La dieta che salva il pianeta Terra e i suoi abitanti

Ridurre del 50% entro il 2050 il consumo globale di carne rossa e zuccheri e raddoppiare quello di frutta, verdura, noci e legumi. Questa, in estrema sintesi, contenuta nel rapporto “Food planet Health” presentato dalla EAT-Lancet Commission, un organismo di 37 esperti provenienti da 16 paesi, con competenze in materia di salute, nutrizione, sostenibilità ambientale, sistemi alimentari, economia. Il lavoro, durato due anni, valuta gli effetti che avrebbe sull’ambinete e sulla salute umana un cambiamento delle abitudini alimentari a livello planetario.

Secondo il rapporto, pubblicato su Lancet, intervenire sui consumi e la produzione di alimenti è urgente e necessario per almeno tre motivi: tre miliardi di persone hanno problemi di malnutrizione (sono sottonutriti o sovralimentati), il sistema di produzione e consumi di alimenti, destinato a crescere con il miglioramento delle condizioni economiche dei paesi in via di sviluppo, genera inquinamento ambientale e contribuisce al riscaldamento globale.

Riequilibrare le abitudini alimentari a livello globale porterebbe a benefici sostanziale per la salute pubblica e per la biosfera.

Nutrirsi bene e con una produzione sostenibile

Come garantire il giusto apporto calorico ai 10 miliardi di persone che abiteranno il pianeta nel 2050 in modo compatibile con le risorse disponibili? La commissione ha definito un modello di  menu sostenibile, che prevede l’apporto di 2500 kcal al giorno (per un invididuo di circa 30 anni e del peso di 70 kg) senza danni per la salute e l’ambiente.

 

fonte: “Healthy Diets From Sustainable Food Systems – Food Planet Health”, EAT Lancet Commission Summary Report – gennaio 2019, mod.

“Una dieta sana – ricorda uno dei direttori della Commissione, Walter Willett dell’Università di Harvard (USA) – deve avere un apporto calorico adeguato, fornito da una varietà di alimenti a base vegetale, basse quantità di alimenti a base animale, più grassi insaturi che grassi saturi e una quantità modesta di cereali raffinati, di cibi altamente trasformati e di zuccheri aggiunti. I modelli alimentari che suggeriamo sono compatitbili con diversi sistemi agricoli, tradizioni culturali e preferenze alimentari individuali, tra cui le diete onnivore, vegetariane e vegane. ”

Sulla base di di tre diversi sistemi di monitoraggio globale del rischio (Comparative Risk, Global Burden of Disease e Global Risk) la commissione ha stimato che un riequilibrio dei consumi alimentari potrebbe evitare ogni anno circa 11 milioni di morti riducendo le morti premature in una percentuale che va dal 19 al 23,6%.

Gli effetti sull’ambiente

«La produzione alimentare è la più grande causa del cambiamento ambientale globale. L’agricoltura occupa circa il 40% della terra, e le produzioni di cibo sono responsabili
di una percentuale che vale fino al 30% delle emissioni di gas a effetto serra sul pianeta e fino al 70% del consumo di acqua dolce».

Lo scenario che abbiamo di fronte impone di conciliare l’aumento della produzione di alimenti, necessario per soddisfare le crescenti richieste alimentari della popolazione mondiale con modelli produttivi che limitino il l’uso di terra e acqua, evitino la perdita di perdita di biodiversità e tengano conto anche delle emissioni in grado di modificare l’ambiente.

«La produzione alimentare – scrive infatti la EAT-Lancet Commission – è una fonte primaria di metano e ossido nitroso, che hanno rispettivamente 56 volte e 280 volte il potenziale di riscaldamento globale (in 20 anni) dell’anidride carbonica. Il metano viene prodotto durante la digestione in ruminanti, quali mucche e pecore, o durante la decomposizione anaerobica del materiale organico in risaie allagate. Il protossido di azoto deriva principalmente dai microbi del suolo nei campi coltivati e pascoli, ed è influenzata dalla gestione della fertilità del suolo, come l’applicazione di fertilizzanti».

fonte: “Healthy Diets From Sustainable Food Systems – Food Planet Health”, EAT Lancet Commission Summary Report – gennaio 2019, mod.

Il rapporto della EAT-Lancet Commission mostra che un intervento sui modelli di consumo alimentare è in grado di modificare in modo sostanziale un trend che sta alzando il rischio ambientale. Per quanto riguarda la salute è sufficiente considerare il dato sulla denutrizione (815 milioni di persone denutrite nel mondo) affiancato a quello sull’obesità, che è triplicato dal 1975 e oggi fa registrare 1,9 miliardi di persone in sovrappeso, con più di 650 milioni di obesi.

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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