Prevenzione, città mobilitate contro il diabete urbano

Metropoli di tutto il mondo studiano nuove strategie per ridurre l’impatto delle amalattie croniche. Primo obiettivo favorire l’attività fisica.

Quando si pensa alle minacce per la salute per chi vive in città viene subito in mente l’inquinamento atmosferico. In realtà sono gli stili di vita errati, in primo luogo la scarsa attività fisica, a fare più danni.

Lo dicono i dati presentati all’11° Italian Diabetes & Obesity Barometer Forum,: secondo l’OMS, a livello globale, all’inquinamento vanno collegate 3,7 milioni di morti l’anno, ma ben 3,2 milioni sono da mettere in rapporto con la scarsa attività fisica a cui vanno aggiunti  4,4 milioni di morti legate all’obesità e 0,4 milioni causate dall’ipertensione. Da questo quadro si ricava che 2/3 della mortalità è legata allo stile di vita e solo 1/3 all’inquinamento.

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“Malattie come il diabete e l’obesità, responsabili anche di un aumento del rischio cardiovascolare, costituiscono un serio problema per le città – spiega Francesco Purrello, presidente Società Italiana di Diabetologia (SID). – Basti pensare al fatto che il 65 per cento delle persone con diabete vive in ambiente urbano e ben il 44 per cento di tutti i casi di diabete tipo 2 è attribuibile proprio all’obesità e al sovrappeso, malattie legate soprattutto agli stili di vita scorretti.”

Per questo si parla di diabete urbano, sottolineando lo stretto legame esistente tra gli stili di vita prevalenti nelle città e il costante aumento dell’incidenza delle malattie metaboliche.

“Il problema non può più essere sottovalutato, tanto più considerando la crescita costante della popolazione urbana mondiale, che ogni anno aumenta di circa 60 milioni di persone – ribadisce Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi (AMD) – Secondo l’International Diabetes Federation nei prossimi 25 anni 3 persone con diabete su 4 vivranno nelle città. È tempo quindi sia di pensare diversamente la nostra vita e di cambiare i nostri comportamenti come cittadini ma anche fare in modo che i centri urbani siano più salutari”.

Per creare un’allenza tra medici e amministratori delle città è nato nel 2014 il programma Cities Changing Diabetes promosso da Novo Nordisk, con un investimento di 20 milioni di dollari, in collaborazione con University College London e Steno Diabetes Center oltre a partner nazionali che comprendono istituzioni, comunità diabetologiche e sanitarie, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore.

Al programma hanno aderito le città di Houston, Copenaghen, Tianjin, Shanghai, Vancouver, Johannesburg e Città del Messico, alle quali, nel 2107 si è aggiunta anche Roma. Il primo obiettivo è quello di raccogliere dati sull’incidenza delle malattie croniche, come tumori, diabete, malattie cardiovascolari. in una seconda fase è previsto lo scambio di informazioni a livello nazionale e internazionale, per arrivare infine all’ultimo step, che prevede un piano d’azione per migliorare gli stili di vita degli abitanti delle città.

Fra le iniziative in primo piano c’è quella di favorire la pedonalizzazione delle nostre città. Tra le prime ricerche condotte su larga scala c’è uno studio su 22 città del Regno Unito, pubblicato sull’International Journal of Hygiene and Environmental Health, che ha trovato una relazione tra ampliamento delle aree pedonale e diminuzione dell’incidenza di alta pressione e malattie metaboliche nella popolazione. Dati che stanno spingendo sindaci e amministratori di molte città del mondo a ripensare l’urbanistica in favore dei pedoni e dei ciclisti.

Una tendenza culturale che possiamo riassumere con le parole del sindaco di Bogotà in Colombia, Enrique Peñalosa: “Dio ci ha fatto pedoni. Come un pesce ha bisogno di nuotare, un uccello di volare, un cervo di correre, noi uomini dobbiamo camminare; non per sopravvivere, ma per essere felici”.

(cit da A. Lenzi et. al. Walkeable cities per ridurre il rischio cardiovascolare, l’obesità e il diabete. Italian Health Policy Brief, Altis 2018)

 

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