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Piramide alimentare, dobbiamo rovesciarla?

Le nuove linee guida nutrizionali americane sembrano un deciso cambio di rotta rispetto alle indicazioni che privilegiano un maggior consumo di frutta e verdura. I primi commenti di gastroenterologi e nutrizionisti italiani

Le nuove Dietary Guidelines for Americans 2025–2030, presentate il 7 gennaio 2026 da Robert F. Kennedy Jr., Segretario alla salute del governo degli Stati Uniti, , stanno alimentando un dibattito che va ben oltre la nutrizione, toccando direttamente la prevenzione e la gestione delle principali patologie croniche, cardiovascolari, metaboliche e dell’obesità.

Annunciate con lo slogan eat real food, “mangiate cibo vero”, si concentrano sulla riduzione di zuccheri aggiunti e sull’aumento delle proteine, sia animali che vegetali. Puntando il dito soprattutto sugli alimenti ultrprocessati. Kennedy ha detto: “Stiamo mettendo fine alla guerra contro i grassi saturi.”

La nuova piramide e il commento dei gastroenterologi dell’Aigo

L’annuncio delle nuove linee guida è stato accompagnato dalla rappresentazione di un “piramide rovesciata” in cui le ormai consolidate indicazioni sul consumo di vegetali e frutta da privilegiare rispetto a carni rosse e latticini sembra ribaltate.

Fonte: Dietary Guidelines for Americans 2025–2030 (USDA, HHS)

In realtà, si legge in un comunicato di Aigo, Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi, si tratta “più che di una svolta, di un messaggio confuso”. Secondo l’Associazione nella nuova proposta si riscontra “un rimescolamento non sempre chiaro di principi già noti, con alcuni spunti condivisibili, ma un’impostazione comunicativa che rischia di generare confusione.”

Secondo Maurizio Vinti, presidente eletto Aigo Sicilia, la posizione dell’Associazione non è una critica  “ideologica” alle nuove indicazioni americane, ma un richiamo di sanità pubblica alla qualità del messaggio. L’Associazione riconosce come pienamente condivisibile l’invito a privilegiare “cibi veri” e a ridurre alimenti ultraprocessati, ma segnala che il documento “dice una cosa e spesso ne comunica un’altra”, soprattutto per il disallineamento tra testo e rappresentazione grafica dei cereali integrali.

Inoltre l’Aigo esprime perplessità su apporto proteico elevato ad ogni pasto e su latticini interi fino a tre volte al giorno, considerandoli poco trasferibili nel contesto italiano e potenzialmente generatori di un surplus calorico, con indicazioni poco concrete sulle porzioni (in particolare quando si evocano anche burro e grassi animali pur mantenendo il limite sui saturi).

La posizione della Sinu

La  Società Italiana di Nutrizione Umana (Sinu), da parte sua, richiama la necessità di personalizzare le raccomandazioni nutrizionali e di privilegiare la qualità delle fonti alimentari, ribadendo il valore della Dieta Mediterranea come modello solido e basato su evidenze per la prevenzione di diabete, obesità e malattie cardiovascolari nella pratica della medicina del territorio.

Ad Anna Tagliabue, presidente della Sinu, chiediamo  quali sono le possibili implicazioni cliniche a lungo termine di un aumento dell’apporto proteico a 1,2-1,6 g/kg/die, specialmente in pazienti che non seguono regimi di perdita di peso

l’assunzione di un eccessivo apporto proteico prevalentemente da fonti di origine animale è associato nella quasi totalità degli studi epidemiologici (a lungo termine) con un peggioramento del rischio cardiovascolare. Al contrario, una sostituzione pari anche solo al 3% dell’energia da proteine vegetali al posto di fonti animali può ridurre del 5% la mortalità da tutte le cause e specificamente per le malattie cardiovascolari. Inoltre, occorre ricordare che gli apporti proteici vanno necessariamente personalizzati in base alla condizione fisiologica o patologica del soggetto ed in base all’attività fisica praticata con corretta alternanza delle fonti come suggerito nella recente piramide alimentare della dieta mediterranea pubblicata da Sinu”.

Come dovrebbero orientarsi i medici di medicina generale di fronte alla liberalizzazione dei grassi saturi nelle linee guida USA, considerando il potenziale aumento del rischio cardiovascolare per i pazienti?

devono continuare a raccomandare ai pazienti di orientarsi verso alimenti e condimenti prevalentemente di origine vegetale perché la liberalizzazione dei grassi saturi non ha fondamento nell’evidenza scientifica. In realtà l’aumento indicato nelle LG è secondario alla raccomandazione di aumentare le fonti proteiche di origine animale come carni, uova, latte e formaggi che oltre alla quota proteica sono ricchi di questo tipo di grassi. È stato, talvolta, sostenuto che un maggiore consumo di grassi saturi determini un aumento delle LDL (Lipoproteine a Bassa Densità), di dimensioni maggiori e delle concentrazioni di colesterolo HDL (Lipoproteina ad Alta Densità), configurando un profilo lipidico apparentemente meno aterogeno. Tuttavia, le evidenze scientifiche attuali indicano che l’aumento del colesterolo HDL non si traduce automaticamente in una riduzione del rischio cardiovascolare e che il principale determinante del rischio rimane la concentrazione totale di colesterolo LDL e il numero di particelle aterogene. La dimensione delle LDL e l’aumento delle HDL non compensano l’incremento del carico aterogeno complessivo associato a un maggiore apporto di grassi saturi, motivo per cui le principali linee guida internazionali continuano a raccomandarne la limitazione a favore dei grassi insaturi”.

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Pogliaghi
Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.

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