Una recente revisione sistematica ha analizzato le evidenze riguardanti i diversi approcci nutrizionali impiegati nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition.
La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo funzionale gastrointestinale molto diffuso – che si stima interessi dal 4% al 15% della popolazione mondiale – caratterizzato da dolore addominale ricorrente, gonfiore e alterazioni dell’alvo. Per il suo andamento cronico e recidivante la malattia è associata a peggioramento della qualità di vita, diminuzione della produttività lavorativa e maggiore carico psicologico.
Gli interventi dietetici sono considerati il trattamento di prima linea della sindrome del colon irritabile, tuttavia l’efficacia e accettabilità da parte dei pazienti dei diversi schemi di dieta non sono ancora completamente chiarite. Anche la terapia farmacologica è uno dei cardini della gestione dell’IBS, ma il trattamento a lungo termine è spesso limitato dagli effetti indesiderati, dalla variabilità della risposta e dalla scarsa compliance dei pazienti.
Confronto tra quattro strategie alimentari
La revisione ha incluso dieci studi randomizzati controllati, pubblicati tra il 2019 e il 2025, per un totale di 939 partecipanti. Sono stati presi in esame e confrontati quattro diversi regimi alimentari:
- dieta a basso contenuto di FODMAP (LFD)
- interventi basati sulla dieta mediterranea – comprendenti la dieta mediterranea e la dieta mediterranea a basso contenuto di FODMAP [MED-LFD)
- consigli dietetici tradizionali (TDA)
- diete emergenti, rappresentate dalla dieta a ridotto contenuto di amido e saccarosio (SSRD) e dalla dieta priva di glutine (GFD).
La dieta a basso contenuto di FODMAP (Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides And Polyols) identifica un regime alimentare che prevede l’eliminazione di cibi ricchi di zuccheri fermentabili, che possono aumentare la produzione di gas e causare distensione intestinale.
I FODMAP si trovano negli alimenti che contengono lattosio, fruttosio, fruttani, galattani e polialcoli (sorbitolo, mannitolo, maltitolo, xilitolo e isomalto), presenti in molti prodotti derivati dall’agricoltura e dall’allevamento, come cereali, vegetali, frutta, latte.
Gli effetti a breve e lungo termine dei diversi regimi dietetici
La LFD ha mostrato un’efficacia relativamente costante nel breve termine; nei singoli studi la percentuale di pazienti responder variava dal 34% al 78%. Tuttavia, nell’analisi aggregata non sono emerse differenze significative rispetto agli altri interventi dietetici.
Gli interventi basati sulla dieta mediterranea, in particolare combinata a quella a basso contenuto di FODMAP, hanno mostrato risultati promettenti nel lungo termine nei singoli studi, con tassi di risposta dell’81,5% e del 70,4% al follow-up; sono inoltre risultati superiori ai consigli dietetici tradizionali.
I consigli dietetici tradizionali, basati sulle raccomandazioni del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), prevedono pasti regolari e la limitazione degli alimenti comunemente associati ai sintomi intestinali, come cibi ricchi di grassi, spezie, caffeina e alcol. Nei singoli studi i tassi di risposta erano compresi tra il 42% e il 48,1%. Nella metanalisi, tuttavia, questo approccio ha mostrato una probabilità di risposta inferiore rispetto alle altre strategie dietetiche.
La dieta a ridotto contenuto di amido e saccarosio ha mostrato un’efficacia favorevole negli studi controllati rispetto alla dieta abituale, e in uno studio di confronto diretto è risultata di efficacia paragonabile alla dieta a basso contenuto di FODMAP. I dati descrittivi del follow-up indicavano inoltre una migliore aderenza nel lungo periodo.
La dieta priva di glutine, infine, ha fornito risultati non uniformi, e l’analisi complessiva non ha evidenziato un vantaggio significativo rispetto agli interventi di confronto; questo tipo di approccio potrebbe, secondo gli Autori, essere utile solo in alcuni sottogruppi di pazienti.
I consigli dietetici tradizionali sono più facilmente accettati dai pazienti
I consigli dietetici tradizionali sono quelli più facilmente accettati dai pazienti, grazie alla maggiore facilità di applicazione. La LFD, pur essendo efficace, richiede restrizioni alimentari più impegnative, mentre la SSRD potrebbe rappresentare un’alternativa più facile da seguire nel tempo. Gli interventi basati sulla dieta mediterranea potrebbero favorire una migliore gestione a lungo termine, ma le evidenze disponibili sono ancora limitate.
Personalizzazione dell’approccio nutrizionale
La revisione ha evidenziato alcuni aspetti dei diversi approcci nutrizionali, anche se l’eterogeneità degli studi, secondo gli Autori, rende difficile stabilire la superiorità di un intervento rispetto agli altri.
In sintesi, la dieta a basso contenuto di FODMAP può garantire un beneficio relativamente costante sui sintomi nel breve periodo; gli approcci basati sulla dieta mediterranea sembrano essere promettenti per la gestione a lungo termine; i consigli dietetici tradizionali possono offrire vantaggi pratici, nonostante una minore efficacia nell’analisi complessiva; la dieta a ridotto contenuto di amido e saccarosio può rappresentare una valida alternativa alla LFD.
Viene tuttavia sottolineato come le diverse strategie dietetiche non debbano essere considerate equivalenti, o tra loro intercambiabili. Ciascuna di esse presenta punti di forza e limiti che possono renderla più adatta a specifici pazienti, in funzione del sottotipo di IBS, delle abitudini alimentari, del contesto culturale e della capacità di seguire le prescrizioni nutrizionali nel tempo.



