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Reflusso, la valutazione del sintomo dominante

Una valutazione basata sull'intensità dei sintomi riferita dal paziente potrebbe consentire emergere il sintomo che più impatta sulla qualità vita, facilitando la scelta del trattamento mirato

Il monitoraggio del reflusso gastroesofageo (GERD) nell’ambulatorio del medico di medicina generale ha un ruolo importante sia per l’impostazione della terapia sia per l’eventuale invio ad approfondimenti diagnostici.

In questo ambito vengono utilizzati con successo questionari validati, tra cui Global Symptom Severity (GSS), GERD Questionnaire (GerdQ) e Reflux Symptom Index (RSI), utili per quantificare il carico sintomatologico e monitorare la risposta al trattamento. Sul Journal of Clinical Gastroenterology è appena uscito uno studio di validazione, che ha verificato l’utilità di un approccio chiamato Dominant Symptom Intensity (DSI), che consente di dare maggiore evidenza al sintomo più impattante del reflusso.

Come funziona il calcolo del DSI

Il punteggio DSI non deriva da un numero fisso di domande come altri questionari, ma viene calcolato moltiplicando le valutazioni di frequenza e gravità assegnate dal paziente a ciascun sintomo riferito. Utilizzando la Scala Likert a 5 punti (0-4) il paziente valuta per ogni sintomo del reflusso (pirosi, rigurgito, dolore epigastrico, dolore toracico, disfagia, tosse, ecc.):

  • frequenza: da 0 (mai) a 4 (episodi multipli ogni giorno)
  • gravità: da 0 (non grave) a 4 (estremamente grave).

Il periodo di riferimento sono i sintomi provati nelle ultime 2 settimane. Per ogni sintomo si moltiplica il valore della frequenza per quello della gravità. Il valore numerico più alto ottenuto tra tutti i sintomi valutati costituisce il DSI finale.

A differenza del classico GerdQ (che usa una scala 0-3 e somma i punti di 6 domande per arrivare a un massimo di 18), il DSI è progettato per far emergere il “sintomo dominante” che più impatta sulla vita del paziente, facilitando la scelta di un trattamento mirato.

Lo studio di validazione

Lo studio pubblicato sul Journal of Clinical Gastroenterology ha analizzato retrospettivamente i dati di 808 adulti (età media 53,8 anni; 65,2% donne) sottoposti a pH-impedenziometria delle 24 ore per sospetto GERD. I partecipanti hanno compilato questionari validati, oltre al calcolo del DSI basato su scale Likert per frequenza e severità dei sintomi nelle due settimane precedenti.

I risultati mostrano che il DSI correla significativamente con tutti gli strumenti validati (GSS: coefficiente di correlazione di Spearman R=0,682; GerdQ: R=0,414; RSI: R=0,577; p<0,0001), confermandone la validità clinica. Inoltre, il DSI risulta associato a parametri oggettivi di reflusso, quali il tempo di esposizione acida e il numero totale di episodi di reflusso, e inversamente correlato all’impedenza basale notturna, indicatore di integrità mucosale.

Per quanto riguarda l’accuratezza del test, l’analisi ROC (Receiver Operating Characteristic) evidenzia che il DSI ha una capacità diagnostica non inferiore rispetto agli strumenti tradizionali nel predire GERD. Nei pazienti con follow-up (n=148), il DSI si riduce significativamente dopo trattamento (circa -6 punti), con una forte correlazione sia con il miglioramento globale dei sintomi sia con la soddisfazione del paziente.

Nel complesso, concludono gli autori, il DSI rappresenta un indicatore affidabile e facilmente applicabile nella pratica clinica, utile per identificare il sintomo predominante e per monitorare nel tempo l’efficacia terapeutica, integrando i questionari standard nella valutazione del GERD.

GERDMMGreflusso gastroesofageo
alessandro visca
Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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