Diverse ricerche hanno evidenziato come i limiti del dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) utilizzato come screening di popolazione per il tumore alla prostata.
Un nuovo studio conferma che il test può portare a sovradiagnosi soprattutto nelle fasce di età oltre i 70 anni. Le linee guida statunitensi non raccomandano lo screening PSA di routine a partire dai 70 anni, ma il test continua a essere effettuato al di fuori delle raccomandazioni, spesso per condizioni generalmente non correlate al carcinoma prostatico, come disfunzione erettile, ematuria e altri disturbi.
Lo studio statistico su oltre 400mila persone
Al fine di stimare l’entità delle sovradiagnosi, i ricercatori del Wolfson Institute of Population Health della Queen Mary University, Londra, hanno valutato il numero aggiuntivo di tumori identificati mediante screening del PSA rispetto alla pratica clinica usuale, nell’arco di 15 anni; per l’analisi sono stati utilizzati i dati dello studio britannico UK CAP, che ha incluso oltre 400mila uomini.
I ricercatori hanno combinato le stime sul tempo necessario affinché un tumore prostatico diventi sintomatico con i dati sulla mortalità per età, per stimare quante neoplasie individuate dal PSA non avrebbero mai dato manifestazioni cliniche entro 15 anni, perché i pazienti sarebbero deceduti prima per altre cause.
Le sovradiagnosi interessano oltre il 50% dei casi negli ottantenni
I risultati hanno mostrato che circa l’11,7% dei tumori della prostata individuati tramite screening nello studio UK CAP non sarebbe stato diagnosticato entro 15 anni in assenza del test; questo suggerisce che il tumore non sarebbe diventato sintomatico. La probabilità di mancata manifestazione clinica cresce progressivamente con l’età alla diagnosi: 16% nei soggetti sottoposti a screening a 50 anni, 20% a 59 anni, 24% a 64 anni, 32% a 70 anni e 58% a 80 anni.
Secondo gli Autori, alla luce di queste stime le attuali pratiche di screening dovrebbero essere rivalutata; per gli uomini anziani asintomatici viene indicata la possibilità di sospendere l’esecuzione del test del PSA nell’assistenza primaria.
A fronte di queste conclusioni vengono tuttavia sottolineati alcuni limiti dello studio, da superare con ulteriori future ricerche; le stime si basano su modelli, e non su esiti clinici a lungo termine direttamente osservati. I dati si riferiscono esclusivamente al Regno Unito, con riferimento a screening effettuati tra il 2001 e il 2007, prima dell’introduzione di tecniche più recenti per distinguere meglio le forme tumorali a basso grado; infine non sono stati valutati i benefici del trattamento della malattia precoce.



