Malattie reumatiche, il ruolo del MMG e le richieste dei malati

Il medico di famiglia ha un ruolo centrale nella diagnosi delle malattie reumatiche, un insieme di patologie che interessa oltre 5 milioni di persone in Italia. La diagnosi è un passaggio fondamentale per affrontare queste patologie, anche se può avere un impatto psicologico negativo. Lo rivela un’indagine avviata dall’Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare, APMAR, che in una prima fase ha coinvolto oltre 300 persone con malattie reumatologiche severe residenti in 6 regioni italiane.

Per il 30% degli intervistati la diagnosi è stata un sollievo perché ha dato finalmente un nome ai dolori e alle sofferenze che si provavano, nel 32% dei casi invece ha portato ad uno scoraggiamento e ad una perdita di fiducia verso il futuro. In questo stesso studio oltre il 70% degli intervistati attribuisce al medico di MMG un ruolo importante nell’individuazione della malattia e nelle successive fasi terapeutiche.

 

Fonte: Swg, APMAR, ottobre 2017

L’indagine evidenzia le grandi difficoltà che la malattai comporta per la vita lavorativa e di relazione. Il 30% di chi aveva un lavoro al momento dell’insorgenza della malattia lo ha dovuto abbandonare o limitare fortemente; il 65% ha visto ridurre in maniera importante le proprie attività sociali e il 3% dichiara di non avere più alcuna vita sociale.

L’indagine evidenzia anche le difficoltà di accesso ai farmaci: per il 40% degli intervistati i farmaci necessari non sono erogati dal sistema sanitario nazionale, il 56% lamenta la confusione presente tra gli addetti ai lavori rispetto ai livelli di esenzione e il 19% dichiara di non riuscire a procurarsi i farmaci previsti per le proprie terapie.

A fronte di questi dati, Antonella Celano, Presidente di Apmar avanza tre richieste ai responsabili nazionali e regionali della Sanità: l’applicazione immediata del piano della cronicità per garantire la presa in carico globale del paziente e uniformare la qualità dell’assistenza, la revisione dei Lea e la garanzia di continuità terapeutica.

“Le informazioni che giungono da molte regioni sono allarmanti – ha dichiarato Celano – e dimostrano quanto ci sia ancora da lavorare per garantire un’assistenza omogenea alle persone con malattie reumatologiche in Italia. Rimangono ancora infatti una serie di problematicità per quanto riguarda l’accesso alle strutture (46% degli intervistati calabresi), tempi di attesa (48% di giudizi negativi nel Lazio e in Calabria)”.

“Chiediamo quindi – ha detto il Presidente di Apmar – che vengano costruiti percorsi di cura individualizzati in base alle esigenze di chi è colpito da queste patologie e spesso è costretto a bussare a molte porte prima di trovare il medico ‘giusto’ che possa accompagnarlo nel suo percorso. Sono i viaggi della speranza, che spesso portano il paziente a dover attraversare tutto lo Stivale per riuscire ad ottenere una diagnosi, sottoporsi ad una terapia infusionale o semplicemente ad una visita di controllo”.

L’APMAR ha organizzato la giornata di sensibilizzazione #Diamoduemani. L’appuntamento è per il 15 ottobre 2017, in piazza di Spagna a Roma, dalle 10 alle 18.

Le malattie reumatiche in Italia
In Italia le malattie reumatiche colpiscono oltre 5 milioni e mezzo di persone, circa il 10% della popolazione. Le malattie reumatiche sono più di un centinaio. Artrosi è la patologia reumatica più diffusa, ne soffrono oltre 2,5 milioni di persone, soprattutto nella terza età. Fibromialgia, circa 1,5 – 2 milioni di persone, 9 pazienti su 10 sono donn. Spondilite anchilosante, si manifesta in soggetti geneticamente predisposti di giovane età (15-35 anni), predilige gli uomini alle donne, con un rapporto di 9:1. Gotta, 500mila persone soprattutto uomini.
Le patologie infiammatorio croniche in Italia sono circa 600 mila e comprendono: artrite reumatoide, 300mila persone (per ogni uomo affetto ne soffrono 5 donne, specialmente in età fertile). Artrite psoriasica, si stimano tra i 12 e i 60 mila pazienti (tra il 5 e il 30% con psoriasi). Lupus, oltre 60 mila 9 pazienti su 10 sono donne (colpisce in età fertile tra i 15 e 35 anni).

fonte: APMAR