Diabete, rischio ipoglicemia ancora sottovalutato

“I dati della ricerca confermano che tuttora almeno un terzo delle persone affette da diabete non ha un buon controllo della malattia e la metà di questi non ne ha consapevolezza.” Rita Stara del Comitato Diabete Italia Onlus e Presidente Federazione Diabete Emilia-Romagna commenta così i risultati un’indagine online sulla gestione dell’ipoglicemia condotta su un campione di quasi 600 pazienti diabetici e caregiver nell’ambito di “Ipoglicemia. Non farti sorprendere”, campagna d’informazione e sensibilizzazione promossa da Diabete Italia Onlus e Portale Diabete con il patrocinio di AMD (Associazione Medici Diabetologi) SID (Società Italiana di Diabetologia) e SIEDP (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica), con il supporto di Lilly.

Ancora troppo alta la quota dei pazienti che non conosce i valori soglia della glicemia

L’indagine evidenzia una quota rilevante di pazienti diabetici con una conoscenza non ancora adeguata o una sottovalutazione dell’ipoglicemia, la più importante complicanza acuta del diabete di tipo 1 e 2. L’esatto valore sotto il quale si possono manifestare i sintomi di una ipoglicemia è sconosciuto a oltre il 27% del campione, esposto così a un rischio maggiore di farsi sorprendere. Daniela D’Onofrio, Direttrice Portale Diabete commenta:

Se è confortante il dato che la maggioranza del campione sappia che il valore di glicemia sotto al quale può verificarsi un episodio ipoglicemico è 70 mg/dL, preoccupa invece la quota di pazienti che ignorano questo dato e anche di quelli che non conoscono il valore soglia dell’ipoglicemia grave, inferiore ai 50 mg/dL. Sicuramente è incoraggiante che oltre il 70% dei pazienti diabetici porti con sé l’occorrente per gestire la crisi ipoglicemia, che sia zolletta di zucchero, caramelle, succo di frutta; ma non dobbiamo dimenticarci di quel 18,6% che mai o quasi mai ha con sé queste risorse adducendo motivi come, ‘dimenticanza’, ‘non lo ritengo necessario’, ‘non mi è mai capitato’. Una crisi ipoglicemica può capitare in qualunque momento e all’improvviso e non bisogna lasciarsi sorprendere.

Occorre maggiore informazione su cosa fare in caso di ipoglicemia severa

Il 73% del campione intervistato ha sperimentato un episodio ipoglicemico fuori dal contesto domestico: a scuola, a lavoro o durante l’attività fisica. Oltre la metà del campione (57,5%) prima di uscire di casa controlla il valore della glicemia, ma l’altra metà circa lo fa solo ogni tanto, quasi mai o mai. Il dato evidenzia una scarsa percezione del rischio di ipoglicemia e delle sue conseguenze. Enzo Bonora, Professore Ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Verona spiega:

Ancora troppe persone non hanno nozione di quale sia la soglia che definisce l’ipoglicemia e non portano con sé l’occorrente per intervenire subito in caso di calo repentino e improvviso del glucosio. È utopistico pensare che chi è intorno ad una persona con diabete sappia cosa fare in caso di ipoglicemia severa con perdita di coscienza. Vanno addestrati parenti, amici, compagni di lavoro e di svago a cercare il glucagone nelle tasche o nello zaino e a somministrarlo in modo tempestivo, perché l’ipoglicemia può essere direttamente o indirettamente fatale. Vorrei aggiungere che il problema dell’ipoglicemia severa è largamente negletto e questo è preoccupante visto che in Italia circa un milione di persone è in trattamento con insulina e circa un altro milione assume farmaci non insulinici che possono causare ipoglicemia”.

È  importante coinvolgere oltre alla famiglia anche l’ambiente scolastico

Il 17,4% di coloro che hanno risposto al questionario frequenta la scuola. Nella maggior parte dei casi (94%) insegnanti e compagni sono al corrente della condizione diabetica e saprebbero cosa fare in caso di ipoglicemia severa (74,2%). Inoltre, il 76,8% lascia a scuola l’occorrente per gestire una improvvisa ipoglicemia. Quanto agli adulti diabetici, solo il 47,2% del campione lavora e sul luogo di lavoro solo nel 50% dei casi sanno della malattia diabetica; oltretutto solo la metà dei colleghi di lavoro saprebbero come intervenire in caso di ipoglicemia.

Riccardo Schiaffini, Pediatra diabetologo Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma spiega:

È molto importante, quando si parla di ipoglicemia, coinvolgere tutti i caregiver, non solo quelli della famiglia ma anche dell’ambiente scolastico e ludico-sportivo che il ragazzo frequenta. Sicuramente, i giovanissimi sono più attrezzati ed educati anche perché sono molto seguiti dai genitori, un pochino questa capacità si perde con l’adolescenza che pone molti altri problemi, sebbene non si perda la consapevolezza da parte del giovane della propria malattia. Per ovviare a questo problema il team medico di presa in carico deve coinvolgere, oltre al pediatra diabetologo, il nutrizionista, lo psicologo e in parte tutto il nucleo familiare”.

Ultima revisione: 2 Gennaio 2022 – Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.