Amici del Diabetico: il modello lombardo di gestione delle malattie croniche

La riforma della gestione sanitaria dei malati cronici in Lombardia (vedi lo Speciale di Medico e Paziente) è in una fase definita di start up. Gli ultimi dati forniti dalla Regione Lombardia dicono che al momento sono circa 258mila i pazienti cronici che hanno scelto un gestore, sugli oltre 3 milioni a cui è stata inviata una lettera che invitata appaunto alla scelta (8,44%). Un dato che l’assessore al welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, ha definito incoraggiante: “se si considera che le ultime lettere d’invito sono arrivate a casa dei pazienti cronici solo da circa 20 giorni. Un vero e proprio bilancio lo si potrà avere solo nei prossimi mesi”.

“Prima di entrare a regime, come ogni sperimentazione – ha aggiunto Gallera – il modello deve essere affinato. Lo stiamo già facendo, mettendo in campo Tavoli di lavoro con i MMG, gli Ordini dei medici e le strutture ospedaliere per risolvere alcune criticità.”

Intanto, a mettere attorno a un tavolo amministratori regionali, gestori pubblici e privati, MMG e associazioni dei pazienti ci ha pensato l’associazione, Amici del Diabetico, che opera da vent’anni in uno dei più importanti ospedali milanesi, l’ASST Fatebenefratelli Sacco.

Il convegno “Diabete: la riforma della cronicità il modello Milano” a Palazzo Pirelli, lo scorso 25 maggio, ha offerto l’occasione per verificare i ruoli dei diversi attori nell’attuazione della riforma, gli aspetti pratici e le criticità da affrontare per rendere operativo il nuovo modello.

In apertura Paolo Fiorina, direttore della UO di Endrocrinologia e Diabetologia dell’ASST Fatebenefratelli Sacco, ha ricordato che in Lombardia attualmente si dichiarano diabetiche 470.392 persone su 10.008.349 abitanti. Una prevalenza di circa il6% della popolazione, stima in continua crescita nei prossimi anni.

Non a caso, come ha ricordato Marco Bosio, Direttore generale dell’ATS della città metropolitana di Milano, il diabete è secondo solo all’ipertensione per numero di pazienti, tra le malattie croniche oggetto della riforma, che si pone l’ambizioso obiettivo della presa in carico del paziente cronico non solo per la patologia principale, ma anche per tutte le possibili complicanze.

Una tematica che emersa con chiarezza negli interventi dei gestori gestori/erogatori pubblici e privati che hanno mostrato la complessità della presa in carico dei pazienti cronici, dalla compilazione del Piano di Assistenza Individuale alla gestione di percorsi di cura che prevedono il monitoraggio e la cura anche di compicanze importanti come le retinopatie, le malattie cardiovascolari, nefropatie.

Gabriella Levato segretario generale regionale della FIMMG Lombardia, ha sottolineato come in questo modello ci sia la possibilità di realizzare una integrazione fra MMG e specialisti, che è una delle condizioni fondamentali per garantire la migliorre assistenza ai pazienti. Levato ha ricordato che il 95% dei pazienti attualmente arruolati nel nuovo modello sono stati arruolati dalla medicina generale.

Questo importante cambiamento – sottolinea la Levato – pone domande importanti al MMG: siamo clinici o amministrativi? su che base il paziente deve scegliere un gestore? come cambia il rapporto tra medico e paziente?

Dubbi che si riflettono anche in un atteggiamento non uniforme nelle diverse aree della Regione Lombardia, con un’adesione dei MMG bassa nell’area milanese (27%) molto più alta in altre province e una media generale del 54%.

Per quanto riguarda il ruolo delle associazioni dei pazienti, Laura Cappetti, presidente dell’associazione Amici del DiabeticoOnlus,  ha ricordato che l’associazioneda molti anni ha lavorato per un’organizzazione delle cure che mettesse al centro il paziente, attorno al quale organizzare i contributi dei diversi specialisti. con questa riforma, ha detto cappetti, si fa un passo ulteriore coinvolgendo direttamente il paziente nelle scelte del suo percorso di cura.

In questo senso le associazioni dei pazienti costituiscono un importante punto di riferimento risolvere i dubbi, le paure, le necessità pratiche dei malati.

 

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