Professione medica, una Magna Charta per rifondarla

La proposta del presidente Fnomceo in vista degli Stati Generali della Medicina, per ritrovare autonomia e dignità della professione medica

Scriviamo insieme una Magna Carta della professione medica e odontoiatrica da portare agli Stati Generali della Medicina indetti per il prossimo anno. Questo l’appello rivolto da Filippo Anelli (nella foto), presidente della Fnomceo, ai 106 presidenti degli Ordini dei Medici territoriali, riuniti a Roma il 6 luglio per il Consiglio nazionale. Nella sua relazione Anelli sottolinea il momento difficile della professione medica e mette in relazione due fenomeni apparentemente ben distinti, il diffondersi di fake news sulla salute e il moltiplicarsi delle aggressioni ai medici, due aspetti della crisi del ruolo del medico nella società attuale.

“Viviamo in un mondo in cui il sapere è illusoriamente alla portata di tutti – ha spiegato Anelli – in cui un accesso a Google vale più di 10 anni di studio e in cui il medico non è più punto di riferimento in materia di salute, ma un tecnico o un burocrate passacarte su cui scaricare le frustrazioni per i malfunzionamenti del servizio sanitario. Non è un caso che medici e insegnanti siano accomunati nel triste primato delle aggressioni: all’interno di due sistemi in profonda crisi come la scuola e la sanità sono due professioni svilite che diventano facile capro espiatorio di cittadini arrabbiati”.

Anelli lancia quindi la sfida di una battaglia culturale che consenta ai medici di ritrovare il proprio ruolo “riappropriandosi della libertà, dell’autonomia, dell’indipendenza e della dignità che in questi ultimi anni la professione ha perso.”

Il lavoro per la messa a punto del documento che dovrà costituire il punto di partenza degli Stati Generali è articolato su sei punti: i cambiamenti e le crisi; i rapporti del medico rispettivamente con la società, con l’economia, con la scienza, con il lavoro; la medicina e il medico verso il futuro.

Anelli traccia un quadro dentro cui situare la professione medica. “Oggi la medicina non è più confinata alla sfera tecnico-scientifica ma investe aspetti sociali, politici, culturali. Inoltre la visione della medicina è sempre più una visione eco-bio-sociale in cui nella causalità delle malattie si considerano i fattori di rischio biologico, gli stili di vita individuali, l’ambiente, i fattori socioeconomici e psicosociali che agiscono non in maniera lineare. Nonostante il mutato rapporto, il medico è quindi l’unico e indispensabile mediatore tra i bisogni di salute del paziente e l’accesso ai servizi di diagnosi e cura, perché in un contesto così complesso il ragionamento clinico non può appiattirsi sull’applicazione di una linea guida quasi fosse un algoritmo implementato da un computer.”

Nel complesso un’invito ad accettare le sfida del cambiamento: “Se vogliamo salvare il medico ippocratico dobbiamo avere il coraggio intellettuale di distinguere quello che va da quello che non va. Se ammettiamo al futuro ciò che non va, abbiamo perso la nostra battaglia e la professione diventerà quella che noi non vogliamo e che al malato e a questa società non serve”.