Tumore seno

Tumore al seno, proteggere le ossa delle donne in terapia ormonale adiuvante

Le terapia ormonali adiuvanti sono prescritte a 8 donne su 10 con tumore al seno. Grazie a queste cure e a una diagnosi precoce, come ricorda Paolo Veronesi, direttore del Programma Senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia, le donne colpite da tumore al seno hanno una sopravvivenza a cinque anni superiore al 91%. Aggiunge Veronesi:

L’effetto di queste terapie sull’azione degli estrogeni, comporta effetti collaterali importanti, specie nelle donne più giovani: si ha un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, il cambiamento dell’attività metabolica, con la possibilità di andare incontro ad aumento di peso, diabete e altre patologie spesso correlate con la menopausa, e una situazione di fragilità ossea con un aumento del rischio di fratture.”

Per le donne con tumore al seno, quindi, l’alimentazione assume grande importanza. In particolare per le pazienti in terapia ormonale adiuvante è necessaria una dieta equilibrata che permetta la giusta integrazione di calcio e vitamina D. Il tema è al centro della quarta edizione della campagna  “Ora pOSSO le donne con tumore al seno contro la fragilità ossea”, che ha come promotori Amgen, Europa Donna Italia e F.I.R.M.O., il patrocinio di ROPI (Rete Oncologica Pazienti Italia), Susan G. Komen Italia e W4O (Women for Oncology), e il sostegno dello sponsor tecnico Acqua Uliveto.

Maria Luisa Brandi, Presidente dell’Osservatorio Fratture da Fragilità (OFF):

L’improvvisa riduzione degli estrogeni causata dalle terapie ormonali adiuvanti ha forti ripercussioni sulla salute in generale e su quella delle ossa in particolare, perché questi ormoni hanno un ruolo fondamentale nel processo di rimodellamento osseo, infatti causano fragilità ossea e fanno impennare il rischio di fratture anche in seguito a minimi traumi. Quando una donna deve seguire una terapia ormonale adiuvante cronica per almeno 5 anni e in alcuni casi può arrivare a 10, è indispensabile che venga anche impostata una terapia antiriassorbitiva in grado di prevenire le fratture nel momento stesso dell’inizio della terapia ormonale.

Da una survey di Europa Donna Italia emerge che l’87% delle donne con tumore al seno è consapevole del fatto che l’alimentazione può essere un prezioso alleato per la salute delle ossa e addirittura il 97% è a conoscenza dell’importanza di calcio e vitamina D per salvaguardare il benessere dell’apparato scheletrico. Ma solo il 58% delle pazienti ha cambiato abitudini alimentari dopo la diagnosi di tumore al seno e soltano  il 66% assume integratori di calcio e vitamina D.

La campagna Ora pOSSO è attiva sulla pagina Facebook di Europa Donna Italia e sul sito dedicato ossafragili.it/oraposso con aggiornamenti e informazioni grazie al contributo di Esperti e pazienti.

I consigli della nutrizionista

Lucilla Titta, nutrizionista, coordinatrice del progetto SmartFood, programma di ricerca in Scienze della nutrizione promosso dall’Istituto Europeo di Oncologia, riassume:

I pilastri che si affiancano alle terapie antiriassorbitive per contrastare la fragilità ossea indotta nelle donne con tumore al seno in terapia ormonale adiuvante sono una dieta bilanciata, che assicuri calcio e vitamina D, fondamentali per la salute delle ossa,  se necessario e secondo un piano di integrazione stabilito dallo specialista l’uso di integratori per garantire l’apporto di queste sostanze e una moderata ma regolare attività fisica, che aiuta a stimolare  i tessuti muscolo scheletrici  e contribuisce a ridurre il rischio di cadute e fratture.”

“A partire dai 25 anni  – aggiunge Titta – l’alimentazione è sempre importante per la salute delle ossa delle donne. E lo diventa ancora di più per le pazienti con tumore al seno in terapia ormonale adiuvante che hanno un aumentato fabbisogno di calcio da 800 mg a 1.200 mg al giorno: combinare agli integratori un’alimentazione mirata diventa una necessità assoluta.”. E aggiunge:

Oltre ai latticini sono tanti gli alimenti vegetali ricchi di calcio che possono contribuire a una dieta bilanciata: per esempio cavolo nero, semi di sesamo, fagioli di soia, mandorle e fichi secchi. Per fare scorta di vitamina D, bisogna dare spazio nel menu a pesce (in particolare spigola, sgombro, triglie, alici) e uova. Curiosità: anche i funghi giapponesi Shiitake sono un’ottima fonte di vitamina D. Da evitare è invece l’alcol e va ridotto il sale: un suo consumo eccessivo, contribuisce anche alla decalcificazione delle ossa.”

Ultima revisione: 20 Giugno 2022 – Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.