Cosa accomuna malattie cardiovascolari e depressione? Per spiegare le basi biologiche che le due malattie condividono è stato lanciato il progetto europeo TO_AITION, concluso nel dicembre 2025, con l’obiettivo di indagare le connessioni biologiche e cliniche alla base della loro, frequente, compresenza e migliorare diagnosi, gestione e monitoraggio dei pazienti.
Secondo Evangelos Andreakos, direttore del Center for Clinical Research, Experimental Surgery and Translational Research, Biomedical Research Foundation of the Academy of Athens, e coordinatore del progetto TO_AITION, i legami biologici tra malattie cardiache e salute mentale sono stati troppo a lungo sottovalutati, a dispetto di dati che ne indicano la interdipendenza:
le malattie cardiovascolari (CVD) rappresentano la principale causa di morte a livello globale, con oltre 10,2 milioni di nuovi casi all’anno in Europa e oltre tre milioni di decessi nei Paesi membri ESC. La depressione colpisce oltre 300 milioni di persone nel mondo, aumentando di 2–3 volte il rischio e la mortalità cardiovascolare. Un paziente su tre con CVD presenta depresso, mentre uno su due la sviluppa dopo un evento cardiaco maggiore.”
Per questo, viene sottolineato, il trattamento isolato di una delle due patologie non è più sufficiente; sarebbero invece necessarie strategie terapeutiche che tengano conto di come i trattamenti cardiovascolari influenzano la salute mentale, e di come gli antidepressivi possano interagire con il rischio cardiovascolare.
L’infiammazione di bassa intensità potrebbe essere alla base del legame tra depressione e malattie cardiovascolari
Il progetto ha testato l’ipotesi secondo la quale una disregolazione immuno-metabolica associata a fattori genetici, ambientali e legati allo stile di vita, possa indurre uno stato di infiammazione cronica di basso grado, condizione che potrebbe a sua volta essere un fattore chiave nello sviluppo della comorbidità CVD-depressione.
Gli studi di laboratorio e preclinici inclusi nel progetto hanno migliorato la comprensione della comorbilità tra malattie cardiovascolari e depressione, e gli sforzi di scoperta di biomarcatori hanno permesso di identificare molecole, tra cui proteine, lipidi, RNA messaggeri e firme epigenetiche associate alla compresenza delle due patologie. Uno dei risultati del progetto riguarda la creazione di una piattaforma -rivolta a potenziali utilizzatori tra cui cardiologi, psichiatri, medici della salute mentale- per la stratificazione del rischio per supportare diagnosi, prognosi e decisioni terapeutiche nella comorbidità CVD-depressione. Afferma Andreakos:
nel complesso i risultati suggeriscono che l’infiammazione sistemica cronica a bassa intensità, potenzialmente sostenuta da un’immunità innata “allenata”, rappresenta un probabile fattore che spiega il legame tra malattie cardiovascolari e depressione. Le conoscenze che stiamo generando consentiranno una diagnosi più precoce della comorbidità, una migliore identificazione dei pazienti ad alto rischio e strategie terapeutiche più efficaci e personalizzate. Chiarendo come queste patologie si influenzino reciprocamente, possiamo progettare interventi in grado di interrompere il ciclo della comorbidità, e non solo limitarci a gestirne le conseguenze. Aumentare la consapevolezza dei legami tra salute cardiovascolare e salute mentale è fondamentale, e attività mirate di divulgazione metteranno clinici, pazienti e decisori nelle condizioni di agire in modo più tempestivo ed efficace.”



