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Ipertensione arteriosa, trovata un’associazione con alcuni conservanti alimentari

L'analisi dei dati di un grande studio francese di popolazione rivela che il consumo elevato di alcuni tra i più comuni conservanti alimentari può aumentare il rischio di ipertensione

Il consumo elevato di alimenti contenenti alcuni conservanti, comunemente utilizzati nella produzione di cibi industriali, potrebbe aumentare il rischio di sviluppare ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari.

È quanto emerge da uno studio francese condotto da ricercatori dell’INSERM (Istituto Nazionale Francese per la Salute e la Ricerca Medica) dell’Université Sorbonne Paris Nord e dell’Université Paris Cité, pubblicato sulla rivista European Heart Journal.

Si tratta del primo studio che abbia valutato le associazioni tra un’ampia gamma di sostanze e la salute cardiovascolare, dopo che evidenze derivanti da studi sperimentali avevano suggerito come alcuni additivi possano essere dannosi per la salute cardiovascolare.

L’impiego dei conservanti negli alimenti processati ha la funzione di prevenirne il deterioramento; i conservanti antiossidanti evitano che gli alimenti imbruniscano o irrancidiscano, mentre i conservanti non antiossidanti sono impiegati per impedire la proliferazione di microrganismi dannosi, come muffe e batteri.

Rischio di ipertensione aumentato con il consumo di otto sostanze

La ricerca fa parte dello studio NutriNet-Santé, e ha coinvolto 112.395 volontari. Per la raccolta dei dati i partecipanti erano tenuti a comunicare ai ricercatori, ogni sei mesi, tutto ciò che avevano mangiato e bevuto nell’arco di tre giorni. Sono state quindi condotte analisi dettagliate degli ingredienti di tutti gli alimenti e le bevande consumati, inclusi gli eventuali conservanti presenti.

I ricercatori hanno inoltre monitorato lo stato di salute dei partecipanti (seguiti per circa otto anni) per verificare l’eventuale comparsa di ipertensione arteriosa o di patologie cardiovascolari.

Le persone che assumevano le quantità più elevate di conservanti non antiossidanti presentavano infatti un rischio di ipertensione superiore del 29%, rispetto a quelle che ne consumavano meno, e inoltre un rischio di malattie cardiovascolari -infarto miocardico, ictus e angina pectoris – superiore del 16%.

Per quanto riguarda l’ipertensione, il rischio risulta aumentato del 22% nei soggetti con il più elevato consumo di conservanti antiossidanti.

Per otto additivi alimentari di uso comune è stata riscontrata una specifica associazione con l’ipertensione arteriosa: sorbato di potassio (E202); metabisolfito di potassio (E224); nitrito di sodio (E250); ascorbato di sodio (E301); eritorbato di sodio (E316); acido citrico (E330); estratti di rosmarino (E392) e infine l’acido ascorbico (E300), associato anche a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari.

 

Fonte. Hasenböhler A, et al. European Heart Journal.

Scoraggiare il consumo di alimenti ultra processati

A fronte dei risultati dello studio, e di evidenze sperimentali che suggeriscono un ruolo dei conservanti nel causare stress ossidativo nell’organismo o alterare il funzionamento del pancreas, esiste secondo i ricercatori la necessità di una rivalutazione da parte delle autorità competenti del rapporto rischio-beneficio degli additivi alimentari.

Sono allo studio i meccanismi attraverso i quali questi possano aumentare il rischio di malattia, influenzando livelli infiammatori, composizione del microbiota intestinale e gli effetti su parametri metabolici del sangue associati al rischio di malattie cardiovascolari. Nel frattempo, al fine di tutelare la salute dei consumatori, viene ricordato a medici ed altri professionisti sanitari di raccomandare un maggior consumo di alimenti non trasformati, o minimamente trasformati,

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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