota rilevante di professionisti utilizza strumenti non controllati dalle istituzioni e che gli incidenti di sicurezza informatica nel settore sanitario sono in crescita. Per questo la cybersicurezza dovrebbe diventare uno dei pilastri della formazione ECM, soprattutto per i medici di medicina generale che, rispetto ai professionisti ospedalieri, spesso ricevono meno indicazioni strutturate su questi aspetti”.
Quali sono, a suo giudizio, le priorità in tema di formazione per i professionisti sanitari?
La prima riguarda la scelta dei formatori. Oggi proliferano esperti improvvisati che propongono corsi sull’intelligenza artificiale senza possedere competenze specifiche in ambito sanitario. Il medico deve invece affidarsi a docenti che conoscano sia la tecnologia sia il contesto clinico. La seconda priorità è definire chiaramente gli obiettivi formativi. Utilizzare l’IA per supportare la burocrazia, per ottenere una seconda opinione clinica o per la ricerca scientifica richiede competenze diverse e strumenti differenti. Terzo punto: imparare a formulare correttamente le richieste ai sistemi di IA. La qualità del risultato dipende, in larga misura, dalla capacità di costruire ‘prompt’ efficaci e di interpretare criticamente le risposte. Infine, non si può prescindere dalla formazione sulla privacy e sulla gestione dei dati, aspetti che devono accompagnare qualsiasi utilizzo professionale dell’intelligenza artificiale”.
Qual è il messaggio finale che vorrebbe lasciare ai medici di medicina generale?
L’intelligenza artificiale rappresenta un cambiamento epocale, probabilmente più rapido di qualsiasi innovazione che la medicina abbia affrontato negli ultimi decenni. A differenza di altre trasformazioni, però, questa evolve in tempi estremamente accelerati. La sfida non è soltanto tecnologica, ma culturale; bisogna infatti, aiutare i professionisti a comprendere che l’intelligenza artificiale non sostituirà il medico, ma potrà diventare uno strumento di supporto sempre più importante. Allo stesso tempo, sarà necessario favorire la collaborazione tra clinici, ingegneri, esperti di dati e organizzazioni sanitarie. In questo contesto la formazione continua assume un ruolo decisivo e saranno, soprattutto i provider ECM a dover guidare il cambiamento, offrendo percorsi aggiornati e capaci di accompagnare professionisti che, spesso, si trovano ad affrontare una rivoluzione digitale senza averla mai studiata durante il proprio percorso universitario”.



