Negli ultimi anni, a livello globale, si è riscontrato un aumento dei casi di tumore del colon-retto tra gli adulti sotto i 50 anni, per la maggior parte non legato a sindromi ereditarie note. Il fenomeno, che riguarda anche l’Italia, invita alla ricerca di fattori di rischio modificabili che possano contribuire a identificare precocemente le persone più esposte, e a rendere più mirate le strategie di screening.
Due studi presentati in occasione del convegno Digestive Disease Week 2026 (Chicago, 2-5 maggio) hanno indagato questi aspetti, analizzando il possibile ruolo di alterazioni metaboliche, infiammazione cronica ed esposizione agli antibiotici.
Fattori metabolici e infiammatori alla base della malattia
Secondo gli Autori delle ricerche, nonostante l’esistenza di evidenze crescenti che collegano il tumore del colon-retto (CRC) a esordio precoce all’obesità, alla sindrome metabolica e al diabete, i fattori predittivi della malattia «rimangono scarsamente definiti». Per approfondire questo tema sono stati analizzati i dati di 46.099 pazienti con tumore del colon-retto, e relativi controlli, provenienti dal database TriNetX US Collaborative Network nel periodo 2010-2023.
I ricercatori hanno riscontrato che alcune caratteristiche erano associate a un aumento del rischio di tumore del CRC a esordio precoce, rispetto a quello a esordio tardivo. Le associazioni più forti sono emerse per malattie infiammatorie intestinali (OR aggiustato, aOR: 2,52); familiarità per tumore colorettale (aOR: 2,44); obesità (aOR: 2,14); obesità severa (aOR: 2,61).
L’aumento del rischio di malattia in età più giovane è stato rilevato anche per alcuni parametri di laboratorio; si tratta di microcitosi (aOR: 2,29), bassi livelli di ferritina (aOR: 2,11) e aumento dei livelli della proteina C-reattiva (aOR: 1,87).
Nell’analisi multivariata, i fattori predittivi più significativi per i pazienti con malattia a esordio precoce sono stati l’obesità severa, la microcitosi e i bassi livelli di ferritina. Altre patologie metaboliche, come la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD), è risultata essere un fattore di rischio per i pazienti più giovani, ma non per quelli che hanno sviluppato il tumore più avanti negli anni.
Per quanto riguarda i sintomi, lo studio ha rilevato come dolore addominale, sanguinamento rettale, perdita di peso, anemia sideropenica, tenesmo e diarrea fossero più frequenti nei pazienti con CRC a esordio precoce; la stipsi, al contrario, risulta più comune nei pazienti con esordio tardivo.
Secondo gli Autori, questi dati suggeriscono che il tumore del colon-retto a esordio precoce possa avere caratteristiche biologiche diverse da quelle che si riscontrano nelle forme più tipiche delle età più avanzate; in futuro nuovi studi dovrebbero confermare l’esistenza di fattori di rischio specifici, e contribuire allo sviluppo di modelli di stratificazione del rischio specifici per età.
Antibiotici e rischio di adenoma del colon retto, un legame da chiarire
Il secondo studio ha indagato il ruolo dell’esposizione agli antibiotici orali sullo sviluppo di adenoma colorettale prima dei 50 anni. I ricercatori hanno osservato che una storia di utilizzo di antibiotici era associata a una maggiore probabilità di adenoma, con una tendenza all’aumento legata al numero di cicli terapeutici ricevuti.
Le caratteristiche di 6.936 soggetti con adenoma colorettale a esordio precoce sono state confrontate con quelle di 16.900 controlli. I dati, riferiti al periodo 2006-2023, provenivano dalle cartelle cliniche elettroniche del sistema sanitario Kaiser Permanente Northern California.
L’uso di antibiotici orali è stato valutato se avvenuto almeno due anni prima della diagnosi di tumore; tutti i partecipanti sono stati seguiti per almeno dieci anni.
Aumento del rischio associato a precedenti terapie antibiotiche
Dall’analisi è emerso che il rischio di sviluppare un adenoma aumentava progressivamente con la storia di utilizzo degli antibiotici, raggiungendo il massimo nei soggetti che avevano ricevuto da sette a nove cicli terapeutici (aOR 1,60), e inoltre tra cinque e otto anni dall’esposizione (aOR 1,71). Inoltre i pazienti sono risultati più frequentemente obesi rispetto ai controlli, e presentavano più spesso familiarità per la malattia.
Nonostante le crescenti evidenze sul ruolo del microbiota intestinale come potenziale fattore di rischio a lungo termine, «è difficile interpretare questi risultati senza considerare tutti gli altri fattori che influenzano il rischio di tumore. Lo studio genera nuove ipotesi di ricerca, ma non contribuisce con evidenze di immediata applicazione nella pratica clinica» specificano gli esperti.
Inoltre viene sottolineato che l’impossibilità di valutare l’uso di antibiotici da parte dei partecipanti durante l’infanzia e l’adolescenza, finestra di esposizione presumibilmente importante, costituisce un limite dello studio e invita alla cautela nell’interpretazione dei risultati. Per il futuro sarebbero necessarie ulteriori ricerche sugli effetti delle terapie antibiotiche nelle prime fasi della vita, insieme all’approfondimento dei meccanismi attraverso i quali queste modificano il microbioma.



