L’esperienza del cancro coinvolge anche la sfera psicologica, sociale e spirituale di chi riceve una diagnosi oncologica; l’integrazione di interventi psicologici mirati nel percorso di cura può influenzare significativamente non solo la qualità della vita, ma anche l’aderenza terapeutica e potenzialmente, gli outcome clinici.
Il 9 aprile si è celebrata per la prima volta la Giornata mondiale della Psiconcologia e sono sempre di più le iniziative che sottolineano l’importanza del supporto psicologico al paziente oncologico.
Uno psicoterapeuta può aiutare il paziente non solo a superare gli aspetti negativi come ansia, depressione e stress, ma anche a riconoscere le proprie risorse interiori, attraverso strategie di adattamento definite coping.
“Oltre a misurare le vulnerabilità emotive e relazionali è essenziale individuare i punti di forza del paziente – conferma Daniela Pia Rosaria Chieffo, direttrice dell’Unità operativa Psicologia clinica del Policlinico Gemelli di Roma – le strategie di coping, possono coinvolgere la spiritualità, la speranza, la resilienza e persino l’ottimismo. Durante il percorso di cura, facciamo di tutto perché il paziente possa intercettare le proprie risorse interiori, altrimenti la malattia rischia di soffocarle, facendo perdere di vista l’essenza di ciò che si è”. E aggiunge:
il senso di smarrimento deve essere quanto più possibile ridotto, aiutando il paziente a riconoscere le proprie risorse intrinseche: i legami di amicizia, la rete sociale, il senso della spiritualità, il rapporto con la fede, ma anche gli hobby e gli interessi personali. Sono tutti elementi che aiutano a convivere con la malattia oncologica senza permettere che essa crei un ‘fermo immagine’ nella vita della persona.”
Il progetto ONCOStories
L’approccio psicologico entra in relazione diretta con la storia personale dei pazienti, come nel progetto ONCOStories, che si occupa di “stress, traumi, origine, risposte psicologiche, relazioni interpersonali ed esperienze nella storia clinica dei pazienti con il cancro”.
“ONCOStories – spiega Daniela Chieffo – è uno studio che esplora le eventuali correlazioni tra personalità e tipo di tumore. L’obiettivo è profilare in modo tangibile i tratti di personalità che emergono nei pazienti colpiti da diverse tipologie di tumore. Abbiamo osservato che gli aspetti emotivi e i tratti di personalità spesso sono correlati all’organo colpito. Per esempio, i pazienti con tumore ginecologico tendono a manifestare tratti ansioso-depressivi, mentre quelli con tumore al pancreas mostrano reazioni più internalizzanti e talvolta più aggressive. Le pazienti con tumore al seno sembrano avere maggiori risorse psicologiche rispetto ad altri.”
Il percorso integrato RAISE per il tumore al seno
Un innovativo Percorso Integrato Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PIDTA) viene fornito nella Breast Unit del Gemelli, diretta dal professor Gianluca Franceschini, con il Centro Komen Italia per i Trattamenti Integrati in Oncologia diretto dal dottor Stefano Magno, insieme all’Unità di Psicologia Clinica.
RAISE (Resources Assessment to Increase pSychological dEvelopment in Breast cancer Patients), rappresenta un modello concreto di applicazione sistemica ed integrata degli psiconcologi, come spiega Daniela Chieffo:
RAISE è il primo modello di triage psico-oncologico al mondo. Il paziente viene valutato alla diagnosi e, in base a un punteggio di vulnerabilità, viene indirizzato verso percorsi differenziati: monitoraggio per i casi meno gravi, psico-educazione di gruppo per i casi intermedi, e psicoterapia per i casi più vulnerabili. Il triage viene ripetuto in momenti chiave del percorso di cura. Questo approccio ci permette di intercettare precocemente le situazioni più critiche, riducendo l’angoscia del paziente che si sente accolto e supportato.”
La professoressa Chieffo illustra inoltre, come identificare precocemente segnali di distress psicologico nei pazienti oncologici: “Esistono diversi segnali di allarme: alterazioni del ciclo sonno-veglia che insorgono durante o dopo le terapie; cambiamenti significativi nel peso; facile irritabilità e cambiamenti improvvisi dell’umore; tendenza all’isolamento sociale o riluttanza a tornare al lavoro; anedonia e apatia. Un altro segnale importante è lo sviluppo di atteggiamenti ossessivo-compulsivi nei confronti dei sintomi fisici, con la tendenza a ricondurre qualsiasi problema alla malattia oncologica. Questo può portare a una forma di dipendenza dal medico e, nei casi più gravi, a vere e proprie fobie sociali.” E aggiunge:
il ruolo dello psiconcologo è di alta specialità e sempre più l’oncologia abbraccia un approccio integrato alla cura. Con l’aumento dei tassi di sopravvivenza, diventa inoltre, cruciale seguire i long survivor, che pur essendo sopravvissuti alla malattia, spesso si portano ancora dentro il fardello emotivo della loro esperienza con il cancro”.
Una piattaforma di psiconcologi
Gabriella Pravettoni, direttrice della Divisione di Psiconcologia dell’Istituto Europeo di Oncologia è anche il responsabile scientifico di ‘In Buona Salute’, una piattaforma internet costituita da un team di psiconcologi per fornire aiuto ai pazienti affetti da cancro e ai loro caregiver.
“La psiconcologia – sottolinea Pravettoni – non mira solo ad allungare la vita, ma anche ad ‘allargarla’ migliorandone la qualità. I dati mostrano che pazienti con minore stress affrontano meglio le terapie e vivono più a lungo. Nonostante le linee guida europee prevedano uno psiconcologo nelle Breast Unit, in Italia solo il 20% dei centri ha personale strutturato dedicato. Il medico di base risulta fondamentale nell’indirizzare i pazienti verso specialisti adeguati. Rileva tempestivamente i bisogni del paziente e può orientarlo verso psiconcologi, e non verso supporti generici. È da notare un crescente coinvolgimento maschile, facilitato anche dalla telemedicina che garantisce maggiore riservatezza”.
L’appello dell’AIL
Un appello a rendere il supporto psico-oncologico un diritto riconosciuto per ogni paziente onco-ematologico arriva anche dall’AIL, Associazione Italiana contro leucemia linfomi e mieloma, che ha recentemente tenuto a Roma il primo Convegno nazionale di psiconcologia.
Giuseppe Toro, presidente nazionale AIL ha dichiarato:
in AIL crediamo che la cura non debba limitarsi alla sfera fisica, ma debba abbracciare anche le esigenze emotive e psicologiche del malato. L’ascolto attento e la comunicazione empatica sono essenziali per costruire una relazione di fiducia con il paziente e migliorare la qualità della sua vita durante tutto il percorso terapeutico.”
Durante il convegno sono stati presentati anche i risultati del censimento 2024 sui servizi di psicologia attivati sul territorio nazionale attraverso 41 sezioni AIL. Sono stati 5.192 i pazienti che hanno beneficiato nel 2024 del servizio di Psicologia AIL (dati: Annual Report AIL 2024).



