L’esposizione solare rappresenta un fattore biologico fondamentale per la salute umana. Da un lato favorisce la sintesi della vitamina D e contribuisce al benessere psicofisico, dall’altro, quando è eccessiva o cumulativa, può provocare danni importanti alla pelle, accelerare i processi di invecchiamento cutaneo e aumentare il rischio di tumori cutanei.”
Lo afferma il professor Pietro Quaglino, direttore della Clinica dermatologica dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, membro del Consiglio direttivo SIDeMaST – Società Italiana di Dermatologia. I dermatologi, in un comunicato dedicato alla protezione della pelle nei mesi estivi, invitano a non focalizzarsi solo sui possibili danni attribuibili all’azione dei raggi ultravioletti (UVA e UVB). Sottolinea Quaglino:
Oggi sappiamo che il danno cutaneo non dipende esclusivamente da UVA e UVB, anche la luce visibile, in particolare la componente blu-violetta, e la luce blu ad alta energia possono svolgere un ruolo rilevante nei fenomeni di iperpigmentazione, nel melasma e nei processi di fotoinvecchiamento. Per questo la protezione richiesta non è più soltanto anti-UV ma deve diventare multispettrale”.
Nuovi parametri per misurare la protezione della pelle
Negli ultimi anni le evidenze scientifiche hanno dimostrato l’importanza di proteggere la pelle anche da altre componenti della radiazione solare. Parallelamente, la comunità scientifica internazionale sta lavorando alla definizione di nuovi parametri per misurare la protezione dalla luce visibile: “Il Fattore di Protezione Solare – ribadisce Quaglino – seppur fondamentale, misura solo l’esposizione UVB e non fornisce una misurazione della fotoprotezione cumulativa UVA indotta né per la luce visibile”. E aggiunge:
Quando parliamo di esposoma non ci riferiamo soltanto ai raggi UV. La pelle è costantemente esposta all’azione combinata di luce visibile, luce blu ad alta energia, infrarossi, calore, inquinamento atmosferico, fumo e fattori climatici. Tutti questi elementi possono interagire tra loro amplificando il danno biologico e accelerando i processi di invecchiamento cutaneo”.
Di seguito il classico decalogo in cui i dermatologi sintetizzano le loro raccomandazioni.
Il decalogo SIDeMaST per una corretta esposizione al sole
- Scegliere un fattore di protezione adeguato al proprio fototipo, all’intensità dell’esposizione e alle condizioni ambientali, privilegiando SPF 30 o superiore.
- Applicare la protezione almeno 20-30 minuti prima dell’esposizione al sole per consentire ai filtri chimici di attivare la reazione che porta allo sviluppo della protezione solare.
- Utilizzare una quantità adeguata di prodotto: una dose troppo elevata è inutile, una dose ridotta diminuisce significativamente il livello di protezione indicato.
- Distribuire la protezione uniformemente su tutte le aree esposte, senza dimenticare orecchie, collo, mani, piedi e labbra (opportuno applicare la crema di protezione a casa e non in spiaggia).
- Applicare la protezione anche nelle giornate nuvolose.
- Riapplicarla dopo bagno, attività sportiva o sudorazione intensa, anche se il prodotto è resistente all’acqua.
- Evitare l’esposizione diretta nelle ore centrali della giornata, generalmente tra le 11 e le 15.
- Proteggersi anche in montagna, in barca e durante le attività all’aperto, dove acqua, sabbia e neve aumentano la riflessione delle radiazioni.
- Prestare particolare attenzione alla protezione dei bambini, utilizzando prodotti specifici e misure di schermatura fisica.
- Ricordare che la crema solare non elimina completamente i rischi dell’esposizione e non consente di esporsi al sole senza limiti di tempo: deve essere associata a cappelli, occhiali da sole, indumenti adeguati e comportamenti responsabili.



