La prevenzione e la promozione della salute devono diventare pilastri strutturali delle politiche sanitarie se si vuole garantire la sostenibilità, l’equità e il carattere universalistico del Servizio sanitario nazionale. È il messaggio centrale emerso dal convegno promosso dalla Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), svoltosi al Senato della Repubblica alla presenza di rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee.
Nel corso dell’incontro, l’Organizzazione mondiale della sanità ha delineato un quadro critico dello stato di salute della popolazione europea. L’analisi presentata dal direttore regionale OMS Europa Hans Henri Kluge ha evidenziato un aumento delle fragilità, una maggiore incidenza dei disturbi di salute mentale, bisogni assistenziali sempre più complessi e un ampliamento delle disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari. In questo contesto, la SIMG ha sottolineato come il ruolo del medico di medicina generale sia destinato a evolvere, andando oltre la gestione clinica della singola patologia per includere prevenzione, supporto all’autogestione e accompagnamento del paziente nella vita quotidiana.
Il messaggio alle istituzioni
Il confronto si è svolto in un contesto istituzionale di alto profilo, con la partecipazione del Presidente del Senato Ignazio La Russa, del Ministro della Salute Orazio Schillaci e di numerosi esponenti del Parlamento, delle Regioni e delle società scientifiche. Un quadro che ha ribadito la centralità delle istituzioni legislative nel promuovere politiche orientate alla salute e al benessere dei cittadini, anche in una prospettiva europea di lungo periodo.
Secondo la SIMG, il futuro del SSN passa da un deciso cambio di paradigma. Come evidenziato dal presidente Alessandro Rossi, la prevenzione deve essere considerata un investimento strategico ad alto rendimento sanitario, sociale ed economico. Questo implica il superamento di un modello reattivo, focalizzato sulla cura della malattia, a favore di un approccio proattivo basato sulla prevenzione personalizzata, sulla stratificazione del rischio e sull’incremento di salute lungo tutto l’arco della vita.
La standardizzazione degli interventi – spiega Rossi -non è più sufficiente a rispondere alla complessità dei bisogni di salute della popolazione: occorre invece evolvere verso modelli di prevenzione basati sulla conoscenza dell’individuo e sulla stratificazione del rischio”.
Un ruolo chiave è attribuito alla sanità territoriale. L’allungamento della vita media, spesso accompagnato da un aumento degli anni vissuti in cattiva salute, rende prioritario il rafforzamento dei percorsi di gestione delle cronicità e dell’invecchiamento. Un presidio territoriale solido, fondato su relazioni continuative tra medico e paziente e su percorsi integrati, consente una prevenzione più efficace e una gestione appropriata delle patologie croniche.
In questo scenario, la medicina generale rappresenta il punto di osservazione privilegiato anche sui determinanti sociali della salute, intervenendo nei contesti familiari e comunitari più fragili. Modelli organizzativi di prossimità, come le Case della Comunità e le Aggregazioni Funzionali Territoriali, sono indicati come strumenti essenziali per garantire continuità assistenziale, integrazione multiprofessionale e reale presa in carico dei bisogni di salute della popolazione.



