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Salute maschile, la strategia SIBU per aumentare la prevenzione

Gian Luigi de’Angelis presidente della neonata Società Italiana Benessere Uomo spiega come cambiare la tendenza maschile a dedicare poca attenzione alla salute

Le statistiche ci dicono che, rispetto al sesso femminile, in Italia i maschi hanno una maggiore incidenza di patologie oncologiche, ricevono diagnosi più tardive e aderiscono meno agli screening. A ricordarlo è Gian Luigi De Angelis, ordinario di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, già direttore del dipartimento Materno-infantile e della SC di Gastroenterologia dell’AOU di Parma e primo presidente della neonata Società Italiana Benessere Uomo (SIBU), realtà multidisciplinare che punta a colmare un divario culturale ancora radicato.

“La prevenzione è prima di tutto una mentalità”, sottolinea de’ Angelis, “una mentalità che nell’universo maschile fatica a imporsi, frenata da stereotipi identitari e da un’errata percezione di invulnerabilità”.

“Il corpo è una ‘macchina di lusso’: ai medici di medicina generale chiedo di insegnare ai giovani che il ‘tagliando’ non si fa a cinquant’anni, ma appena si diventa adulti” afferma inoltre, Francesco Greco, professore associato di Urologia presso l’Università di Vienna, e fondatore del Centro Salute Uomo di Bergamo.

SIBU ha una strategia chiara: intercettare gli uomini prima dei sintomi, promuovere screening salvavita e costruire reti di sensibilizzazione che partono dal territorio. “In questo percorso, sottolinea de’ Angelis, il ruolo dei medici di medicina generale è cruciale: primi interlocutori, figure di fiducia e snodo imprescindibile per tradurre una visione One Health in azioni quotidiane, dall’adesione ai controlli per prostata e colon-retto alla gestione integrata dei fattori di rischio cardiovascolare”.

Professor De Angelis, uno degli obiettivi dichiarati di SIBU è sensibilizzare la popolazione maschile, storicamente meno attenta alla prevenzione. Quali strategie concrete intendete mettere in campo per coinvolgere gli uomini prima che compaiano i sintomi? Quale ruolo potranno avere i MMG?

la SIBU, Società Italiana Benessere Uomo nasce da una brillante intuizione dell’amico e collega urologo Francesco Greco, all’interno di un ampio gruppo di specialisti. La motivazione iniziale deriva dalla constatazione che ancora oggi l’uomo è meno attento della donna alla propria salute. I motivi sono molteplici. L’uomo da sempre, data la sua struttura fisica, ha ricoperto il ruolo del ‘sesso forte’, cacciatore e guerriero fin dalla preistoria. A questo si sono poi aggiunti fattori sociali, storici, culturali che hanno comportato l’identificazione dell’uomo come individuo forte anche biologicamente. Seguendo questo concetto le abitudini “voluttuarie” quali ad esempio il fumo, deleterio per la salute, sono state appannaggio per lungo tempo solo degli uomini con i relativi danni, specie oncologici. A questo proposito ricordo che in Italia gli uomini hanno un’incidenza di cancro del 20% più alta rispetto alle donne e una mortalità per cancro superiore del 40%. L’interpretazione è quella che l’universo maschile pone meno attenzione ai segnali del corpo e più in generale alla salute e che i tumori vengono diagnosticati più tardivamente”.

In che modo SIBU prevede di collaborare con i medici di medicina generale per potenziare l’adesione a gli screening fondamentali, come quelli per prostata e colon-retto?

sicuramente la SIBU, mediante un’attività di ricerca clinica, di prevenzione, di formazione culturale e di divulgazione scientifica si propone di portare tutta la popolazione, ma in particolar modo gli uomini, ad avere cura della propria salute abbattendo gli stereotipi di genere. L’attenzione alla propria salute non deve essere intesa dagli uomini come segno di debolezza o manifestazione di timori infondati, ma come scelta e impegno costante per mantenersi in buone condizioni generali. Perché la prevenzione è prima di tutto una mentalità. Tra gli impegni più importanti vi sarà la prevenzione oncologica con la sensibilizzazione a sottoporsi agli screening preventivi e la promozione di corretti stili di vita.

I tumori della prostata, del polmone e del colon-retto sono nell’ordine i tumori più frequenti negli uomini italiani. Le tre neoplasie, se diagnosticate precocemente, sono sicuramente trattabili grazie anche alle nuove tecniche chirurgiche, alle terapie oncologiche neo-adiuvanti e adiuvanti e alle radio-terapie. Nulla più dell’applicazione degli screening può quindi aiutare la prevenzione e la diagnosi precoce. Eppure, anche nelle regioni italiane dove gli screening sono applicati meglio dal punto di vista organizzativo, e da più tempo, gli uomini mostrano scarsa adesione.

È chiaro che un percorso di questo genere ha l’assoluta necessità del continuo scambio e di una costante collaborazione tra la SIBU ed i medici di Medicina generale che sono i primi interlocutori della popolazione e che hanno anche rapporti umani e di fiducia con i propri assistiti”.

SIBU integra approcci One Health e una visione olistica del benessere. Quali aspetti dello stile di vita maschile ritiene oggi più critici e come i MMG possono intercettarli nella pratica quotidiana?

Questo è l’altro grande impegno culturale/scientifico che sarà alla base del lavoro della SIBU. La salute dell’uomo non deve essere vista  soprattutto come prevenzione primaria, ovverossia tutti quegli interventi atti a ostacolare l’insorgenza delle malattie intuendo le cause e i fattori predisponenti. In questo senso una delle più importanti applicazioni è quella della prevenzione delle malattie cardio-vascolari, prima causa di morte in Italia, che potrebbero essere ridotte dell’80% mediante una giusta opera di prevenzione.
La SIBU vuole creare  reti multidisciplinari di specialisti: medici, ricercatori, farmacologi, nutrizionisti clinici,  esperti di divulgazione scientifica e tutti quei professionisti in grado di promuovere un approccio “ One Health” della salute.

Attualmente l’aspettativa di vita in Italia è stimata in 83,4 anni con dati che autorizzano a sperare in ulteriori progressi in questo senso. Però il problema rimane quello di portare la buona qualità di vita il più vicino possibile alla fine naturale. Purtroppo, da questo punto di vista i dati non sono così positivi.  Ecco allora l’importanza dello stile di vita, caratterizzato dalle buone abitudini alimentari, da una attività fisica regolare, dai giusti tempi di attività e di riposo, che deve tendere a portare l’uomo e la donna a far coincidere il connubio qualità e durata della vita il più a lungo possibile”.

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Pogliaghi
Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.

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