La transizione verso la menopausa è una fase della vita ancora accompagnata da scarsa informazione e da un sostegno sanitario spesso insufficiente. Un sondaggio condotto su 947 donne in perimenopausa ha mostrato che il 90% non aveva mai ricevuto informazioni sulla menopausa durante il percorso scolastico e oltre il 60% si considerava completamente impreparato. Molte partecipanti hanno inoltre riferito di non essersi sentite adeguatamente sostenute dal medico di famiglia.
Un articolo pubblicato su “The Lancet”, propone di modernizzare la consulenza sulla menopausa attraverso un approccio strutturato e incentrato sulla persona. Il contributo è firmato da Rossella Nappi, ordinario di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Pavia e presidente della Società Internazionale della Menopausa, insieme a Joyce C Harper dell’University College London e Petra Stute dell’Inselspital di Berna.
Secondo le autrici, i colloqui clinici sono spesso ostacolati dalla limitata preparazione sia delle donne sia degli operatori sanitari, mentre la disinformazione diffusa sui social media può aumentare confusione e aspettative irrealistiche. Ne deriva un disallineamento tra il peso dei sintomi riferiti dalle pazienti e le priorità percepite dai professionisti, con il rischio di visite frammentarie, decisioni poco condivise e insoddisfazione.
Un percorso in tre fasi
Il programma “Modernising Menopause Counselling” propone un percorso pragmatico articolato in tre fasi, pensato per offrire formazione e strumenti pratici agli operatori. L’obiettivo è rendere i consulti più coerenti, flessibili e completi, traducendo la complessità clinica in un’assistenza capace di considerare sintomi, qualità della vita, preferenze e aspettative individuali.

Nappi sottolinea che una formazione di base dovrebbe riguardare tutti i medici, non soltanto i ginecologi. La menopausa, infatti, non è solo un evento naturale della vita riproduttiva, ma una questione di salute pubblica con effetti rilevanti sul benessere e sul ruolo sociale delle donne.
Un’assistenza migliore richiede quindi informazione affidabile, ascolto e un rapporto di fiducia con la paziente.



