La steatosi epatica metabolica identificata con l’acronimo inglese MASLD (Metabolic Dysfunction-Associated Steatotic Liver Disease), precedentemente definita NAFLD, (Non-Alcoholic Fatty Liver Disease) per distinguerla dalla patologia epatica legata al consumo di alcolici, è oggi la principale causa di malattia cronica del fegato.
Si stima che colpisca circa 8 milioni di persone, tra cui circa 660mila giovani tra i 18 e i 24 anni. Una sfida crescente per la sanità pubblica, dove la diagnosi precoce resta l’elemento che può cambiare la direzione, come è emerso nel corso del 58° Annual Meeting dell’Associazione italiana per lo studio del fegato (AISF) che si è svolto nei giorni scorsi a Roma.
Patrizia Burra, professore ordinario di Gastroenterologia all’Università di Padova e direttore dell’Unità di Gastroenterologia dell’Azienda Ospedale-Università di Padova spiega quali segnali dovrebbe cogliere un medico di medicina generale per non arrivare tardi alla diagnosi.
Il medico di medicina generale ha un ruolo importante nell’intercettare precocemente i pazienti a rischio. I principali campanelli d’allarme sono i fattori metabolici: obesità, diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemia e malattie cardiovascolari. Oggi sappiamo che queste condizioni sono strettamente associate alla steatosi epatica. È importante anche distinguere chiaramente tra la forma metabolica e quella legata al consumo di alcol: si tratta di patologie diverse per causa, ma che possono evolvere entrambe verso fibrosi e cirrosi. Su questo punto è fondamentale un lavoro di informazione condiviso tra specialisti e medici di famiglia, anche per superare termini stigmatizzanti come “fegato grasso’”.
Nei pazienti con diabete, obesità o consumo di alcol, cosa può fare il medico di medicina generale per modificare la storia naturale della malattia epatica?
Il primo passo è il sospetto clinico, seguito da esami semplici e a basso costo, come gli indici di funzionalità epatica (transaminasi). Questi permettono, insieme ad altri parametri, di costruire score non invasivi utili a stratificare il rischio. In questo modo il medico di medicina generale può distinguere i pazienti da monitorare sul territorio da quelli che necessitano di un invio allo specialista. È un modello efficace perché consente una presa in carico precoce e appropriata”.
Allargando il discorso alle minacce al fegato che possono venire dal consumo di alcolici, il cosiddetto binge drinking (abbuffata alcolica) è in aumento tra i giovani. Cosa può fare concretamente un medico di medicina generale per intercettare e correggere questi comportamenti?
È una sfida complessa. I giovani, fortunatamente, accedono poco agli ambulatori perché generalmente sani, quindi l’intercettazione diretta è limitata. Il ruolo del medico di medicina generale diventa soprattutto informativo e indiretto. Può sensibilizzare i genitori quando emergono segnali di preoccupazione e contribuire alla diffusione di una corretta cultura del rischio. Tuttavia, la prevenzione più efficace si gioca anche in altri contesti, come la scuola: per questo le società scientifiche sono impegnate in programmi educativi rivolti a studenti e insegnanti”.
Le strategie per aumentare le diagnosi precoci di steatosi epatica

Fonte: Karslen TH, et al. Lancet 2021; elaborazione grafica NotebookLM
Quanto incide lo stigma sul ritardo diagnostico e come può il medico di medicina generale contribuire a superarlo?
Sono molto orgogliosa di aver fatto parte di un organismo che si chiama EASL–Lancet Liver Commission, una commissione multidisciplinare promossa dalla European Association for the Study of the Liver (EASL) insieme alla rivista The Lancet. Lo stigma ha un impatto significativo ed esiste a diversi livelli: personale, sociale e persino all’interno dei sistemi sanitari, dove può ostacolare l’accesso alle cure. A questo si aggiungono criticità organizzative, come le liste d’attesa, soprattutto accentuatesi dopo la pandemia. Il risultato è che spesso vediamo pazienti con anni di ritardo diagnostico. Il medico di medicina generale può fare molto: adottare un linguaggio non giudicante, favorire un rapporto di fiducia e facilitare l’accesso ai percorsi diagnostici. Ridurre lo stigma significa migliorare concretamente gli esiti di salute. La prevenzione oggi non può prescindere da un lavoro integrato tra specialisti e territorio. Le malattie epatiche di origine metabolica sono malattie “sociali”, legate agli stili di vita. Per affrontarle serve una collaborazione reale, bidirezionale, tra tutte le figure sanitarie. Il medico di medicina generale è una figura chiave in questo processo. Solo lavorando insieme possiamo essere davvero efficaci”.
Il cambio di paradigma nel contrasto alle malattie epatiche


Fonte: Karslen TH, et al. Lancet 2021; tradotto dalla redazione



