Gravidanza, il rischio cambia con l’età

Uno degli obiettivi di sviluppo del nuovo millennio, fissati nel 2000 dalle Nazioni Unite, è quello di ridurre la mortalità materna del 75% in 15 anni. Una sfida che non è stata vinta in molti paesi industrializzati. Si può ipotizzare che uno dei motivi sia che l’età media delle neomamme continua a crescere e la gravidanza oltre un certo limite di età è generalmente associata a un rischio maggiore di morbilità grave e mortalità, nonché di mortalità perinatale.

Per verificare questa ipotesi ricercatori del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Università della British Columbia, Vancouver, Canada hanno condotto uno studio retrospettivo su tutte le donne residenti nello Stato di Washington, Stati Uniti, che hanno partorito dal 1 ° gennaio 2003 al 31 dicembre 2013 (n = 828.269), con esclusione dei parti gemellari.
Sono stati confrontati nelle diverse età i tassi specifici di mortalità materna/grave morbilità (ad esempio, shock emorragico) ed esiti negativi fetali/infantili (ad esempio, morte perinatale).

I dati sono stati aggiustati per la parità delle donne, l’indice di massa corporea, la maternità assistita e altri potenziali fattori confondenti.

La gravidanza materna con eventi gravi è significativamente più elevata nelle madri adolescenti rispetto a quelle tra 25 e 29 anni (OR = 1.5, 95% CI 1.5-1.6) e aumenta esponenzialmente con l’età materna oltre 39 anni, da OR = 1.2 (95% CI 1.2-1.3 ) per le donne di età compresa tra i 35 e i 39 anni a OR = 5,4 (95% CI 2,4-12,5) per le donne di età compresa ≥50 anni.

L’elevato rischio di grave morbilità tra le madri adolescenti è scomparso dopo l’aggiustamento per i fattori confondenti, ad eccezione della sepsi materna (AOR = 1,2, 95% CI 1.1-1.4).

I tassi aggiustati di grave morbilità sono rimasti più alti tra le madri ≥35 anni, in particolarei casi di embolia del liquido amniotico (AOR = 8.0, 95% CI 2.7-23.7) e shock ostetrico (AOR = 2.9, 95% CI 1.3-6.6) tra le madri ≥40 anni e insufficienza renale (AOR = 15.9, 95% CI 4.8-52.0), complicanze degli interventi ostetrici (AOR = 4.7, 95% CI 2.3-9.5) e ricovero nell’unità di terapia intensiva (AOR = 4.8, 95% CI 2.0-11.9) tra quelli 45-49 anni.

Rispetto alle madri di 25-29 anni il rischio di gravi morbità sale dello 0.9% (95% CI 0.7% -1.2%) nelle madri di 40-44 anni, dell’1.6% (95% CI 0.7% -2.8%) per le madri di 45 -49 anni e del 6,4% per le madri ≥50 anni (95% CI 1,7% -18,2%).

 

Associazioni simili sono state osservate per esiti fetali e infantili. La mortalità neonatale è stata più elevata nelle madri adolescenti (AOR = 1,5, 95% CI 1,2-1,7), mentre le madri sopra i 29 anni hanno un maggiore rischio di bambini nati morti. Il tasso di gravi morbilità materne tra le donne sopra i 49 anni è stato superiore al tasso di mortalità/ grave morbilità dei figli.

Gil autori sottolineano che, nonostante la grande dimensione del campione, la significatività statistica era insufficiente ad esaminare l’associazione tra l’età materna e la morte o le rare forme di garvi morbidità.

In conclusione, le donne più anziane (≥40 anni) presentavano livelli significativamente elevati di alcune delle più gravi morbosità potenzialmente pericolose per la vita, tra cui insufficienza renale, shock, morbilità cardiaca acuta, gravi complicazioni degli interventi ostetrici e ammissione dell’ICU. Questi risultati, dicono gli autori, dovrebbero indurre ad informare meglio le donne sui rischi che ci sono nel rimandare la gravidanza oltre i quarant’anni e ad approntare strategie preventive specifiche per ridurre la mortalità e morbilità materna.

fonte: PLOS medicine

 

 

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