Disfunzioni tiroidee e nutrizione, esiste una dieta della tiroide?

Ci sono evidenze scientifiche che possono supportare consigli dietetici specifici per chi soffre di disfunzioni tiroidee? Possono essere utili gli integratori alimentari? In sostanza esiste una “dieta della tiroide”?

Se lo chiedono in un lungo editoriale pubblicato on line su Medscape, Angela M. Leung e Gonzalo J. Acosta del dipartimento di Endocrinologia della University of California (UCLA) di Los Angeles (Usa). Ecco le indicazioni contenute in questo focus su dieta e tiroide.

Iodio: a chi serve la supplementazione

Il corretto funzionamento della tiroide richiede una quantità sufficiente di iodio assunto dagli alimenti o con integratori. La quantità raccomandata è di 150 µg di iodio al giorno, mentre alle donne in gravidanza e in allattamento si consigliano quantità maggiori (220 µg/giorno e 290 µg/giorno, rispettivamente). Lo iodio è contenuto nel sale iodato (il sale marino senza supplementazione non contiene iodio) nel pesce e frutti di mare e in alcuni tipi di pane e cereali.

Secondo gli autori di questo articolo, raccomandare una supplementazione di iodio è particolarmente importante per le donne durante la gravidanza e in allattamento.

L’assunzione di una quantità eccessiva di iodio può causare ipotiroidismo o ipertiroidismo. Ci sono anche prove che l’eccesso di iodio cronico può indurre tiroidite autoimmune, perché la tireoglobulina iodata è immunogena. Per questi motivi, l’American Thyroid Association raccomanda di evitare integratori contenenti >500 µg di iodio per dose giornaliera.

Verdure crucifere, non vanno eliminate

Le verdure crucifere (cavolfiore, cavolo, broccoli, cavoletti di Bruexelles, ecc,) e i prodotti a base di soia, poiché tendono a ridurre la quantità di iodio disponibile nella tiroide possono favorire l’ingrossamento della ghiandola (gozzo tiroideo). Ne consegue che questi vegetali dovrebbero essere eliminati dalla dieta di chi ha problemi con la funzionalità della tiroide. È proprio così? Gli autori specificano che attualmente non ci sono evidenze che permettano di indicare quale sia la quantità di verdure crucifere assunte con la dieta sufficiente per interferire con il funzionamento della tiroide. Quindi non c’è nessun motivo per rinunciare ai benefici apportati da questi vegetali, se assunti in quantità normalmente compatibile con una dieta equilibrata.

Soia, sicura nelle giuste quantità

I prodotti dietetici a base di soia (tra cui latte di soia, tofu, salsa di soia, tempeh e miso), contengono isoflavoni, composti polifenolici classificati anche come fitoestrogeni per i loro effetti simili agli estrogeni. Poiché gli isoflavoni possono inibire l’azione della perossidasi tiroidea, enzima necessario per la sintesi dell’ormone tiroideo, è stato suggerito che l’assunzione di soia con la dieta possa aumentare il rischio di ipotiroidismo.

Allo stesso modo, è possibile che una dose maggiore di sostituto dell’ormone tiroideo possa essere richiesta nei pazienti in trattamento per ipotiroidismo che consumano elevate quantità di soia.

Tuttavia, specificano gli autori di questo articolo, i test scientifici indicano effetti negativi molto limitati sulla funzione tiroidea con un consumo di quantità normali di soia. L’elevato consumo di soia tra individui eutiroidei e subclinicamente ipotiroidei è stato correlato con aumenti lievi dei livelli sierici di ormone stimolante la tiroide (TSH); non ci sono stati cambiamenti nei livelli di ormone tiroideo libero. Un’eccezione è rappresentata dal latte artificiale a base di soia somministrato a neonati con ipotiroidismo congenito. Può essere necessario un aumento della dose di levotiroxina per far fronte adeguatamente alle loro esigenze di ormone tiroideo.

Gli autori concludono che il consumo di una quantità ragionevole di soia non aumenta il rischio di disfunzione alla tiroide.

Micronutrienti minerali

Il selenio è un micronutriente importante per il metabolismo dell’ormone tiroideo. La quantità giornaliera raccomandata negli Stati Uniti per il selenio negli uomini e nelle donne non gravide e che non allattano è di 55 µg. Le fonti alimentari più ricche di selenio sono i frutti di mare e le interiora. Le fonti tipiche nella dieta occidentale sono pane, cereali, carne, pollame, pesce e uova.

La maggior parte dei dati sul selenio e sulle malattie della tiroide riguardano la tiroidite autoimmune cronica. Alcuni studi hanno suggerito che la supplementazione di selenio nella malattia tiroidea autoimmune può essere utile, perché bassi livelli sono stati associati a maggiori rischi di gozzo e noduli tiroidei. Tuttavia, sebbene l’assunzione di selenio possa ridurre i titoli sierici degli autoanticorpi tiroidei a breve termine, non è chiaro se queste riduzioni anticorpali siano correlate al mantenimento a lungo termine della normale funzione tiroidea o con una diminuzione degli esiti ostetrici avversi nelle donne in gravidanza con positività sierica agli anticorpi tiroidei. Generalmente, scrivono gli autori di questo focus, non raccomandiamo l’integrazione di selenio ai nostri pazienti al solo scopo di favorire la disfunzione tiroidea o l’autoimmunità tiroidea.

Un’eccezione, tuttavia, è nei pazienti con oftalmopatia di Graves lieve. In questa popolazione, l’integrazione di selenio può migliorare la qualità della vita e il decorso delle malattie degli occhi. La European Thyroid Association/European Group on Graves ‘Orbitopathy raccomanda 200 mg al giorno come ciclo di 6 mesi per questi pazienti.

Zinco, rame e magnesio. I ruoli di zinco, rame e magnesio nella sintesi e nel metabolismo degli ormoni tiroidei non sono ben definiti. Con le evidenze attualmente disponibili l’integrazione di questi oligoelementi esclusivamente allo scopo di promuovere la funzione tiroidea non è supportata.

Fluoro. Il fluoro si trova naturalmente nell’ambiente o artificialmente nell’acqua potabile pubblica (aggiunto per la prevenzione della carie dentale). È anche presente in prodotti come tè, alimenti trasformati, prodotti dentali, integratori e alimenti spruzzati con pesticidi contenenti fluoro. Studi sugli animali risalenti agli anni ’70 hanno descritto riduzioni dei livelli sierici di ormoni tiroidei dovute all’esposizione al fluoro, sebbene non sia stato stabilito un meccanismo chiaro. Negli esseri umani, gli studi che esaminano la relazione tra l’esposizione al fluoro e l’ipotiroidismo hanno mostrato risultati contrastanti. Uno studio più recente basato sulla popolazione ha descritto un lieve aumento dei livelli sierici di TSH tra gli adulti carenti di iodio con livelli più elevati di fluoruro urinario. Se questi risultati siano clinicamente rilevanti rimane poco chiaro in assenza di rigorosi studi clinici. Sulla base dei dati osservazionali disponibili, è difficile determinare quale grado di esposizione al fluoro possa influire negativamente sulla salute della tiroide.

Infine, gli autori fanno un breve cenno alla possibile influenza sul funzionamento della tiroide di alcuni regimi alimentari sempre più diffusi.

Dieta senza glutine e tiroide

Esistono evidenze di una relazione tra celiachia e malattia tiroidea autoimmune. Una meta-analisi di studi che hanno incluso quasi 95mila pazienti ha mostrato una prevalenza tre volte maggiore di malattie della tiroide (in particolare, tiroidite di Hashimoto) tra i pazienti celiaci rispetto ai soggetti non celiaci. Pertanto, affermano gli autori, sembra ragionevole la proposta di sottoporre a screening per la celiachia i pazienti con malattia tiroidea autoimmune e viceversa.

Per quanto riguarda la dieta senza glutine non ci sono evidenze sufficienti sul fatto che questo regime alimentare in assenza di celiachia possa influire nella salute dei pazienti con o senza malattia tiroidea accertata.

Infine non ci sono chiare evidenze sulla possibile influenza sul rischio di cancro alla tiroide, del consumo di grassi animali, di caffè, tè o alcol e neppure sui possibili benefici di una supplementazione di viatamina D.

Le raccomandazioni

Gli autori concludono che ci ancora molti aspetti da approfondire della complessa relazione tra malattie della tiroide, dieta e integratori alimentari. Allo stato attuale le evidenze supportano solo i seguenti consigli:

  • 150 µg di iodio al giorno nelle persone con restrizioni dietetiche o che stanno considerando una gravidanza, in gravidanza o  in allattamento al seno;
  • non evitare le verdure crocifere o la soia negli adulti, se consumate in quantità ragionevoli;
  • consultare il medico sulla malattia degli occhi della tiroide, per la quale il selenio potrebbe apportare benefici.

Ultimo aggiornamento il 26 Maggio 2021 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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