Ipertensione, beta-bloccanti sicuri anche in gravidanza

Una terapia antipertensiva con beta-bloccanti nel primo trimestre di gravidanza non aumenta il rischio di malformazioni nel nascituro. Sono i risultati di uno studio condotto sui registri sanitari di 5 paesi del Nord Europa e degli Stati Uniti.

La ricerca, pubblicata su Annals of Internal Medicine, ha preso in considerazione 3.577 gestanti con diagnosi di ipertensione nei paesi nordici e 14.900 negli Stati Uniti. Di queste 682 (19.1%) e 1.668 (11.2%), rispettivamente, sono state trattate con beta-bloccanti nel primo trimestre.

Il rischio relativo (RR) aggiustato e la differenza di rischio per 1.000 persone (RD1000) trattate con beta-bloccanti è risultato 1,07 (IC 95%, 0,89-1,30) e 3,0 (IC, da -6,6 a 12,6), rispettivamente, per qualsiasi maggiore malformazione; 1,12 (IC, 0,83-1,51) e 2,1 (IC, da -4,3 a 8,4) per qualsiasi malformazione cardiaca; e 1,97 (CI, 0,74-5,25) e 1,0 (IC, da -0,9 a 3,0) per labbro leporino. Per le malformazioni del SNC, l’RR aggiustato era di 1,37 (IC, da 0,58 a 3,25) e RD1000 era 1,0 (IC, da -2,0 a 4,0) (basato solo sui dati di coorte statunitensi).

Gli autori sottolineano che l’ipertensione in gravidanza è un fenomeno in crescita, probabilmente collegato con l’aumentare dell’obesità e dell’età media delle gestanti. Negli Stati Uniti i beta-bloccanti sono una delle classi di farmaci antipertensivi più frequentemente utilizzate in gravidanza e alcuni studi sul modello animale hanno mostrato possibili interferenze sul corretto sviluppo del feto, inoltre e una recente metanalisi non ha rilevato un aumento significativo delle malformazioni congenite, ma ha segnalato un aumento dei rischi per difetti cardiaci, labbro o palato leporino e difetti del tubo neurale.

Questi nuovi dati, secondo gli autori, rassicurano sui possibili rischi e indicano che non è plausibile un significativo aumento delle malformazioni alla nascita causato dall’uso dei betabloccanti in gravidanza. Inoltre, gli autori dello studio fanno notare che gli eventuali rischi per il feto devono essere bilanciati con i rischi per la madre legati a un’ipertensione non trattata.

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