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Squilibri nutrizionali, i sintomi che possono segnalare una carenza

Dalla nebbia mentale all’affaticamento, il medico di famiglia può riconoscere carenze e abitudini alimentari scorrette e coinvolgere il dietologo

Alcuni sintomi e disturbi, diffusi e spesso riferiti al medico di medicina generale, potrebbero avere origine in una carenza nutrizionale. La valutazione nutrizionale dovrebbe quindi essere sempre considerata durante la presa in carico del paziente, prima di attribuire i sintomi, per la aspecificità che li contraddistingue, a fattori psicologici o funzionali.

I medici di medicina generale possono fornire indicazioni nutrizionali ai pazienti e l’identificazione di alcuni sintomi legati alla personalità può contribuire a un trattamento più completo. In presenza di desiderio incontrollato di cibi specifici (cravings), sintomi cognitivi o scarsa energia, può essere utile valutare il profilo nutrizionale del paiente per individuare eventuali carenze. o un eccessivo consumo di alcuni alimenti.

Carenze nutrizionali e sintomi

In un articolo pubblicato sul portale Medscape, Soussan Ayubcha, docente di Medicina di famiglia e comunità presso la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania (Philadelphia, Usa), ha sottolineato che sintomi come nebbia mentale, affaticamento, letargia, desiderio di zuccheri o ipoglicemia, depressione, possono essere dovuti a specifiche carenze nutrizionali, oppure a un elevato consumo di alimenti ultraprocessati e carboidrati raffinati.

Desiderio di zuccheri

Un’alimentazione ricca di alimenti ultraprocessati e carboidrati raffinati, ma povera di proteine e fibre, può favorire un’instabilità della glicemia e la comparsa di voglia di zuccheri.

In questi pazienti può essere opportuno verificare i livelli di vitamina B6, vitamina B9, magnesio e ferro, oltre che ridurre il consumo di zuccheri raffinati. Viene inoltre suggerito di valutare, con il supporto di un dietista, un piano alimentare personalizzato che definisca il corretto equilibrio di carboidrati, grassi, proteine, calorie e distribuzione dei pasti.

Debolezza e ipoglicemia

La debolezza e sintomi di ipoglicemia possono essere associati a bassi livelli di glucosio nel sangue, insufficiente apporto calorico, o proteico, e carenza di ferro

Eventuali carenze di ferro dovrebbero essere approfondite al fine di individuarne le cause

Nelle forme di lieve carenza di ferro lievi può essere sufficiente aumentarne l’apporto alimentare, associandolo a cibi ricchi di vitamina C. È inoltre raccomandato garantire un adeguato apporto calorico e proteico, e incrementare il consumo di alimenti ricchi di magnesio.

Anche una carenza di cromo e magnesio può compromettere il metabolismo del glucosio.

Annebbiamento mentale e difficoltà di concentrazione

La nebbia mentale, brain fog, o le difficoltà di concentrazione possono essere correlate a carenze di vitamina B12, ferro o folati (vitamina B9). Inoltre, un’alimentazione ricca di alimenti ultraprocessati è associata -indipendentemente- a un’accelerazione del declino cognitivo.

In questi casi può essere opportuno controllare i livelli di vitamina B12, in particolare nei pazienti in terapia con metformina o inibitori di pompa protonica, e in quelli che seguono una dieta vegetariana o vegana; è inoltre utile controllare i livelli di vitamina B9. Altra indicazione specifica, quella di ridurre il consumo di alimenti ultraprocessati a favore di una dieta di tipo mediterraneo.

Letargia e affaticamento

La letargia e l’affaticamento possono essere associati a carenze di ferro, vitamina B12, vitamina D o magnesio, a un apporto calorico insufficiente o a una dieta di scarsa qualità.

La supplementazione di ferro può migliorare l’affaticamento anche nei casi di carenza in assenza di anemia.  Per questi pazienti sarebbe opportuno controllare i livelli di ferritina, vitamina B12, 25-idrossivitamina D e magnesio, privilegiando gli alimenti integrali ad elevata densità nutrizionale, la regolare distribuzione dei pasti e assicurando una idratazione adeguata.

Depressione

La depressione può essere associata alla concomitante carenza di folati, vitamina B12, vitamina D e acidi grassi omega-3.

Per metilfolato e omega-3, in particolare per l’acido eicosapentaenoico (EPA), esistono evidenze che ne indicano il ruolo come trattamenti aggiuntivi. La dieta mediterranea è considerata il modello alimentare che ha ricevuto il maggiore supporto scientifico.

Insonnia e sonno di scarsa qualità

Nei pazienti con insonnia, o sonno non ristoratore, può essere opportuno valutare una possibile carenza di magnesio. Un maggiore apporto alimentare di questo minerale è associato a una minore probabilità di una breve durata del sonno. Anche le vitamine B6, B12 e B9 partecipano alla sintesi di serotonina e acido gamma-amminobutirrico (GABA), coinvolti nella regolazione del sonno.

Inoltre, la carenza di ferro contribuisce alla sindrome delle gambe senza riposo, che può determinare a sua volta disturbi del sonno. Viene consigliato di aumentare il consumo di alimenti ricchi di magnesio, e di assumere triptofano nelle ore serali per favorire il sonno e la produzione di melatonina.

Quando coinvolgere il dietologo?

In generale, è importante incoraggiare i pazienti a riferire eventuali sintomi in modo dettagliato, anche tenendone un elenco.

Il coinvolgimento del dietologo può rappresentare un valido supporto nella gestione dei pazienti con sospette carenze nutrizionali, o con un’alimentazione non equilibrata. Secondo Samantha P. Flanagan, docente di Medicina di famiglia e cmunità presso la Lewis Katz School of Medicine della Temple University e specialista in medicina dell’obesità, il dietologo possiede competenze specifiche sia in ambito nutrizionale sia nell’identificazione e nella gestione delle carenze di micronutrienti.

Terapia con agonisti del recettore GLP-1

Gli agonisti del recettore GLP-1 possono ridurre l’introito calorico, aumentare il rischio di carenze di proteine, vitamine e minerali e di disidratazione.

Prima di iniziare una terapia con agonisti del recettore GLP-1, sarebbe opportuno che il paziente fosse già seguito da un dietista nell’ambito del percorso di cura; nei pazienti con riduzione importante dell’apporto alimentare, infatti, può essere necessario un monitoraggio più stretto, con pasti piccoli ma ricchi di nutrienti, un apporto proteico adeguato, una corretta idratazione e il supporto continuativo del dietologo.

Alcuni sintomi aspecifici collegabili a squilibri nutrizionali

  • Voglie alimentari, nebbia mentale e affaticamento possono indicare una carenza nutrizionale o un eccesso di alimenti ultraprocessati.

  • In presenza di desiderio di zuccheri, valutare l’apporto di proteine e fibre e considerare possibili carenze di vitamina B6, vitamina B9, magnesio e ferro.

  • In caso di “brain fog”, controllare vitamina B12, ferro e folati; gli alimenti ultraprocessati sono associati a un più rapido declino cognitivo.

  • Per affaticamento e depressione valutare ferritina, vitamina B12, vitamina D (25-OH) e magnesio; la dieta mediterranea rappresenta il modello alimentare preferibile

  • La terapia con agonisti del recettore GLP-1 può ridurre l’assunzione alimentare; è opportuno monitorare proteine, micronutrienti e stato di idratazione e considerare il coinvolgimento di un dietologo.

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Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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