Malattia di Crohn, il cibo influenza anche la vita sociale

La malattia di Crohn è una patologia infiammatoria cronica dell’apparato intestinale che in Italia colpisce circa 150 mila persone, con circa il 25% delle diagnosi prima dei 20 anni. L’alimentazione è un tema cruciale per chi deve convivere con la malattia di Crohn e non solo per gli aspetti legati alla gestione della malattia. Dover rinunciare a certi cibi pesa anche sulla vita di relazione degli adolescenti, che si sentono emarginati dai coetanei. Il quadro emerge dai risultati di un’indagine del centro Engage Minds HUB dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, realizzata per la campagna “Crohnviviamo – Storie di giovani che la malattia di Crohn non può fermare”, promossa da Nestlé Health Science con il supporto di Modulen, alimento a fini medici speciali, in collaborazione con l’associazione dei pazienti A.M.I.C.I. Onlus.

Le scelte alimentari condizionano anche il benessere psichico dei pazienti

L’indagine rivela che per un giovane con la malattia di Crohn il cibo diventa fonte di stress in famiglia (6 casi su 10), causa situazioni spiacevoli con gli amici (circa 1 su 2), complica la scuola (8 su 10). Come spiega la professoressa Guendalina Graffigna, direttrice del centro EngageMinds HUB:

Le scelte alimentari, soprattutto nella cultura italiana, sono parte integrante della qualità di vita e della socialità delle persone e quindi fortemente intrecciate con la psicologia. Anche gran parte dell’identità delle persone si esprime attraverso il cibo.”

Salvatore Leone, Direttore Generale A.M.I.C.I. Onlus, conferma:

Si parla tanto delle proprietà nutrizionali dei cibi e del loro effetto a livello fisico, ma spesso si trascura che ciò che mangiamo contribuisce a nutrire anche la sfera psichica. Mente e cibo sono strettamente interconnessi e si influenzano a vicenda. Il tipo di alimentazione, infatti, determina non solo la nostra salute fisica, ma anche quella mentale, il nostro stato d’animo, la qualità dei nostri pensieri, e persino i nostri comportamenti. Il trattamento nutrizionale risulta, pertanto, fondamentale in questi pazienti, perché, una corretta alimentazione serve a migliorare la qualità della vita.”

I cibi “pericolosi” e le carenze nell’informazione

I cibi considerati più problematici per chi ha una malattia infiammatoria intestinale cronica ci sono gli alimenti piccanti (76%), alcolici (65%), fritti (64%) e fast food (64%), in linea con le raccomandazioni dei medici. La mancanza di piacere del cibo, dovuta alle restrizioni, si affianca alla preoccupazione che il cibo possa scatenare i sintomi della malattia.

L’indagine rivela anche delle lacune nell’informazione dei pazienti. In particolare il gap conoscitivo più significativo a livello di medico-paziente riguarda gli Alimenti a Fini Medici Speciali (AFMS): la maggioranza dei partecipanti (77%) dichiara di non aver ricevuto alcuna raccomandazione o prescrizione all’uso di AFMS e il 71% dei medici dichiara di prescriverli solo ad alcuni pazienti, soprattutto nelle fasi acute della malattia. Nonostante ciò, chi tra le persone con MICI ha fatto uso di AFMS, si ritiene molto soddisfatto, con un’assunzione anche in fase di mantenimento.

Ultimo aggiornamento il 17 Maggio 2021 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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