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dieta vegetale

Colesterolo LDL, nuovi dati sugli effetti dei fitosteroli

Una umbrella review conferma effetti positivi di questi composti vegetali in una dieta finalizzata alla riduzione del rischio cardiovascolare

I fitosteroli sono composti di origine vegetale che comprendono gli steroli vegetali e gli stanoli vegetali; sono componenti naturali delle membrane cellulari delle piante e si trovano in alimenti come oli vegetali, frutta a guscio, semi, cereali integrali, legumi, frutta e verdura. La struttura chimica dei fitosteroli è molto simile a quella del colesterolo, e permette di ridurne l’assorbimento a livello intestinale.

L’apporto con la dieta abituale è relativamente basso, nell’ordine di 200-300 mg al giorno. Secondo studi precedenti un’assunzione di circa 2 g al giorno riduce l’assorbimento del colesterolo del 35-45% e determina una riduzione della concentrazione plasmatica di LDL-C del 6-12%.

I fitosteroli sono da tempo oggetto di studio, ma alcuni aspetti -la variazione di efficacia in base al dosaggio o alle caratteristiche della popolazione- non sono stati chiariti. Una recente revisione della letteratura, pubblicata su Clinical Nutrition, conferma l’effetto ipocolesterolemizzante dei fitosteroli e suggerisce che i benefici, anche se di modesta entità, potrebbero estendersi anche ad altri marker cardiometabolici.

Effetti modesti ma significativi sui parametri lipidici

Allo scopo di valutare gli effetti dei fitosteroli sui livelli di colesterolo LDL e su altri fattori di rischio cardiometabolico i ricercatori dell’Università di Toronto hanno condotto una revisione ‘a ombrello’, considerando revisioni sistematiche e meta-analisi basate esclusivamente su studi randomizzati controllati. Sono state analizzate 14 revisioni sistematiche e meta-analisi che comprendevano adulti, con differenti condizioni di salute, trattati con integratori di fitosteroli oppure con alimenti arricchiti (per esempio margarine, oli, latticini, cereali e bevande). L’esito principale era rappresentato dal profilo lipidico, ma sono stati valutati anche i livelli di glicemia, pressione arteriosa, infiammazione e i parametri antropometrici.

I risultati di questo lavoro confermano l’effetto sul colesterolo LDL; le diverse meta-analisi hanno riportato riduzioni comprese tra 0,26 e 0,36 mmol/L, accompagnate da una diminuzione del colesterolo totale tra 0,30 e 0,43 mmol/L, con un grado di certezza elevato.

L’analisi ha evidenziato anche modesti miglioramenti in altri biomarcatori di interesse cardiovascolare: riduzione dell’apolipoproteina B (apoB), del rapporto apoB/apoA-I, dell’apolipoproteina E, della lipoproteina(a), degli acidi grassi liberi e della proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP). È stato inoltre osservato un lieve aumento dell’apolipoproteina A-I e dell’apoC-II.

La revisione evidenzia inoltre una modesta riduzione della pressione arteriosa, pari in media a circa 1,5 mmHg per i valori della pressione sistolica e 0,8 mmHg per quelli della diastolica, insieme a una minima diminuzione dell’indice di massa corporea. Si tratta di variazioni di entità limitata, ma coerenti tra gli studi.

Al contrario, non sono emerse evidenze a favore di un effetto significativo sulla glicemia a digiuno, sull’emoglobina glicata, sul colesterolo HDL, sul TNF-α, sull’interleuchina-6, sul peso corporeo, sulla circonferenza vita o sulla massa grassa. Anche la riduzione dei livelli di trigliceridi è risultata trascurabile.

L’analisi dose-risposta ha evidenziato una relazione lineare inversa tra assunzione di fitosteroli e livelli di LDL-C, con riduzioni ≥0,2 mmol/L già a dosi di steroli/stanoli vegetali comprese tra 0,5 e 1 g/die.

L’impiego dei fitosteroli in regimi dietetici finalizzati alla riduzione del rischio cardiometabolico

Le evidenze indicano che i fitosteroli determinano una moderata riduzione dell’LDL-C e del colesterolo totale e forniscono solide indicazioni di piccoli, ma clinicamente rilevanti, miglioramenti di apoB, hs-CRP e apoC-II, nonché miglioramenti di entità modesta dei trigliceridi, apoA-I, rapporto apoB/apoA-I, apoE, Lp(a), FFA, pressione arteriosa e BMI, senza effetti significativi sugli altri fattori di rischio cardiometabolico.

Secondo gli Autori, poiché l’alimentazione rappresenta un pilastro della prevenzione e del trattamento delle malattie cardiometaboliche, le evidenze disponibili supportano l’impiego dei fitosteroli come intervento nutrizionale efficace per ridurre il colesterolo LDL. Gli effetti sugli altri fattori di rischio cardiometabolico sono più contenuti, ma indicano un possibile beneficio aggiuntivo, soprattutto per apoB e hs-CRP. Resta invece limitata l’evidenza di un impatto sul metabolismo glucidico o sulla composizione corporea.

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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