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Long Covid, la riabilitazione cognitiva può contrastare la nebbia cerebrale

Uno studio randomizzato ha verificato gli effetti su pazienti con brain fog di un programma erogato in telemedicina

La sindrome del Long Covid è una condizione cronica associata all’infezione da SARS-CoV-2, che permane per almeno tre mesi dalla risoluzione della fase acuta e interessa, con andamento progressivo o intermittente, uno o più sistemi organici. Una delle più comuni manifestazioni associate a Long Covid è la cosiddetta “nebbia cerebrale” (brain fog).

La disfunzione cognitiva associata a questa condizione può riguardare la memoria, l’attenzione, il linguaggio e le funzioni esecutive, ossia quell’insieme di capacità mentali che consentono di pianificare, avviare e organizzare le attività, adattarsi a situazioni impreviste e risolvere problemi. Il Long Covid può essere associato anche a difficoltà nel mantenere la concentrazione per più di pochi minuti, avviare un’attività e ricordare informazioni apprese solo pochissimo tempo prima.

Secondo una nuova ricerca inglese, pubblicata su JAMA Network Open, gli individui in questa condizione potrebbero giovarsi di un programma di riabilitazione cognitiva erogato in telemedicina, con tangibili miglioramenti nella loro vita quotidiana. La riabilitazione cognitiva è utilizzata nella riabilitazione di persone affette da patologie quali ictus e sclerosi multipla, e viene sempre più adattata anche ai pazienti con Long Covid.

Martina Vanova, docente di psicologia cognitiva e biologica presso la Kingston University di Londra (UK), spiega:

si tratta di persone nel pieno della loro vita lavorativa e personale, generalmente tra i 30 e i 65 anni, che avevano una carriera, relazioni, obiettivi e aspirazioni. Dopo aver contratto Covid molti hanno perso il lavoro oppure sono stati costretti a ridurre l’orario lavorativo; semplici attività quotidiane sono diventate difficili o molto faticose, e anche le relazioni interpersonali sono state spesso messe a dura prova da una malattia in gran parte invisibile agli occhi di chi li circonda.”

La terapia cognitiva può migliorare alcune funzioni esecutive e l’elaborazione di informazioni

Lo studio, randomizzato e controllato, è stato condotto tra il 2023 e il 2024 in tre cliniche inglesi. Sono stati coinvolti 78 adulti (24 uomini e 54 donne; età media 47 anni) sottoposti a un programma di 10 settimane composto da sessioni di riabilitazione cognitiva in telemedicina, della durata di un’ora ciascuna.

Il trattamento, concentrato sul recupero di abilità che il Long Covid aveva compromesso, era finalizzato ad aiutare ogni partecipante a raggiungere tre obiettivi personali legati al lavoro, alla vita sociale o agli hobby; per esempio leggere un libro per 20 minuti tre volte alla settimana oppure portare a termine specifiche attività lavorative. Nel programma di riabilitazione i terapisti hanno insegnato strategie pratiche per suddividere le informazioni complesse in parti più piccole, organizzarle in categorie, visualizzare le informazioni, ridurre le distrazioni, costruire routine e utilizzare calendari, promemoria e altri supporti esterni per sostenere pianificazione e memoria.

Dopo tre mesi i partecipanti che avevano seguito il programma di riabilitazione avevano raggiunto i propri obiettivi con un successo maggiore, valutato mediante una scala da 1 a 10 (differenza media aggiustata 2,88), rispetto a quelli che avevano ricevuto le cure abituali. I benefici si sono mantenuti anche a 6 mesi riferiscono i ricercatori. Inoltre, i pazienti del gruppo sottoposto all’intervento si sono dichiarati più soddisfatti dei progressi compiuti verso i propri obiettivi sia a tre mesi, sia a sei mesi.

Questi pazienti hanno anche mostrato modesti miglioramenti nelle funzioni esecutive e nella velocità di elaborazione delle informazioni. Tuttavia, la riabilitazione cognitiva non ha determinato miglioramenti della memoria, del linguaggio, dell’attenzione o della fluidità verbale.

Secondo i ricercatori i pazienti con segni di compromissione cognitiva potrebbero chiedere al proprio medico di medicina generale un invio alo specialista per una valutazione cognitiva e una potenziale riabilitazione con un neuropsicologo. Le strategie utilizzate nello studio, secondo gli autori: ‘potrebbero rappresentare una guida per i clinici che lavorano con persone con Long COVID, ma dovrebbero essere adattate alle esigenze e alle capacità individuali di ognuno’.

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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