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Statine, l’impatto sulle cure primarie delle nuove linee guida AHA/ACC

Secondo uno studio le nuove raccomandazioni rendono potenzialmente eleggibile alla terapia con statine più della metà della popolazione adulta negli Usa

L’aggiornamento 2026 delle linee guida congiunte AHA/ACC (American Heart Association / American College of Cardiology) sulla gestione della dislipidemia ha introdotto nuove raccomandazioni per la stima del rischio di malattie cardiovascolari aterosclerotiche (ASCVD) e per l’identificazione della popolazione eleggibile alla terapia di prevenzione con statine.

In particolare le nuove linee guida americane incoraggiano l’inizio precoce della terapia ipolipemizzante negli adulti di età compresa tra 30 e 59 anni, soprattutto in presenza di colesterolo LDL ≥160 mg/dL, anamnesi familiare di ASCVD precoce o complicanze legate alla gravidanza.

In generale, il nuovo orientamento dei cardiologi americani prevede un approccio più ampio e aggressivo alla riduzione del colesterolo: la terapia con statine è considerata ragionevole anche in presenza di un rischio a 10 anni pari al 3%, secondo il calcolatore di rischio PREVENT.

Ma questo nuovo approccio cosa può determinare se applicato nel setting delle cure primarie. La rivista Jama ha appena pubblicato i risultati di un’analisi compiuta su un campione ponderato della popolazione degli Stati Uniti. È risultato che oltre la metà della popolazione adulta americana è potenzialmente eleggibile alla terapia ipolipemizzante con statine.

Lo studio su un campione ponderato della popolazione adulta americana

Il campione ponderato comprendeva 4.366 partecipanti al NHANES, National Health And Nutrition Examination Survey rappresentativi di 154,5 milioni di adulti statunitensi (età media ponderata, 51 anni; 52,0% donne).

Di questi, il 5,5% presentava livelli di colesterolo LDL non trattati inferiori a 70 mg/dL, il 17,8% ha riferito di assumere statine e l’8,6% soddisfaceva i criteri di eleggibilità per le statine indipendentemente dalla stima del rischio di ASCVD basata su livelli di colesterolo LDL pari o superiori a 190 mg/dL, diabete o malattia renale cronica.

Il restante 68,0% dei pazienti  soddisfaceva i criteri delle linee guida per l’utilizzo della stima del rischio di ASCVD per orientare le decisioni relative alle statine. Complessivamente, dall’analisi emerge che 87,5 milioni (56,6% [IC 95%, 54,2%-58,9%]) di adulti statunitensi di età compresa tra 30 e 79 anni sono potenzialemnte idonei al trattamento con statine in base alle linee guida del 2026, di questi 21,5 milioni (13,9% [IC 95%, 12,5%-15,5%]) che lo sono diventati con l’aggiornamento delle linee guida stesse.

Dallo studio emerge inoltre che oltre il 93% degli adulti di età compresa tra 70 e 79 anni e l’85% degli adulti di età compresa tra 60 e 69 anni sono idonei alla terapia con statine per la prevenzione primaria, rispetto all’11% degli adulti di età compresa tra 30 e 39 anni.

In generale, i soggetti che hanno recentemente potuto beneficiare della terapia con statine negli Usa risultano in gran parte più giovani e a minor rischio rispetto a coloro a cui era stata precedentemente raccomandata tale terapia.

Timothy Anderson, Università di Pittsburgh (Usa), prima firma dello studio pubblicato da Jama, ha commentato:

Le nuove linee guida rappresentano innanzitutto un punto di partenza per una discussione più individualizzata e personalizzata sul rapporto rischio-beneficio tra il paziente e il suo medico. Non si tratta necessariamente di un requisito imprescindibile che impone a tutti i pazienti di sottoporsi alla terapia.”

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alessandro visca
Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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