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depressione donna

Benzodiazepine, i possibili rischi dell’interruzione di un trattamento prolungato

Le benzodiazepine, una delle categorie di farmaci più prescritte a livello globale, con un trend in aumento anche in Italia, vengono utilizzate con successo per controllare i sintomi acuti di stati di ansia e depressione. Tuttavia se ne sconsiglia l’uso prolungato, che può dar luogo a fenomeni di assuefazione e causare effetti collaterali a livello fisico, (sonnolenza diurna, diminuzione dell’attenzione e dei tempi di reazione, debolezza muscolare) oltre che psicologico e cognitivo (confusione, depressione e vertigini sono manifestazioni frequenti).

L’interruzione di un trattamento prolungato con benzodiazepine è quindi un obiettivo terapeutico, di cui tuttavia non sono ancora noti i possibili effetti avversi. Un recente studio americano, condotto su un ampio database e pubblicato su JAMA Network Open, mostra solo un lieve aumento del rischio di mortalità associato all’interruzione di un trattamento a lungo termine con benzodiazepine, ma suggerisce comunque di valutare con attenzione il profilo clinico del paziente e le modalità con cui mettere in atto l’interruzione.

L’analisi del database mostra un rischio di mortalità aumentato di 1,6 volte associato all’interruzione della terapia a lungo termine

Lo studi, coordinato da ricercatori del dipartimento di Psichiatria dell’Università del Michigan (Usa), ha utilizzato i dati delle assicurazioni sanitarie di oltre 353mila americani (65% donne, età media 62 anni), in trattamento a lungo termine con benzodiazepine, con o senza esposizione agli oppioidi.

L’obiettivo dello studio era verificare la possibile associazione tra la sospensione del trattamento con benzodiazepine e un aumento della mortalità e di altri eventi avversi. La terapia veniva considerata interrotta nel caso in cui i pazienti non avessero richiesto una prescrizione del farmaco per 31 giorni consecutivi nell’arco di sei mesi.

Dall’analisi è risultato che l’interruzione della terapia a lungo termine con benzodiazepine è associata a un piccolo aumento della mortalità, e ad aumenti del rischio di altri eventi quali overdose non fatale, tentativo di suicidio, autolesionismo, e accesso al pronto soccorso.

In particolare, lo studio ha mostrato che il rischio di mortalità degli individui che hanno interrotto la terapia a lungo termine con benzodiazepine era 1,6 volte più elevato (IC al 95%, 1,5-1,7), nei 12 mesi successivi, rispetto a quello di coloro che hanno proseguito la terapia. L’eventuale concomitante impiego di oppioidi non ha mostrato di avere un’influenza significativa.

I ricercatori concludono che:

in questo trial simulato sulla sospensione delle benzodiazepine in soggetti adulti in terapia a lungo termine, si sono verificati piccoli aumenti assoluti della mortalità e altri effetti avversi. Dato l’interesse nel ridurre la prescrizione a lungo termine, sarà importante condurre studi prospettici per replicare questi risultati ed esaminare le caratteristiche dei pazienti e il processo di sospensione, che possono attenuare o esacerbare questa associazione.”

Redazione

articolo a cura della redazione