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Celiachia, nuove regole per segnalare il glutine

Una sessione congiunta di esperti Fao e Oms ha stabilito una dose di riferimento per apporre la dicitura "può contenere glutine" sulle etichette degli alimenti che non sono gluten free

Nella vita quotidiana delle persone con malattia celiaca o intolleranza al glutine le diciture “senza glutine” e “può contenere glutine”, apposte sulle etichette degli alimenti, costituiscono una guida importante.

Le etichette, a tutela della salute e della sicurezza del consumatore, sono regolate da norme condivise a livello internazionale.

In questo ambito va segnalata una nuova raccomandazione che riguarda il glutine e arriva da un meeting internazionale di esperti dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

L’incontro, che si è tenuto di recente a Roma, fa parte dell’ Ad hoc Joint FAO/WHO Expert Consultation on Risk Assessment of Food Allergens, convegni scientifici internazionali convocati per fornire indicazioni sulla gestione dei rischi di allergia alimentare.

La nuova dose raccomandata per l’etichetta precauzionale

Gli esperti di FAO e OMS hanno raccomandato una soglia di 4 mg di glutine per porzione, come dose di riferimento per l’etichettatura precauzionale (“può contenere glutine”). Rimane invece invariata la quantità < 20 mg/kg di glutine per gli alimenti con etichetta “senza glutine”.

Le regole per l’etichetta gluten free

Secondo il Regolamento europeo attualmente in vigore la dicitura “senza glutine”, da approrre solo sugli alimenti che non sono naturalmente senza glutine, può essere utilizzata su prodotti con un contenuto di glutine inferiore a 20 mg/kg (20 ppm parti per milione). Inoltre i produttori hanno la facoltà di apporre sulla confezione il simbolo della spiga barrata, un marchio registrato dall’Associazione Italiana Celiachia (AIC) e oggi riconosciuto a livello europeo.Il marchio garantisce un controllo dell’Associazione su impianti e processi di produzione delle aziende che lo utilizzano.

Qual è il senso di questa nuova raccomandazione? Gli esperti FAO/OMS sottolineano che è importante stabilire una dose di riferimento (RfD) del glutine per l’etichettatura precauzionale dei prodotti che non riportano l’etichetta “senza glutine”.

Stabilire una RfD per il glutine nella celiachia richiede una base di dati diversa da quella utilizzata per le allergie alimentari IgE-mediate e deve riflettere i rischi di un’esposizione a lungo termine.Gli esperti hanno quindi condotto valutazioni del rischio per stabilire una RfD basata sull’esposizione cronica al glutine.

L’obiettivo era garantire che la dose giornaliera cumulativa non superasse i 10 mg di glutine.

Il documento FAO/OMS contiene anche altre indicazioni finalizzate ad evitare confusione nei consumatori. Qualora nell’elenco degli ingredienti siano presenti cereali contenenti glutine (ad esempio: orzo) e l’alimento presenti un contaminazione crociata (cross contamination) superiore alla RfD con altri cereali contenenti glutine (ad esempio, grano), le autorità competenti dovrebbero indicare il nome del cereale specificato e il termine “glutine”, nell’elenco degli ingredienti (ad esempio: orzo (glutine)), nella dichiarazione separata (ad esempio: “contiene: orzo (glutine)”) e nella dichiarazione PAL “può contenere” (ad esempio “può contenere: grano (glutine)”).

Un’etichettatura più chiara e sicura

Secondo gli autori del documento l’adozione di una dose giornaliera raccomandata di 4 mg di glutine in un quadro di valutazione del rischio basato sui parametri di riferimento (PAL) migliorerà la sicurezza e la chiarezza dell’etichettatura, ridurrà le dichiarazioni PAL non necessarie e amplierà le opzioni alimentari sicure per le persone affette da celiachia e allergia al grano IgE-mediata. Ciò favorirà una migliore qualità della vita e la fiducia dei consumatori.

in collaborazione con Dr. Schär

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alessandro visca
Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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