Obesità, come combattere stigma e immagini disumanizzanti

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, ObeCity, città italiane mobilitate per la prevenzioneLe persone obese sono considerate meno evolute e umane di quelle magre. Questo lo scioccante risultato di una ricerca svolta da un team dell’Università di Liverpool (UK) e pubblicata sulla rivista Obesity.

Il problema dello stigma che nella nostra società colpisce le persone in sovrappeso è noto, ma questa ricerca rivela che è più grave di quello che comunemente si pensa.

Lo studio ha utilizzato criteri di valutazione ampiamente sperimentati e ha chiesto a più di 1500 partecipanti, provenienti dal Regno Unito, dagli Stati Uniti e dall’India, di compilare un questionario online che chiedeva di indicare quanto si consideravano evoluti diversi gruppi di persone su una scala da 0 a 100. I ricercatori hanno anche registrato il Body Mass Index di coloro che hanno completato il sondaggio e hanno verificato le opinioni sulle politiche sanitarie che discriminano le persone a causa del loro peso corporeo.

I partecipanti al sondaggio in media hanno valutato le persone con obesità come meno evolute e umane, attribuendogli circa 10 punti in meno rispetto alle persone senza obesità. La “disumanizzazione” era più comune tra i partecipanti più magri, ma è stata osservata anche tra coloro che erano classificati come sovrappeso e obesi. Inoltre, le persone che hanno apertamente svalutato  gli obesi hanno più probabilità di sostenere politiche sanitarie che discriminano le persone a causa del loro peso.

Eric Robinson, uno degli autori dello studio commenta: “È troppo comune nella nostra società parlare dell’obesità in modi disumanizzanti, usando paragoni con gli animali per descrivere problemi con il cibo o usando immagini che ledono la dignità delle persone che vivono con l’obesità, spesso causata dalla povertà e con significative componenti genetiche, psicologiche e ambientali.”

Il problema delle immagini stigmatizzanti utilizzate dai media quando parlano di obesità è emerso anche da uno studio di ricercatori australiani e inglesi, pubblicato sulla rivista Clinical Obesity, in cui tra l’altro il nostro Paese compare come uno dei più coinvolti in questo problema.

I ricercatori hanno esaminato un totale di 195 immagini utilizzate in articoli sull’obesità in 15 paesi di diversi continenti. L’Italia, con Honk Kong, Sud Africa e Marocco è ai primi posti per l’uso di immagini stigmatizzanti.

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fonte: K Sievert et al:, 2018, mod.

 

Nell’ottobre 2018, l’Italian Obesity Network, rete di centri specialistici, che fa riferimento all’ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica)  ha presentato un manifesto, sottoscritto da 10 tra società scientifiche e associazioni di pazienti , che individua quattro azioni urgenti per contrastare lo stigma sociale.

Le quattro azioni per ridurre lo stigma nei confronti delle persone con obesità

  1. Abbandonare l’uso di immagini negative e linguaggi inappropriati. Utilizzare il termine persone con obesità e non persone obese. Inoltre, si chiede di evitare gli stereotipi e tenere il focus sulla gravità della malattia soprattutto nelle immagini a scopo informativo e divulgativo.
  2. Combattere le discriminazioni sui luoghi di lavoro e il bullismo nelle scuole. A tal fine, si propone di implementare campagne di informazione che proteggano i dipendenti e gli studenti.
  3. Attuare politiche governative a favore di una migliore disponibilità e accesso a cibo nutriente riducendo la commercializzazione di opzioni meno sane. Introdurre protocolli di pianificazione che migliorino gli ambienti urbani. Assicurare la pedonabilità e l’uso di spazi verdi che favoriscano la attività motoria. Garantire il pieno accesso alle cure e ai trattamenti medici.
  4. Instaurare una relazione positiva, realistica e solidale tra medico e paziente. Migliorare l’efficacia delle cure anche attraverso l’uso di un linguaggio appropriato come “alto BMI” e “peso” preferibili a parole come “obeso” e “sovrappeso”. Anteporre la malattia al paziente, usando espressioni come “hai l’obesità” al posto di “sei obeso”.

 

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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