Covid-19, allarme per l’interruzione delle cure dei malati cronici

dottore pneumoL’impatto della pandemia da Covid-19 sul sistema sanitario ha inciso pesantemente sulla continuità terapeutica dei pazienti con patologie croniche come malattie cardiovascolari, reumatiche e osteoporosi. Si è ridotta in modo significativo la prescrizione di terapie farmacologiche, soprattutto quelle preventive e per condizioni asintomatiche. Riduzioni che hanno raggiunto l’85% per i pazienti di nuova diagnosi. Numeri che non sono giustificabili con una corrispondente riduzione dell’incidenza delle patologie.

L’allarme è stato lanciato da diverse associazioni dei pazienti che hanno sottolineato i pericoli provocati dal minore ricorso a terapie per la prevenzione di eventi cardiovascolari, fratture ossee, o per controllare la progressione dell’artrite reumatoide. Una situazione a cui hanno contribuito la distribuzione esclusivamente ospedaliera di alcuni farmaci, i piani terapeutici e altri modalità di dispensazione che richiedono un iter complicato.

Farmaci più accessibili, soprattutto per i pazienti fragili

La Fondazione Italiana per il Cuore, La Fondazione Giovanni Lorenzini, la Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso (FIRMO), l’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR Onlus) e l’Associazione di Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la Salute e la Prevenzione chiedono di rendere più accessibili farmaci di ampio uso indicati per pazienti fragili per prevenire il peggioramento della malattia (osteoporosi, artrite reumatoide, artrite psoriasica, psoriasi) o eventi acuti gravi (infarti, ictus).

Le associazioni ricordano che il governo ha disposto la possibilità per i farmaci erogati in regime di distribuzione diretta da parte delle strutture pubbliche di passare alla “distribuzione per conto” da parte delle farmacie convenzionate. Alcune aziende hanno messo in atto progetti di consegna a domicilio dei farmaci; così come Federfarma e A.S.SO.FARM (farmacie comunali) hanno dato la loro disponibilità per la consegna diretta. Tuttavia non sono stati presi provvedimenti coerenti in tutte le Regioni.

“La conseguenza – afferma Emanuela Folco, presidente della Fondazione Italiana per il Cuore e Segretario Generale della Fondazione Giovanni Lorenzini – è che ancora una volta la terapia per evitare gli eventi cardiovascolari anche in soggetti ad alto rischio passa in secondo piano. Continuiamo a rimuovere l’evidenza, suffragata scientificamente, che gli eventi cardiovascolari sono la prima causa di morte. Oggi abbiamo di fronte a noi una grande occasione per ripensare il nostro modello di assistenza e finalmente dare l’importanza che merita al cardiovascolare, che nell’ultimo Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 del Ministero della Salute resta in secondo piano.”

 

Maria Luisa Brandi, Presidente della Fondazione Italiana Ricerca Malattie dell’Osso e professoressa di Endocrinologia e malattie del metabolismo presso l’Università di Firenze spiega come l’osteoporosi rappresenta il paradigma perfetto della patologia cronica silente: “Senza sintomi per anni, quanto avviene una frattura l’impatto clinico è molto significativo anche sulla qualità di vita di una paziente, basti pensare a una frattura del femore. Non solo. Ha anche un impatto economico considerevole, stimabile in circa 6.500 nell’anno successivo alla frattura. Per questo le cure non possono essere interrotte o ridotto il numero delle prescrizioni in funzione di un numero di nuovi pazienti costanti nel tempo, se non in aumento per l’invecchiamento della popolazione. Anche in questo caso ci auguriamo che l’esperienza del Covid-19 si tramuti in un’occasione per ripensare il trattamento della cronicità, sempre più teso a prevenire eventi come le fratture che non a curarne le conseguenze.”

È fondamentale che le Istituzioni, dall’AIFA alle Regioni ascoltino le voci delle rappresentanti delle Associazioni e Fondazioni – sottolinea Antonio Tomassini, presidente dell’Associazione di Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la Salute e la Prevenzione. Da quanto avvenuto nell’emergenza COVID 19 si deve imparare a dare un nuovo peso alla cronicità, soprattutto a quella dei pazienti più a rischio, che più rischiano di essere penalizzati dalle difficoltà di accesso alle cure. Abbiamo di fronte una grande occasione: ripensare e semplificare i modelli di assistenza per essere più vicini alle esigenze dei pazienti, limitando sempre di più la burocrazia.”

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento il 10 Ottobre 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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