In occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, che si celebra il 12 marzo, la Società italiana della medicina di emergenza-urgenza (SIMEU), che rappresenta i professionisti dei Pronto Soccorso e del sistema di emergenza afferma che: “la violenza è il sintomo di un sistema in affanno. Servono rispetto, ma anche riforme strutturali.”
Secondo il monitoraggio dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie (Ministero della Salute), nel 2024 sono state segnalate oltre 18.000 aggressioni contro operatori sanitari in Italia. Il fenomeno colpisce in modo particolare le donne: le infermiere subiscono circa il 76% delle aggressioni segnalate. Una tendenza che non riguarda solo il nostro Paese: gli episodi di violenza contro gli operatori sanitari sono in aumento anche a livello europeo (+32%) e mondiale (+39%), confermando l’esistenza di una vera emergenza internazionale.
Per Alessandro Riccardi, presidente nazionale SIMEU, il problema non può essere ridotto a una questione di sicurezza:
le campagne di sensibilizzazione che vediamo in questi giorni sono giuste e necessarie, ma dobbiamo riconoscere che la violenza nei Pronto Soccorso è spesso il sintomo di un problema più profondo. I professionisti dell’emergenza lavorano in strutture sotto pressione, con carenza di personale, spazi spesso inadeguati e un carico di lavoro crescente. Quando il sistema è in affanno, cresce la frustrazione dei cittadini e aumenta il rischio di conflitto. Per questo la risposta non può essere solo repressiva: servono interventi strutturali che rendano sostenibile il lavoro nei Pronto Soccorso”.
Il Pronto Soccorso, ricorda SIMEU, rappresenta la porta di accesso al Servizio Sanitario Nazionale, chiamato a dare risposte immediate a ogni tipo di emergenza. Proprio per questo è spesso il punto in cui convergono anche le difficoltà della medicina territoriale, della carenza di posti letto e delle criticità organizzative del sistema sanitario.
Curare senza paura
Alle numerose attestazioni di solidarietà nei confronti degli operatori sanitari vittime di aggressioni si unisce anche Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (FNOMCeO) che ha dichiarato
curare senza paura non è uno slogan, è qualcosa di più: è una condizione essenziale della nostra democrazia. Perché quando chi cura ha paura, ha timore degli atti di violenza, non è solo un professionista a essere intimorito, è lo stesso diritto alla salute che ne esce indebolito”.



