Un recente documento di consenso della European Society of Cardiology (ESC) sottolinea la necessità di istituire, in Europa, centri cardiologici dedicati alle donne con l’obiettivo di prevenire e curare le patologie cardiovascolari, in un contesto che le vede invece spesso sottodiagnosticate o trascurate. Il documento è stato pubblicato sulla rivista European Heart Journal.
Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di mortalità nelle donne, che hanno una maggiore probabilità di andare incontro a ritardi diagnostici e presentano un rischio più elevato di forme patologiche gravi, rispetto agli uomini.
Secondo Julia Grapsa, del Mass General Brigham Heart & Vascular Institute di Boston (Usa) e già presidente del gruppo gender and equity della European Association of Cardiovascular Imaging:
le malattie cardiache sono causa a livello globale di tre decessi su dieci, ma nonostante questo continuano a essere gravemente sottodiagnosticate. I sintomi nelle donne vengono trascurati, le pazienti hanno minori probabilità di ricevere trattamenti raccomandati dalle linee guida e sono sottorappresentate negli studi clinici che orientano la pratica medica. Le donne sono inoltre esposte a fattori, assenti negli uomini, che possono causare l’insorgenza di malattie cardiache come complicanze della gravidanza, menopausa precoce e malattie autoimmuni; elementi regolarmente ignorati nelle valutazioni standard del rischio. Colmare queste lacune non è soltanto una questione di equità, ma anche di appropriatezza delle cure»
Struttura dei centri cardiologici femminili
Il rapporto riunisce i risultati delle ricerche sulle malattie cardiovascolari nelle donne e sulle migliori strategie per migliorare diagnosi e assistenza. Descrive inoltre come i Women’s Heart Centres (WHC) dovrebbero essere strutturati e gestiti. Il modello indicato è quello di un hub all’interno delle strutture cardiologiche esistenti fornendo leadership, diagnostica avanzata, consulenza specialistica, coordinamento della ricerca e formazione.
L’obiettivo è migliorare la diagnosi, ridurre i sintomi e aumentare la qualità della vita delle donne affette da malattie cardiovascolari, e ridurre le diseguaglianze, come indicato dalle evidenze preliminari finora disponibili.
L’integrazione con le cure primarie
Il documento dell’ESC, inoltre, definisce i percorsi di invio delle pazienti, gli standard operativi e le competenze formative di base e avanzate nell’ambito della salute cardiovascolare femminile; gli ambiti principali comprendono ischemia/infarto miocardico in presenza di arterie coronarie non ostruttive, cardio-ostetricia, cardio-oncologia, malattie autoimmuni, salute mentale e riabilitazione cardiaca. L’integrazione con l’assistenza primaria, la telemedicina, il miglioramento continuo della qualità e il coinvolgimento nella ricerca sono considerate strategie centrali per la messa in atto di questi modelli operativi.
Viene precisato come, anche dopo l’istituzione dei WHC, la maggior parte delle donne potrebbe continuare a ricevere diagnosi, trattamento e monitoraggio dal medico di medicina generale, e negli ambulatori cardiologici generali. Le pazienti dovrebbero essere indirizzate ai centri cardiologici femminili per esempio in caso di infarto, angina o ridotto flusso ematico cardiaco nei quali le tecniche di imaging tradizionali non siano riuscite a identificare ostruzioni coronariche significative.
Conclude Maria Rubini Gimenez, Centro Nazionale Spagnolo per la Ricerca Cardiovascolare di Madrid e presidente della Gender Task Force dell’ESC:
la salute cardiovascolare femminile è stata riconosciuta dall’Unione Europea come una priorità di salute pubblica; il documento indica come passare dal riconoscimento all’azione concreta, attraverso la creazione di centri cardiologici femminili. Queste raccomandazioni dovrebbero consentire alle donne di ricevere cure maggiormente adattate alle loro esigenze, anziché basate sul modello maschile che ha dominato la medicina e la ricerca per decenni».



