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Malattie cronico-degenerative: la prevenzione possibile

Dal congresso SItI emerge che molte malattie croniche non sono un destino inevitabile: scelte quotidiane, ambiente, alimentazione e verde urbano possono ridurre rischi anche genetici

A differenza del passato, oggi la comunità scientifica ha la forte consapevolezza di come le malattie cronico-degenerative non dipendano unicamente dalla genetica o tanto meno dal cosiddetto ‘caso’. Al contrario, possono essere in gran parte prevenibili; agendo sullo stile di vita, in particolare sulla dieta e sui comportamenti quotidiani ad esempio con l’esercizio fisico (o il fumo), oltre che sull’ambiente, ossia su ciò che respiriamo e ingeriamo, è possibile ridurre il rischio di svilupparle, persino in soggetti con una chiara predisposizione genetica.”

Il professor Marco Vinceti, docente di Sanità pubblica ed epidemiologia presso l’Università di Modena e Reggio Emilia-Unimore e attuale presidente per l’Emilia Romagna della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI), riassume così quanto emerso dal recente congresso della SItI sul tema del rapporto ambiente e salute. E aggiunge:

un aspetto fondamentale emerso dal congresso della SItI a Bologna riguarda le malattie cronico-degenerative come demenza, diabete e tumori. Si potrebbe dire che non siamo più di fronte a un destino ineluttabile, e che c’è molto che si possa fare per prevenire patologie anche a forte impronta genetica, come dimostrano gli studi sui gemelli monozigoti portatori di mutazioni ‘nocive’ e tuttavia discordanti per le patologie in questione.”

E per quanto riguarda le malattie infettive?

per le malattie infettive il quadro delle conoscenze è più consolidato. Il congresso ha ribadito l’importanza degli strumenti di prevenzione tradizionali, come le vaccinazioni, e di quelli comportamentali, come per esempio il distanziamento sociale, la cui efficacia è stata ampiamente confermata dalla pandemia di COVID-19.

Sulla possibilità di potenziare le condizioni di un individuo affinché sia in grado di resistere meglio di un altro ad attacchi infettivi, si è detto e scritto molto, ma ad eccezione che in situazioni di deficit immunitario o di grave carenza nutrizionale, non esistono modalità scientificamente dimostrate utili in tal senso, a parte la prevenzione immunitaria (i vaccini).”

Ci sono poi i rischi legati a inquinamento e contaminanti ambientali

durante il congresso SItI si è discusso ampiamente anche dei rischi ambientali, con un’analisi critica sia dei nuovi contaminanti come le microplastiche e composti fluorurati, la cui presenza nell’ambiente e i cui potenziali effetti sulla salute sono oggetto di intensa ricerca, sia di quelli tradizionali come piombo e altri metalli pesanti, pesticidi e inquinamento atmosferico, sui quali le evidenze di danno sono ormai consolidate. Allo stesso modo, sappiamo oggi come elementi di interesse nutrizionale quali ferro, rame, fluoro, manganese e selenio, sono necessari (o semplicemente ‘utili’) in ‘piccole’ quantità ma diventano ‘tossici’ quando superano la dose giornaliera raccomandata, suggerendo la necessità di regolare con attenzione la loro introduzione.”

L’esistenza di una relazione riconosciuta tra scelte individuali, ambiente e patologie può quindi tradursi in comportamenti virtuosi adottabili a livello del singolo?

le evidenze scientifiche dimostrano che una parte significativa di molte delle patologie che un tempo consideravamo “inevitabili” o puramente legate alla genetica, come per esempio certe forme di sclerosi laterale amiotrofica o di narcolessia, per citare due rare ma importantissime patologie neurodegenerative, può essere evitata o quantomeno ritardata.

Ormai possiamo dire che ‘non ci sono alibi’ per la prevenzione. Il messaggio centrale emerso dal congresso SItI è come la prevenzione non sia un concetto astratto, ma una possibilità concreta accessibile a ciascuno di noi attraverso scelte quotidiane che si potrebbero quasi definire banali: seguire una alimentazione di tipo mediterraneo, ridurre il più possibile il consumo di alcol, eliminare il fumo, praticare attività fisica.

L’applicazione di queste conoscenze può potenzialmente produrre effetti molto importanti sulla salute del singolo e più in generale dell’intera popolazione; serve trasformare questa consapevolezza derivante dalle evidenze scientifiche in azione, e in questo processo i medici di medicina generale rivestono un ruolo decisivo.”

Altra recente acquisizione riguarda l’importanza del contatto con la natura come determinante di salute. Qual è la relazione tra esposizione agli spazi verdi e declino cognitivo?

La prevenzione delle malattie neurologiche come demenza, malattia di Alzheimer e di Parkinson, rappresenta una sorta di ‘nuova frontiera’ per la sanità pubblica. In passato l’idea di poter ridurre il rischio di sviluppare queste patologie era considerata impossibile, anche a causa della scarsa conoscenza che purtroppo ancora abbiamo dei loro fattori di rischio. Oggi invece i risultati di studi scientifici condotti dai migliori gruppi di ricerca internazionali indicano che l’esposizione a spazi verdi può ridurne il rischio, con particolare riferimento al decadimento cognitivo e alla salute psichica.

Ma la relazione tra verde e salute è complessa; è stato chiarito anche che il “verde estremo”, di aree isolate può avere un effetto paradossalmente negativo, poiché si accompagna ad isolamento sociale e alla tendenza all’allontanamento tra le persone. Il concetto di verde benefico si riferisce invece a un tipo di verde urbano fruibile e accessibile, di dimensioni medie od elevate ma non eccessive, e caratterizzate da spazi progettati per favorire l’interazione sociale e l’attività fisica.

Per quanto riguarda l’alimentazione, quali sono gli aggiornamenti sulla relazione tra consumo di zuccheri e malattie croniche?

La ricerca epidemiologica sul consumo di zuccheri è estremamente attiva e sta producendo evidenze sempre più critiche e scientificamente attendibili; è fondamentale, prima di tutto, distinguere i carboidrati complessi (come quelli che caratterizzano pane e pasta specie se integrali, riso, legumi e patate), che sono componenti fondamentali della dieta mediterranea, dai carboidrati semplici come gli zuccheri solubili addizionati alle bevande gassate, ai succhi di frutta e ai dolciumi o a tè e caffè, oltre ad essere naturalmente presenti in frutta, verdura, latte e miele.

Gli studi più recenti stanno rivelando rischi che vanno oltre i noti legami con patologie cardiovascolari e metaboliche come obesità, diabete e dislipidemie. Emergono ad esempio forti preoccupazioni per lo sviluppo cognitivo a medio-lungo termine, con un’enfasi particolare sui possibili danni quando l’esposizione a elevate quantità di zuccheri semplici avviene in età pediatrica. Di fronte a queste crescenti evidenze le conclusioni della comunità scientifica e le raccomandazioni della sanità pubblica suggeriscono di adottare grande prudenza nel consumo di zuccheri semplici.”

I medici di famiglia spesso faticano a fare prevenzione attiva. Quali evidenze concrete, supportate da studi, possono utilizzare per trasferire indicazioni pratiche ai loro pazienti?

Il medico di medicina generale rappresenta senza dubbio la figura di riferimento per tradurre la ricerca scientifica in benefici tangibili per la salute dei cittadini, e la loro sensibilizzazione e azione rappresenta lo strumento fondamentale per rendere più efficace le strategie di prevenzione primaria (e secondaria) delle patologie cronico-degenerative.

L’indicazione che tengo a sottolineare è che i consigli forniti devono basarsi esclusivamente su evidenze scientifiche rigorose, ed in particolare gli studi pubblicati su riviste internazionali qualificate e sottoposti a peer-review.

Oggi, inoltre, siamo in grado di formulare stime di rischio molto più precise e personalizzate con la cosiddetta medicina di precisione, un fattore chiave per motivare i singoli individui (siano essi o no ‘pazienti’) ad adottare comportamenti che richiedono sacrifici individuali, come smettere di fumare, incrementare la propria attività fisica, ridurre il consumo di determinati alimenti del tutto ‘estranei’ alla dieta mediterranea.

Per l’adozione di strategie preventive è importante anche considerare che, in termini di effetto sulla salute pubblica, piccole riduzioni di rischio per malattie molto diffuse, come il diabete o i tumori più comuni, portano a ‘guadagni’ complessivi di salute ben più significativi degli interventi di mitigazione del rischio che riguardano patologie rare, anche se ciò non rappresenta naturalmente una motivazione per trascurare la seconda prospettiva. Un esempio per tutti: anche riduzioni minime e quasi ‘impercettibili’, quali 1-2 mm Hg, della pressione diastolica e sistolica sono comunque significative in termini di riduzione assoluta del numero di eventi cardio- e cerebro-vascolari nella popolazione generale, se consideriamo la diffusione dell’ipertensione arteriosa, e meritano pertanto di essere perseguite con determinazione.”

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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