Emergenza SSN: “I medici devono entrare nella gestione della sanità”

, Nuovo studio italiano su Parkinson e differenza di genere

, Nuovo studio italiano su Parkinson e differenza di genereIntervista a Danilo Mazzacane, segretario generale della Cisl Medici Lombardia, che affronta il tema delle difficoltà del nostro Servizio Sanitario Nazionale a partire dalle emergenze attuali per allargare lo sguardo alle grandi sfide dell’invecchiamento della popolazione, del ricambio generazionale dei medici italiani e dell’impatto delle nuove tecnologie.

 

 

Medico e Paziente. Dottor Mazzacane, i ripetuti allarmi per la carenza di personale medico nei Pronto Soccorso e negli ospedali sono ormai diventati fatti di cronaca. In alcune Regioni si ipotizza addirittura  l’impiego di medici militari. Partiamo da una proposta concreta che la Cisl Medici ha fatto alla Regione Lombardia, ossia incentivi per i medici disponibili a coprire i “buchi” nei Pronto Soccorso. Di cosa si tratta?

Danilo Mazzacane. “L’idea è quella di retribuire con 80 euro l’ora (contro gli  20 attuali ndr) e con un’una tantum di 1.500 euro annui i medici disponibili a coprire con turni suppletivi i Pronto Soccorso della Regione Lombardia che si trovassero sguarniti. Una misura tampone che era stata già adottata anni fa per l’emergenza in Valtellina.

La Sanità della Regione Lombardia vanta un pareggio di bilancio e addirittura un risparmio, è giusto quindi che se ci sono delle risorse vengano reinvestite per i servizi. Questa è una misura d’emergenza ma è chiaro che occorre una politica complessiva di riorganizzazione dell’assistenza, modificando il rapporto tra ospedali e medicina del territorio.

I piccoli ospedali, per esempio, dovrebbero essere convertiti in strutture polispecialistiche di cure intermedie, anche con posti letto per pazienti non acuti. Un modo per decongestionare gli ospedali che dovrebbero tendenzialmente occuparsi solo dei pazienti acuti.”

L’idea che gli ospedali debbano essere solo strutture per la cura delle acuzie, affidando invece l’assistenza alla medicina del territorio è un modello di cui si parla da tempo, ma in Italia non riesce di fatto a decollare, perché? Cosa si può fare per andare in questa direzione?

Mazzacane. “Credo che la prima cosa da fare sia coinvolgere i medici anche nell’organizzazione dell’assistenza. I medici, supportati dagli altri professionisti come  ingegneri gestionali ed altre professionalità sanitarie, devono entrare come figure dominanti nel governo della Sanità pubblica, se vogliamo migliorare l’assistenza, sia  ospedaliera che territoriale.”

Pensa che i medici abbiano le capacità per occuparsi anche di aspetti gestionali?

Mazzacane. “Certamente, lo dimostrano i medici impegnati nella gestione degli Ordini, degli enti previdenziali o delle Società scientifiche. Ci sono colleghi che hanno la capacità e l’inclinazione a occuparsi anche di aspetti gestionali. Devono però essere selezionati in base al merito, con un intervento della politica ridotto al minimo.”

La stessa ministra della Salute, Giulia Grillo, ha recentemente dichiarato che bisogna pagare di più i medici che scelgono specialità oggi poco appetibili, può essere questa una chiave per invertire la rotta della carenza di medici nel SSN?

Mazzacane. “Certamente la retribuzione è un aspetto importante, ma è ancora più importante creare delle prospettive di crescita professionale, per cui i medici possano dedicarsi alla professione con serenità e sicurezza. Occorre attuare completamente la Legge Gelli e migliorare le condizioni di lavoro dei medici. Per esempio le donne medico, che sono sempre di più, devono poter conciliare la professione con la maternità e la vita familiare.

Il modello che mi viene in mente è quello degli accordi integrativi aziendali con grande attenzione al  welfare che fanno grandi aziende, come per esempio la Luxottica di Del Vecchio, o anche accordi di cogestione alla maniera della Germania  e del Nord Europa. Se i lavoratori sono messi in condizione di lavorare al meglio, la produttività aumenta e si utilizzano al meglio le risorse economiche.

Occorre rivedere gli schemi contrattuali che sovente si rivelano  vecchi, va studiato il meccanismo adeguato  per agevolare il ricambio generazionale. Se i nostri laureati sono richiesti all’estero vuol dire che siamo in grado di produrre buoni medici, ma dobbiamo potergli assicurare anche buone prospettive di crescita professionale e di carriera.”

Al di là delle emergenze il nostro SSN dovrà affrontare grandi problemi strutturali, dal ricambio generazionale all’evoluzione tecnologica, quali devono essere, a suo modo di vedere, le priorità della sanità pubblica?

Mazzacane. “Certamente va rivalutata la professione del medico, bisogna chiedergli appropriatezza nei percorsi diagnostici e nella terapie, anche utilizzando le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, che vanno però conciliate con un umanesimo di fondo. Ci vuole più attenzione alla prevenzione e all’educazione sanitaria dei cittadini, che vuol dire non solo migliorare il proprio stile di vita, ma anche utilizzare bene i servizi della Sanità pubblica. Pensiamo per esempio al fenomeno del “drop out” , ossia la prenotazione di prestazioni sanitarie che poi non vengono utilizzate, allungando le liste d’attesa e generando sprechi di risorse. Anche la mancanza di fiducia nel rapporto tra medico e paziente, che provoca la cosiddetta “medicina difensiva” causa uno spreco di risorse che potrebbero essere meglio utilizzate.

Penso che anche l’informazione debba fare la sua parte, la tendenza a evidenziare solo scandali e casi di malasanità, spesso impedisce di vedere le molte cose buone del nostro sistema sanitario al quale, credo, bisogna invece guardare con ottimismo.

Per far fronte alle grandi sfide del futuro occorre il concorso di tutti: medici ed operatori sanitari, cittadini, politici e gestori della comunicazione.”

Come vede il futuro della medicina di famiglia e della medicina del territorio in generale?

Mazzacane. “Sicuramente nel futuro si dovrà rafforzare la prevenzione sul territorio. I giovani medici sono più portati al lavoro di squadra e all’utilizzo delle tecnologie informatiche che possono migliorare il rapporto e la comunicazione tra i medici dell’ospedale e quelli del del territorio. L’entusiasmo dei giovani medici è la migliore garanzia per il futuro del SSN. I medici  più maturi , invece, devono essere alleggeriti dai troppi compiti burocratici per far valere al meglio la loro esperienza negli ultimi anni di professione, anche come tutor. Dobbiamo essere capaci di creare un sistema a due velocità, accelerare l’inserimento dei giovani e creare ritmi di lavoro più sostenibili per chi si appresta ad  uscire dal sistema.”

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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