Caffè, con tre tazzine di espresso si riduce il rischio di carcinoma prostatico

Un consumo abituale di caffè espresso, superiore alle 2 tazzine al giorno, può ridurre significativamente il rischio di sviluppare un carcinoma prostatico dopo i 50 anni. Il dato arriva dall’indagine di popolazione Moli-sani, che ha coinvolto 6.989 uomini con più di 50 anni, in più del 90% dei casi consumatori di caffè. I soggetti sono stati seguiti per una media di 4,24 ± 1,35 anni, durante i quali si sono verificate 100 casi di carcinoma prostatico (14 dei quali con metastasi già in atto). Nel gruppo con diagnosi di cancro alla prostata i livelli di assunzione di caffè sono risultati inferiori rispetto a chi non ha sviluppato la malattia. Nel dettaglio, il 28% degli uomini senza carcinoma prostatico era regolare consumatore di oltre tre tazzine di caffè, espresso o moka, per un totale di 90 g/die, contro il 14% degli uomini con diagnosi positiva. Anche la quantità di caffeina assunta era superiore nei maschi senza carcinoma, rispetto a quelli con tumore prostatico: 163 ±110 mg/die nei primi, 133 ± 95 mg/die nei secondi.

L’analisi statistica, dopo aggiustamento per le variabili confondenti mostra che i soggetti con più alto consumo di caffè (>3 tazzine al giorno) un rischio di carcinoma alla prostata più basso del 53% rispetto a chi non beve caffè o ne beve poco (o-2 tazzine al giorno) (p = 0.002).

Sono state eseguite anche indagini di laboratorio per valutare l’effetto su due linee di cellule tumorali prostatiche di un estratto decaffeinato e di tre estratti con concentrazioni crescenti di caffeina. La caffeina ha provocato l’inibizione fino al 40% della moltiplicazione delle due linee cellulari e una diminuzione della capacità delle cellule tumorali di migrare e di aderire ad altri tessuti.

In conclusione, gli Autori ricordano che il consumo regolare di caffè ha già dimostrato di ridurre il rischio di leucemie e di tumori solidi, a carico di orofaringe, esofago, colon e retto, fegato, pancreas, vescica, mammella, endometrio. Nel caso specifico del caffè italiano, consumato a dosi >90 g/die, gli Autori aggiungono che le preparazioni espresso e moka, ad alta temperatura e senza filtro, preservano meglio i composti bioattivi del caffè: caffeina, diterpeni, acido clorogenico.

Fonte: Pounis G, Tabolacci C, Costanzo S, Cordella M, Bonaccio M, Rago L, D’Arcangelo D, Filippo Di Castelnuovo A, de Gaetano G, Donati MB, Iacoviello L, Facchiano F; Moli-sani study investigators.
Int J Cancer. 2017 Apr 24. doi: 10.1002/ijc.30720. [Epub ahead of print]