Difficoltà di sonno in media per cinque notti a settimana, che si protraggono da oltre sei anni. Un pattern che, secondo i criteri del DSM-V, rientra nel disturbo di insonnia cronica. Eppure in un campione di 200 donne che dichiarano questa condizione solo due su cinque sono consapevoli di soffrire di insonnia.
Il dato emerge da un’indagine condotta Elma Research per conto di Idorsia Italia e si può affiancare a un’altra indagine condotta dallo stesso istituto per conto di ONDA (Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna) su 122 donne con diagnosi di malattie neurologiche, psichiatriche o reumatologiche.
Tre donne su quattro, in quest’ultima indagine, non hanno mai ricevuto una diagnosi di insonnia cronica, anche se nel 57% dei casi il disturbo aggrava le preoccupazioni legate alla patologia principale e nel 52% peggiora i sintomi delle patologie di cui soffrono.
L’insonnia non è solo un sintomo
Matteo Balestrieri, professore di Psichiatria all’Università di Udine, co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF), spiega:
la diagnosi di insonnia cronica richiede che le difficoltà di addormentamento, i risvegli notturni o il risveglio precoce si presentino per almeno tre notti alla settimana e per più di tre mesi consecutivi, con un impatto significativo sulla vita diurna. È una condizione molto più comune di quanto si pensi: fino al 10% della popolazione adulta soddisfa i criteri diagnostici. L’insonnia cronica non va vista come un semplice sintomo, ma come una patologia autonoma, con implicazioni che si estendono alla sfera cardiaca, metabolica e mentale. Riconoscerla e trattarla precocemente è fondamentale per prevenire conseguenze più gravi.”
Il ruolo del medico di medicina generale
Il professor Claudio Mencacci, co-Presidente SINPF, aggiunge:
Il medico di medicina generale è la sentinella più vicina al paziente. Spesso è il primo a cui le donne si rivolgono per sintomi vaghi come stanchezza, irritabilità o difficoltà di concentrazione, che in realtà possono nascondere un’insonnia cronica. È fondamentale che il medico sappia riconoscere i segni del disturbo e distingua le forme transitorie da quelle croniche. Oggi abbiamo strumenti terapeutici efficaci e approcci integrati che consentono di agire in modo mirato, migliorando la qualità della vita delle pazienti. Ma serve anche una comunicazione chiara e continua: solo un dialogo aperto e costante tra medico e paziente permette di costruire fiducia e garantire una gestione efficace.”
Le donne hanno più fattori di rischio
La professoressa Emi Bondi, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, spiega perché l’insonnia è più frequente nel sesso femminile:
l’insonnia cronica è molto più diffusa tra le donne perché sia sul piano biologico che sul piano sociale presentano un maggior numero di fattori di rischio. Sul piano biologico conosciamo l’importanza delle fluttuazioni degli ormoni femminili e la maggiore incidenza di ansia e depressione, sul piano sociale lo stress legato all’ansia da prestazione, la gestione di ruoli multipli e la difficoltà a staccare la mente; tutti fattori che contribuiscono a creare uno stato di allerta costante. Nella menopausa, poi, la vulnerabilità aumenta, ma molte donne non riconoscono l’insonnia come un problema di salute: la vivono come un aspetto inevitabile della propria età, invece di parlarne con il proprio medico.”



