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telemedicina carcere

Telemedicina, un progetto di assistenza ai detenuti di Rebibbia

Il diritto alla cura deve essere garantito anche per le persone che si trovano in regime ristretto. Nella carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea il concetto è espresso all’art. 35 “La Protezione alla Salute come diritto di poter accedere alla prevenzione sanitaria e di poter ottenere cure mediche per ogni persona”. Così come ugualmente lo prevede la nostra Costituzione all’articolo 32.

All’Asl Roma 2, poco meno di un anno fa, è partito il progetto Liberi@mo la Salute: Telemedicina negli Istituti Penitenziari di Rebibbia. Tale progetto si pone come obiettivo il miglioramento dell’assistenza ai pazienti delle Case Circondariali, attraverso la costruzione di uno specifico modello di continuità assistenziale e di percorso individuale.

Le persone ristrette in carcere hanno spesso condizioni particolarmente difficili per la tutela della salute e la telemedicina è un supporto prezioso per garantire una continuità di cura dopo la prima visita, monitorare i pazienti con patologie croniche e facitare l’invio di referti.

Rebibbia è una struttura imponente. Molti dei circa 2.200 detenuti hanno patologie croniche più o meno gravi e devono essere seguiti. In carcere non è facile stare attenti alla salute, il che aumenta drasticamente la probabilità di episodi acuti.

Come funziona il progetto Liberi@mo la Salute

Il medico all’interno del penitenziario acquisisce ed esamina gli esami diagnostici effettuati nel carcere, per condividerli con un reparto ospedaliero specialistico attraverso l’utilizzo di un dispositivo di videoconferenza, dove lo specialista supporta il collega da remoto nell’eventuale formulazione della diagnosi e della terapia.

Il progetto prevede due tipologie di prestazioni:

  • visite programmate o di controllo (effettuate tramite postazioni di teleconsulto).
  • prestazioni in urgenza, (effettuate tramite postazioni di teleconsulto)

Giorgio Casati, Direttore Generale ASL Roma 2, spiega

Il progetto Liberi@mo la Salute si è innestato sull’assetto organizzativo già esistente infatti, oltre al personale medico, nelle 4 strutture sono presenti tecnologie per le ecografie, per le RX, per gli ECG e per gli esami di laboratorio. L’ insieme di strumentazioni necessarie per stabilire una diagnosi.

Il monitoraggio dei ristretti con patologie croniche avviene generalmente, con un programma di salute individuale, che tenga conto dei bisogni soggettivi del paziente. Invece, nel caso della persona con libertà ristretta che abbia un malore, interviene la telemedicina utilizzata nelle situazioni acute, mediante un teleconsulto con il pronto soccorso. Quest’ultimo ha tre opzioni: la prima l’invio urgente al PS, la seconda la verifica della non criticità e quindi il poter continuare a seguire il paziente all’interno del carcere e la terza opzione è la valutazione in modalità monitoraggio con dispositivi che rilevano fino a 16 parametri. Tali dati vengono condivisi con il PS mediante la piattaforma di telemedicina”.

Il progetto Liberi@mo la Salute prevede:

  • visite in Teleconsulto, per il paziente detenuto con la possibilità di interagire direttamente con lo specialista
  • telerefertazione Diagnostica di laboratorio/immagini
  • telerefertazione degli ECG
  • telerefertazione dell’RX torace
  • eco-fast
  • emogasanalisi
  • monitoraggio di parametri e valori vitali (Frequenza cardiaca, Pressione arteriosa sistolica e diastolica, Gittata cardiaca, Stroke Volume, Pressione arteriosa media e Cardiogramma)

Gli operatori sanitari presenti presso il Penitenziario dispongono di postazioni di lavoro informatizzate e devices multiparametrici (CNOGA) per il monitoraggio costante ed in tempo reale dei parametri salienti gestiti dalla piattaforma informatica, anche con la configurazione di eventuali allarmi. Gli apparecchi radiologici, gli ecografi, gli elettrocardiografi sono tutti connessi ai computer.

Un esempio di percorso supportato dalla telemedicina

Quando una persona arriva all’Istituto penitenziario viene valutata la sua situazione dal punto di vista fisico, psicologico, psichiatrico e con esami di routine. – Spiega Giorgio Casati – Sulla base di queste valutazioni viene redatto un piano individuale con esami e visite prescritte a determinate scadenze. A tali scadenze il paziente viene chiamato o in presenza o in telemedicina. Ovviamente, quando lo specialista è presente nella struttura, si privilegia questa modalità, diversamente, si opta per la telemedicina. La prestazione è programmata e lo specialista di riferimento territoriale si collega con il carcere. Il personale medico ed infermieristico presente nella struttura condivide i dati del paziente (ECG, Rx esami di laboratorio etc.) e insieme allo specialista collegato in teleconsulto vanno a stabilire la terapia da mettere in atto per quel paziente”.

“La video consulenza con il PS, invece, non è programmabile, e un evento avverso può accadere in qualunque ora del giorno. In questo caso i medici di guardia dell’Ospedale Sandro Pertini (Ospedale di riferimento territoriale) sono dotati di uno smartphone per il collegamento con la piattaforma del carcere e possono visualizzare le informazioni e i dati del paziente. In questi casi, conclude Giorgio Casati, la cooperazione tra il medico di guardia collegato ed il medico che si trova in carcere a fianco del paziente è molto intensa”.

Ultima revisione: 9 Dicembre 2022 – Alessandro Visca

Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.