Neuroscienze, il segreto della felicità tra geni e connectoma

Una decina d’anni fa i primi studi scientifici sulla natura della felicità dell’Università di Edimburgo avevano indicato sul Journal of Psychological Science (1) che questo sentimento da una parte è soggetto a molteplici influenze situazionali esterne come ad esempio la carriera professionale o lo stile di vita e, dall’altra, a influssi genetici che inducono particolari tratti della personalità che sono alla base del benessere psicologico, come ad esempio una natura estroversa e accomodante con la tendenza a non preoccuparsi mai troppo.

Da questo filone di ricerca è nata l’ipotesi del gene della felicità (2) individuato nel 2016 da un consorzio internazionale di 142 centri di ricerca che, dopo aver studiato il genoma di quasi 300mila persone, hanno pubblicato su Nature Genetics (3) uno studio che indica come la felicità sia geneticamente determinata nella misura del 40%, rendendo alcune persone biologicamente predisposte a essere più felici delle altre.

I cardini di tale sentimento sarebbero tre:

  • sentirsi soddisfatti
  • essere capaci di gioire delle cose di ogni giorno e
  • avere uno scopo

Tutti gli altri possono comunque far aumentare la loro felicità non già vincendo all’enalotto dato che la scienza ha dimostrato che il denaro regala soltanto una felicità transitoria (4), bensì dedicandosi ad attività come il volontariato o l’esercizio fisico, anche moderato, oppure al contatto con la natura (5) che, invece, danno una felicità più duratura in particolare perché sostenuta da produzione di endorfine (6).

Il connectoma della felicità

Al di là della “fortuna” genetica perché c’è chi nasce felice e chi invece può diventarlo? Una risposta arriva da uno studio dell’Università di Tokio (7) appena pubblicato su Brain & Behaviour che indica come sia i geni con cui abbiamo la fortuna di nascere, sia gli sforzi che facciamo per irrobustire la nostra vena gioiosa abbiano tutti una via ultima comune: lo sviluppo di particolari circuiti che formano un particolare connectoma, cioè un circuito dedicato, che ci rende capaci di essere contenti.

Usando come riferimento uno dei capisaldi della felicità e cioè la soddisfazione personale intesa come valutazione cognitiva della qualità della propria vita nel suo insieme (8) correlata alla propria autostima (9), i ricercatori giapponesi sono riusciti a visualizzarlo tramite risonanza magnetica funzionale RS, cioè resting state grazie alla quale hanno anche individuato quali centri stanno ai capi dei circuiti del connectoma analizzando il loro livello di attivazione calcolata in base alle associate variazioni di frequenza BOLD del flusso sanguigno (vedi figura):

  • la ACC, sigla di corteccia cingolare dorsale anteriore,
  • la VAN, sigla di rete ventrale dell’attenzione e
  • il SISTEMA LIMBICO, in questo caso fondamentale nel riorientamento dell’attenzione, della motivazione e delle emozioni

È risultato inaspettatamente ridotto il contributo della DMN (default mode network), la rete che genera quel pensiero ondivago tipico della mente a riposo e dei sogni a occhi aperti usata per fantasticare. Era stata invece spesso chiamata in causa come area preponderante in precedenti studi sul benessere psicologico: ne fanno parte il lobo temporale mediale che ci dà informazioni sulle esperienze passate, il lobo prefrontale mediale che le gestisce in maniera flessibile e quello cingolare posteriore che le integra.

Un protocollo per la felicità

Ma l’applicazione pratica è stata la messa a punto di un protocollo con cui predire tramite Risonanza RS il livello di soddisfazione del soggetto.

Ciò, di converso, fornisce anche una spiegazione neurofisiologica ai motivi per cui determinate attività, come ad esempio quella fisica, possono aumentarla: fanno infatti variare questo connectoma che diventa la cartina tornasole della felicità indicando se è meglio dedicarsi, ad esempio, al footing piuttosto che alle gite fuoriporta.

È il primo passo per interventi mirati ad aumentare in maniera scientifica felicità e soddisfazione poi verificabili tramite Risonanza RS in base alle variazioni indotte sul connectoma dall’attività svolta e non più solo dai sentimenti dei soggetti che, per quanto indagabili tramite apposite scale neuropsicologiche, non potevano essere così precisi.

 

BIBLIOGRAFIA
  1. Weiss A et al. Happiness is a personal(ity) thing: the genetics of personality and well-being in a representative sample, Psychol Sci . 2008 Mar;19(3):205-10, doi: 10.1111/j.1467-9280.2008.02068.x.
  2. Chakrabarti, B., Baron-Cohen, S. Variation in the human cannabinoid receptor CNR1 gene modulates gaze duration for happy faces. Molecular Autism 2, 10 (2011). https://doi.org/10.1186/2040-2392-2-10
  3. Okbay A et al. Genetic variants associated with subjective well- being, depressive symptoms, and neuroticism identified through genome-wide analyses, Nat Genet. 2016 Jun; 48(6):624-33, doi: 10.1038/ng.3552. Epub 2016 Apr 18
  4. Twenge, J. M., & Cooper, A.B. (2020). The expanding class divide in happiness in the United States, 1972–2016. Emotion. Advance online publication. https://doi.org/10.1037/emo0000774
  5. Zhanga JW et al. An occasion for unselfing: Beautiful nature leads to prosociality, Journal of Environmental Psychology, https://doi.org/10.1016/j.jenvp.2013.11.008
  6. Dishman RK, O'Connor PJ. Lessons in exercise neurobiology: The case of endorphins, https://doi.org/10.1016/j.mhpa.2009.01.002
  7. Itahashi T et al. Prediction of life satisfaction from resting-state functional connectome, Brain and Behaviour, 22 August 2021, https://doi.org/10.1002/brb3.2331
  8. Pavot W, Diener E. (2008). The Satisfaction With Life Scale and the emerging construct of life satisfaction. The Journal of Positive Psychology, 3(2), 137–152. https://doi.org/10.1080/17439760701756946
  9. Diener E. (Ed.). (2009). Cross-cultural correlates of life satisfaction and self-esteem. In E. Diener (Ed.), Culture and well-being: The collected works of Ed Diener (pp. 71–91). Springer Science + Business Media. https://doi.org/10.1007/978-90-481-2352-0_4

Ultima revisione: 16 Gennaio 2022 – Pierpaolo Benini

Cesare Peccarisi

Giornalista scientifico, neurologo, editorialista del Corriere Salute, già Responsabile della comunicazione scientifica dell’Istituto Neurologico Besta di Milano e di diverse Società Scientifiche Italiane.