Iposmia da Covid, come distinguerla da quella associata a declino cognitivo

La perdita parziale della funzione olfattiva è un sintomo che può essere associato al declino cognitivo lieve negli anziani. L’iposmia è anche uno dei sintomi che possono persistere dopo l’infezione da Covid-19. Si pone quindi il problema di distinguere i problemi di percezione olfattiva legati al declino cognitivo da quelli che vanno invece attribuiti alla sindrome del long Covid.

Uno studio di ricercatori americani dell’Università del Kansas (Kansas Medical Center) ha identificato un fenotipo di paziente con disfunzioni olfattive, che potrebbe aiutare a distinguere il sintomo derivante dal Covid da quello associato al declino cognitivo lieve (MCI).

L’origine dell’iposmia sembra associabile all’incapacità di percepire profumi specifici

Lo studio presentato al convegno annuale dell’American Academy of Otolaryngology-Head and Neck Surgery ha arruolato pazienti con iposmia confermata associata a Covid-19 (n = 73), pazienti con MCI (n = 58) e controlli normali (n = 86). La funzione olfattiva è stata testata con l’Affordable Rapid Olfaction Measurement Assay (AROMA), un test a base di oli essenziali composto da 14 fragranze. Il test di valutazione cognitiva di Montreal (MoCA) è stato utilizzato per lo screening cognitivo. Le caratteristiche demografiche dei tre gruppi di soggetti erano in gran parte simili, tranne per il fatto che la coorte MCI era più anziana (69,3 ± 8,8 anni) rispetto ai controlli (49,6 ± 21,7 anni) o alle coorti Covid(45,0 ± 15,1 anni).

I ricercatori hanno utilizzato modelli statistici per valutare le probabilità per ciascun gruppo di non riuscire a percepire profumi specifici e hanno trovato alcune differenze.La tabella indica i diversi OR nei gruppi confrontati

 

L’incapacità di sentire l’odore di liquirizia, cannella o limone alle tre concentrazioni più basse era associata all’iposmia COVID-19. I pazienti con MCI non avevano un deficit nel rilevare questi profumi, ma avevano l’incapacità di sentire l’odore di caffè, eucalipto e rosa.

Va aggiunto che lo studio ha importanti limitazioni. La prima è che la storia naturale a lungo termine dell’iposmia associata a COVID-19 è sconosciuta. Un’altra limitazione era che lo studio non è multicentrico, quindi un rischio di bias è possibile a causa di una popolazione di pazienti omogenea. Infine, i deficit olfattivi dopo Covid-19 possono variare da un’anosmia lieve a una completa, quindi sono necessari studi più ampi per un quadro più chiaro.

Ultima revisione: 17 Settembre 2022 – Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.