Colesterolo alto, non è più un problema solo dei paesi occidentali

Livelli elevati di colesterolo non HDL costituiscono uno dei maggiori fattori di rischio per patologie cardiovascolari. Si calcola che nel 2017 il colesterolo alto non HDL è stato responsabile di circa 3,9 milioni di morti (IC 95% 3,7 – 4,2 milioni) in tutto il mondo, la metà dei quali in Asia e Oceania.

Generalmente l’ipercolesterolemia viene considerata un problema dei paesi a più alto reddito, in cui la popolazione ha una dieta a più alto contenuto di lipidi. Tuttavia, negli ultimi decenni per effetto dei cambiamenti nella dieta dei paesi orientali e della diffusione dei farmaci ipolipidemizzanti nei paesi occidentali il panorama è profondamente cambiato.

Una visione d’insieme è offerta da una ricerca pubblicata su Nature che ha riunito i dati di 1,127 studi di popolazione con la misurazione dei livelli lipidici di 102,6 milioni di persone in 200 paesi di tutto il mondo dal 1980 al 2018. Lo studio è stato condotto dalla NCD Risk Factor Collaboration (NCD-RisC), una rete di scienziati della salute in tutto il mondo che raccoglie dati sui principali fattori di rischio per le malattie non trasmissibili per tutti i paesi del mondo.

Un nuovo epicentro dell’ipercolesterolemia

A livello globale, dal 1980 al 2018, la prevalenza totale di livelli alti di colesterolo totale o non HDL non è molto variata, tuttavia è sensibilmente cambiata la distribuzione sul pianeta. Infatti si riscontra un evidente aumento nei paesi a basso e medio reddito,soprattutto asiatici e la diminuzione nei paesi occidentali ad alto reddito, specialmente quelli nell’Europa nordoccidentale, centrale e orientale.

Il primato del colesterolo alto, che nel 1980 era in paesi occidentali come Belgio, Finlandia, Groenlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Svizzera e Malta è passato a paesi dell’Asia e nel Pacifico, come Malesia, Filippine e Thailandia.

 

 

Le cartine mostrano la variazione per decennio del colesterolo medio non HDL
standardizzato per età nelle donne (a) e negli uomini (b).
In rosso i paesi dove si è registrato l’aumento, in verde quelli in cui è in diminuzione.
(da Nature, 2020, mod.)

secondo gli autori della ricerca l riposizionamento globale del rischio correlato ai lipidi, con uno spostamento del colesterolo non ottimale  da una caratteristica tipica dei paesi ad alto reddito nell’Europa nordoccidentale, del Nord America e dell’Australasia a uno che colpisce i paesi dell’Asia orientale e sudorientale e dell’Oceania, dovrebbe incentivare nuove politiche di prevenzione a livello globale.

Ultimo aggiornamento il 8 Giugno 2020 di Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.